CULTURA
- FESTIVAL BIBLICO La
Parola, dimora per l’uomo
di Dario Vivian
Giunto alla sua
quarta edizione, il Festival biblico di Vicenza, che si svolge dal 29
maggio al 2 giugno, mette a tema la questione delle Scritture come
luogo aperto e ospitale per i credenti e per chi è in ricerca.
Viviamo
in un’epoca in cui la mobilità caratterizza l’esistenza personale e
collettiva e non solo per gli spostamenti fisici; anche chi rimane
dentro casa è raggiunto da sollecitazioni continue e si sposta con
frequenza, se non altro facendo zapping alla Tv. Si profila
pertanto un doppio esito nelle coscienze: da una parte un senso di
smarrimento condiviso e dall’altra la ricerca di un "luogo"
dove dimorare. S’inserisce qui il percorso molteplice – ludico,
culturale, spirituale – proposto anche quest’anno dal Festival
biblico di Vicenza, in programma dal 29 maggio al 2 giugno.
Il tema affrontato da questa quarta edizione dell’appuntamento –
"Dimorare nelle Scritture" – è suggestivo di sollecitazioni
differenti; tutte peraltro riconducibili al grande codice biblico, nel
quale ci radichiamo per rivoli infiniti e talvolta ben al di là della
nostra consapevolezza. La Bibbia è dimora di fede e di ricerca, d’arte
e di cultura, di umanità e di trascendenza, di parole e di silenzio. Si
offre come "luogo" aperto e ospitale, anche se il suo uso nel
tempo ha conosciuto intolleranze inverosimili; non esclude ma include,
al punto che ciascuno può trovarvi almeno un’eco dei suoi percorsi
seppure accidentati. I credenti percepiscono che al cuore di ciò sta il
rivelarsi stesso di Dio, nel quale è possibile trovare l’origine e il
fine e interpretare quindi in chiave di speranza ogni possibile
smarrimento (la matassa ha un bandolo, la tessitura una trama). Si
dimora nelle Scritture appunto perché Dio stesso si offre come dimora,
fino allo sconvolgente annuncio evangelico: «E il Verbo si fece carne e
venne ad abitare in mezzo a noi» (Giovanni 1,14).
Una dimora è tale se progettata in modo da rispondere a requisiti di
bontà e bellezza, di solidità e di grazia. Allora non è solo tetto
che copre, ma spazio che ricrea interiormente.

La Parola di Dio rimane centro della vita
della Chiesa.
Il libro del Vangelo aperto nella chiesa di Schio
(foto G. Giuliani/Catholic Press Photo/Periodici San Paolo).
Nel libro dei Proverbi si parla del primo architetto impegnato a
progettare quanto è «bello e buono» nella creazione intera; è la
sapienza, accanto a Dio fin da subito. Alla sua luce percepiamo che il
"divino architetto" è all’opera di continuo, dal momento
che l’atto creativo non cessa di sostenere il mondo e la storia.
Dimorare con intelligenza la realtà, abitarla non stravolgendola ma
interpretandone il senso più autentico: ecco la sfida posta a noi umani
già dalle prime parole della Scrittura. Quando in particolare qualche
genio arriva a esprimere nelle sue opere l’armonia del mondo, allora
ci sembra di cogliere una corrispondenza con l’architetto originario.
È il caso di Andrea Palladio, di cui nel 2008 ricorre il
cinquecentenario della nascita, che ha dato l’impronta all’intera
città di Vicenza. Il Festival biblico, che anche quest’anno si
svolgerà tra corti, vie, piazze, chiese, palazzi e ville, non può non
incrociare nei suoi percorsi il "divino architetto", grande
costruttore e insieme teorizzatore di un dimorare bello e buono.
Su questa corrispondenza, da cogliere sapientemente e far dialogare
proficuamente, si costruirà l’evento di apertura del Festival in
programma la sera del 29 maggio. Nella suggestiva cornice della piazza
dei Signori, a fronte della basilica palladiana, si intreccerà un
dialogo tra il vescovo Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio
consiglio per la cultura, e l’architetto Mario Botta, la cui opera
tocca punte notevoli proprio nella progettazione e costruzione di
chiese. Starà a loro introdurre nel tema del Festival, quasi
immaginando un dialogo tra Colui che si è fatto dimora per noi e quanti
edificano dimore terrene con l’intelligenza e il gusto del bello
propri della ricerca architettonica.

