UNA
CITTÀ, UNA DIOCESI - ISCHIA La
Chiesa isolana
«aperta per ferie»
di Vittoria Prisciandaro
foto di A. Giuliani/Catholic Press Photo
Ischia è una piccola
diocesi in mezzo al mare, ma anche una comunità laboratorio che tenta
percorsi originali sulla pastorale del turismo, sull’evangelizzazione
della religiosità popolare, sul dialogo ecumenico con i tanti stranieri
di fede luterana.
La
chiglia sfiora le rocce a pelo d’acqua. Il passaggio tra gli scogli di
Sant’Anna è una prova di abilità che pochi azzardano. Pasquale lo fa
con la semplicità di chi può vantare una lunga consuetudine: a tre
mesi il papà lo cullava in barca sulle acque trasparenti che lambiscono
il Castello aragonese. A quattro anni sapeva guidare il gozzo di
famiglia e da ragazzino accompagnava il nonno a gettare le reti. Il
giovane, che oggi ha 25 anni e che nei mesi invernali lavora come
muratore, parla del mare con semplice ma religioso rispetto: «Il mare
ti forma come persona, è la forza più grande della natura, senti Dio
vicino. Non va mai sfidato, bisogna rispettarlo. Sia che navighi, sia
che ti immergi». Mentre Stella, la cagnetta di famiglia, si riscalda al
sole, gli zii e il papà di Pasquale riparano le reti e danno un’occhiata
alle barche su cui vegliano durante l’anno.

Veduta del Comune di Forio e del Monte
Epomeo,
che domina il lato occidentale dell’isola di Ischia.
L’antica contrada Ponte è nata intorno alla cittadella fortificata
in mezzo al mare, il Castello che ha conosciuto papi e santi: da qui
Giovanni Paolo II nel 2002 lanciò un appello alla piccola diocesi di
Ischia: «Ascolta, accogli, ama». Ed è proprio dal Castello che è
venuto il santo ischitano Giovanni Giuseppe della Croce, frate
alcantarino che nel ’700 si dedicò a una vita di povertà e
meditazione. «Siamo cresciuti con l’idea che Giuseppe veglia su di
noi. E noi, per la sua festa, lo riportiamo per mare», dice Pasquale,
raccontando della processione di barche che a settembre viene dedicata
al co-patrono dell’isola. Giovanni Giuseppe, Antonio, Restituta, Vito:
qui i santi si chiamano per nome, la gente li apostrofa con venerazione
ma anche con familiarità, ognuno dei sei comuni dell’isola porta in
processione i suoi e, accanto a tridui e novene, li festeggia con fuochi
d’artificio, bancarelle di torroni e sacre rappresentazioni in cui
leggenda, devozione e storia si confondono.
«È una fede quasi naturale, che andrebbe meglio evangelizzata,
perché non manca una mentalità del do ut des», dice don Ciro,
giovane viceparroco a Lacco Ameno, nella chiesa dedicata a Santa
Restituta, l’altra co-patrona. A maggio, quando la statua sfila in
processione ricoperta dalla cascata d’oro degli ex voto, tutta
Ischia si mobilita per i festeggiamenti. «Tante volte abbiamo detto ai
fedeli che, come segno di riconoscenza, più di un gioiello sarebbe
meglio offrire ai santi un atto di virtù vissuta, un’opera di
carità, ma molti non ne vogliono sentire parlare».

Fedeli durante la processione di San Vito.
Nella
sacrestia della basilica, acquerelli dipinti alla buona raccontano di
una vita di mare che da secoli si intreccia con l’affidamento alla
benevolenza del santo. Gli scavi che si aprono nel sottosuolo – dove
grazie all’opera di don Pietro Monti, parroco archeologo di recente
scomparso, è venuta alla luce una basilica e un cimitero paleocristiani
e reperti dei tempi di Paolo, transitato nella vicina Pozzuoli –
dicono di una vita cristiana che risale ai primi secoli, ma che oggi «andrebbe
depurata dagli aspetti folkloristici». Non a caso il Sinodo diocesano
concluso due mesi fa, ha proposto tra l’altro di «ridimensionare le
spese parrocchiali in occasione delle feste patronali». In alcuni casi
la festa liturgica, proprio per distinguere gli ambiti, viene celebrata
in una data diversa da quella turistica. Ma in fin dei conti, sostiene
padre Giorgio Ascione, artista poliedrico e superiore del convento di
Sant’Antonio alla Mandra, dove è custodito il corpo del santo
patrono, non bisogna essere troppo severi nei confronti di una
religiosità alimentatasi nei secoli: «Queste feste sono partecipate,
vanno conservate e al contempo alimentate dalla testimonianza cristiana».
Il segreto, secondo don Giuseppe Nicolella, viceparroco a Forio nella
chiesa dedicata a san Vito, festeggiato a metà giugno, «è una
preparazione robusta, con catechesi, celebrazioni e confessioni. E, per
evitare il pericolo che il boom spirituale di questi giorni sia
occasionale, occorre lavorare sulla continuità durante l’anno».
Di certo c’è che le feste religiose sono un’attrazione per le
migliaia di turisti che, da aprile a ottobre, cambiano i connotati dell’isola.
Nonostante la speculazione edilizia, infatti, Ischia continua a restare
l’isola verde celebrata da tanti film. I giardini e le acque termali,
la buona tavola e la spiagge accoglienti, dagli anni ’60 in poi hanno
accolto tipologie di turismo assai diverso, dall’alta borghesia
napoletana al jet set internazionale. Negli ultimi decenni, in bassa
stagione, prevalgono i pacchetti destinati a una clientela di mezza e
terza età, in prevalenza straniera. «Per lo più sono tedeschi, lo
scorso anno si sono affacciati anche i russi, ma adesso, con il problema
della spazzatura a Napoli, stiamo avendo tante disdette», commenta con
amarezza il tassista. Come altri ischitani, ha alle spalle un passato da
pescatore, ma con il boom del turismo ha sostituito il timone con il
volante, più redditizio e meno faticoso.

La basilica di Santa Maria del Soccorso a
Forio.
«Il turismo ha trasformato l’isola. Eravamo una realtà più
agricola che marinara, basti pensare alla fama dei nostri vini. Fino a
trent’anni fa nel comune di Serrara Fontana, sul Monte Epomeo, c’era
chi non aveva mai fatto una nuotata», spiega Carmine Barile, medico
prestato alla politica, attuale vicesindaco del Comune di Ischia. «La
ricchezza facile ha anche cambiato la gente: si lavora per i soldi, e
per i soldi le famiglie si sfasciano». Il turismo ha significato sei
mesi di lavoro intensissimo, 15-16 ore al giorno, sette giorni su sette;
e sei mesi passati "arrangiandosi", con lavoretti per lo più
nell’edilizia, «e con la tentazione, per molti, di spendere davanti a
una macchinetta, giocando d’azzardo, i soldi guadagnati in estate»,
dice Loredana, responsabile del Centro diocesano di accoglienza
"Nuovi orizzonti".
La
vita a corrente alternata ha effetti evidenti anche nella pastorale: «Da
Pasqua in poi la gente, i giovani in particolare, sparisce. Le attività
si riprendono a ottobre», nota Agostino Di Lustro, diacono permanente e
segretario del Sinodo diocesano. «Per l’orario delle Messe nel
periodo estivo si tenga conto delle necessità di quanti sono impegnati
a lavorare nelle strutture alberghiere», afferma una delle proposte del
Sinodo. Poco più avanti si parla dello «sfruttamento dei lavoratori
sui cantieri e negli alberghi, dell’abuso delle prestazioni lavorative
degli stranieri», di salari inadeguati, pagamenti in nero,
liquidazioni-truffa, orari di lavoro al di fuori della norma, mancato
rispetto delle regole sindacali: una situazione «riconducibile alla
forte concentrazione del potere economico e politico nelle mani di pochi»,
ha denunciato il Sinodo. Che ha pure chiesto di aprire uno «sportello
antiusura negli uffici della diocesi, per evitare che la diffusa omertà
favorisca l’illegalità».

Un pescatore a Ischia Ponte, nel comune
principale dell’isola.
Alle sue spalle, il Castello aragonese.
L’improvviso benessere, insomma, va tenuto sotto controllo: «Per i
soldi la gente litiga, si crea dei nemici», dice il vicesindaco Barile.
I sessantamila abitanti, distribuiti sui 47 chilometri quadrati dell’isola,
hanno un tribunale che lavora a pieno ritmo grazie alle cause familiari
per problemi di "roba": «Oggi la terra vale oro e ce la si
contende senza scrupoli, neanche verso i genitori anziani». La
divisione del territorio in sei Comuni – con sei municipalizzate per
la nettezza urbana, sei corpi di vigili urbani, ecc. – secondo molti
sarebbe, razionalmente, da ricondurre a un’amministrazione
centralizzata. Ma guai a toccare le posizioni acquisite. D’altra
parte, dicono i preti e i laici, anche nelle quattro zone pastorali in
cui è divisa la diocesi non sempre le parrocchie lavorano insieme; e
nella vita ecclesiale ogni tentativo di cambiamento viene contrastato
dalla mentalità del «si è sempre fatto così».
Per
questo motivo il recente Sinodo, il primo del post-Concilio, ha
rappresentato una speranza di cambiamento: «Per la prima volta l’intera
comunità diocesana si è ritrovata a parlare insieme di problemi comuni»,
spiega il professor Di Lustro. Il turismo è stato uno dei temi
trasversali, sia per la sua ricaduta sulla vita degli isolani, sia come
occasione di riflessione sulla pastorale turistica. Incrementare le
celebrazioni religiose in lingue diverse dall’italiano e formare
giovani volontari per assicurare anche la sera la possibilità di visite
guidate alle decine di chiese monumentali, sono alcune delle proposte
emerse, insieme alla consapevolezza che occorre «inventarsi nuove
iniziative di evangelizzazione», come dice don Emanuel Monte, che da
pochi mesi è responsabile di questo settore.