Vicenza. Nelle giornate del Festival
biblico vengono coinvolti, attraverso
il gioco, anche i bambini e i ragazzi (foto
Archivio Festival Biblico).
Il
versetto dell’Apocalisse, che dischiude la visione della Gerusalemme
celeste icona di speranza per ogni nostro dimorare pur sempre
provvisorio, farà da guida al disegno sulla Bibbia più lungo del
mondo. I protagonisti sono bambini e ragazzi, invitati a cimentarsi su
una bobina di carta lunga un chilometro, con colori e pennelli e
soprattutto con tutta la loro fantasia. Attorniati da animazione,
giochi, burattini e mimi, potranno con genitori, catechisti e capi
scout, dare un saggio di come sarebbe bello un mondo colorato e a misura
dei più piccoli; così come lo voleva l’Architetto, che aveva pensato
per noi una dimora unica. Dai piccoli ai grandi, sempre sul filo del
dimorare bello e coinvolgente. Quest’anno poi il Festival propone un’assoluta
novità rivolta al pubblico giovane e nottambulo: la notte biblica. I
giovani abitano la notte, in cerca sì di trasgressioni ma anche di
coinvolgimenti significativi; perché non proporre un modo diverso di
stare insieme, nel divertimento e nella riflessione? Si inizierà nel
pomeriggio del primo giugno, con spettacoli di break dance,
musica celtica e ritmi etnici.
La notte sarà inaugurata da Eugenio Bennato e la "Taranta
Power", con un concerto dal sapore mediterraneo per esplorare l’area
geografica che ha dato origine alla Bibbia e ha saputo diventare dimora
di culture. Con i "Falsi d’autore" si procederà poi nelle
ore notturne, tra percussioni, provocazioni intelligenti, soste
riflessive e spazi meditativi. Quel Dio che ha creato il giorno, ha
creato anche la notte; diversamente dalle tenebre, essa pure è dimora
divina, luogo dove Lui si fa trovare.

Nelle immagini, alcuni momenti del
Festival biblico, edizione 2007.
Testimoniano come al cuore dell’esperienza biblica sta una Parola,
che coinvolge tutti (foto Archivio Festival Biblico).
La fretta contemporanea è alternativa alla sapienza del dimorare,
che unica permette tuttavia di portare frutto. Anche il Festival vuole
darsi tempi di confronto e scavo del tema biblico, in dialogo con le
istanze culturali, sociali, spirituali. Quattro eventi pomeridiani
verranno a comporre un percorso biblico, teologico, ecumenico,
interreligioso, proposto da illustri relatori in dialogo tra loro e con
il pubblico.
A
partire da questo nucleo portante, si dipanano le altre proposte di
approfondimento; si esamineranno le possibili relazioni tra il dimorare
suggerito dalle Scritture e i differenti modi di vivere nella società o
ai suoi margini, dentro le case e le famiglie o tra i carcerati e i
senza dimora, nella propria patria o straniero in terra altrui. Le
proposte non mancheranno di coinvolgere gli studenti delle scuole
superiori, in particolare nelle sedi dove il Festival si sta, anno dopo
anno, allargando: oltre Vicenza, Bassano del Grappa e Schio, Valdagno,
San Bonifacio e Piazzola sul Brenta. In ognuna di queste cittadine il
programma prevede momenti riflessivi, confronti pubblici, spettacoli.
Non si tratta peraltro di una kermesse fine a se stessa, dal
momento che i giorni del Festival hanno l’ambizione di aprire cammini
di approccio alle Scritture alternativi sì, ma non banali o
superficiali.
È costitutivo del dimorare biblico l’aspetto della gioia e della
festa, che al Festival si traduce in occasioni per lasciarsi coinvolgere
nella totalità delle nostre espressioni. Fin dalla prima edizione,
infatti, si disse che la Bibbia chiede un approccio a partire da tutti i
nostri sensi: si vede e si sente, si tocca, si gusta e si odora. Colori
e profumi, musiche e degustazioni, contemplazioni e coinvolgimenti
concreti, tutto concorre all’esperienza di un dimorare non solamente
intellettuale.

Ecco allora le proposte teatrali, raffinate come il Poema della
croce con la grande poetessa Alda Merini, accompagnata dalle intense
composizioni musicali di Giovanni Nuti, o popolari come la Creazione di
"Jobel teatro"; le serate musicali al Teatro Olimpico e l’animazione
degli aperitivi biblici da parte del Conservatorio Pedrollo in
collaborazione con l’Istituto Magnificat di Gerusalemme; le
esposizioni e le mostre fotografiche, accanto alla presentazione di
libri, la visione e il commento di film, le visite guidate di musei,
chiese, palazzi palladiani.
Come ogni anno si suggerisce alle persone non semplicemente di
partecipare a una o all’altra iniziativa, ma di prendersi il tempo di
un’immersione prolungata nella dimora costituita dalle Scritture.
Programma alla mano, ciascuno potrà costruirsi il suo percorso
incrociando le varie proposte e rispondendo alle esigenze, propensioni,
attese che sente dentro. Interessante sarebbe che lo si facesse come
famiglia o come realtà di amici, come parrocchia o come gruppo di
catechisti e animatori, come credenti per scoprire una Bibbia meno
clericale e come donne e uomini in ricerca per sorprendersi della
libertà custodita dalla dimora biblica.
Dario Vivian
|