Un momento della processione di San Vito a
Forio.
Anche la dimensione ecumenica ha segnato il processo sinodale: la
proposta di inserire nelle chiese elementi delle altre tradizioni
cristiane nasce da una lunga esperienza di dialogo, soprattutto con la
comunità protestante. Per via della presenza di tanti tedeschi sull’isola,
da anni i luterani assicurano un presidio pastorale in una chiesa
prestata dalla diocesi, San Gaetano a Forio. È in questa chiesa e in
una cappellina a Sant’Angelo che la pastora Michaela Troeger in estate
organizza il culto per i turisti e, durante l’anno, segue la trentina
di donne tedesche che si sono stabilite sull’isola dopo avere
celebrato un matrimonio misto con un cattolico ischitano. L’incontro
con una religiosità tradizionale centrata su santi e Madonne, e quindi
lontana dalla spiritualità protestante, «non ostacola il dialogo della
vita con la comunità cattolica», dice Michaela. «I rapporti sono
ottimi. Abbiamo momenti di incontro e preghiera soprattutto durante la
Settimana per l’unità dei cristiani». Le attività ecumeniche hanno
come punto di riferimento la parrocchia di Portosalvo, a Ischia Porto,
dove tra l’altro trova ospitalità anche una comunità ortodossa.

Una barca di pescatori rientra in porto.
Gli
stranieri ai quali il Sinodo ha fatto riferimento non sono solo i
turisti, ma anche gli immigrati in cerca di lavoro: «Qualcuno è
perfettamente inserito; qualcuno viene aiutato dalla comunità
ecclesiale, come i figli di famiglie musulmane che si ritrovano per il
doposcuola dalla suore betlemite a Forio; qualche altro, proveniente per
lo più dai Balcani, suscita disagio, per la scelta di vivere di
accattonaggio», dice il diacono Di Lustro. «Ci sono anche sacche di
povertà: alcuni nordafricani che vivono qui da anni non hanno ancora
una casa decente», aggiunge Loredana, di "Nuovi orizzonti".
Nel Centro aperto lo scorso settembre, la comunità ha accolto ragazze
madri, stranieri, ischitani con difficoltà abitative: «Non siamo una
comunità classica, ma piuttosto una casa famiglia dove ci sono percorsi
personalizzati e incontri di preghiera e formazione aperti a tutti». In
futuro, dopo questo anno di ascolto della realtà, sono previsti momenti
di evangelizzazione tra lungomare e piazze. Ma alcuni isolani, già
quest’estate, faranno una prova generale con i missionari di
"Nuovi orizzonti" in Romagna: da Ischia a Riccione, Bibbia e
asciugamano, per fare evangelizzazione da spiaggia.
Vittoria Prisciandaro

Una donna affacciata al balcone attende il
passaggio
della processione di San Vito, a Forio.
| Una piccola
diocesi dalla grande storia
La
diocesi di Ischia comprende l’intera isola e si estende su una
superficie di circa 46 chilometri quadrati, con una popolazione
di quasi 60 mila abitanti. Il territorio è articolato su sei
comuni, divisi in quattro zone pastorali, con 25 parrocchie e 53
chiese. L’isola è stata vittima di terremoti, incursioni
piratesche, eruzioni, incendi, epidemie, che hanno cancellato le
testimonianze della storia antica, rendendo impossibile la
conoscenza della data esatta dell’erezione canonica della
diocesi. Secondo gli storici, potrebbe stabilirsi all’inizio
dell’XI secolo. Oggi i sacerdoti secolari sono 37, 11 i
regolari, 10 i diaconi permanenti. La necessità dell’esistenza
di una circoscrizione ecclesiastica così piccola è stata posta
in discussione più volte. Dopo essere stata vacante per quasi
un decennio, è stata però riconfermata diocesi nel 1980. |
Segue:
Piccolo gregge
pronto a prendere il largo
|