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UNA CITTA', UNA DIOCESI - MILANO

L’esperienza di una comunità pastorale
Preti e laici
insieme sul territorio
di Annachiara Valle – foto di
Diego Zanetti
  

«Abbiamo deciso di chiamarle comunità pastorali e non unità, come in altre parti d’Italia, per dare ancora di più il senso di un qualcosa che si fa insieme, di un cammino comune». Monsignor Armando Cattaneo, dal 2007 vicario episcopale per la zona di Monza e Brianza, cita il cardinale Dionigi Tettamanzi e il suo intervento del 2006 in occasione del Giovedì Santo per spiegare che «la comunità pastorale è una forma di unità tra più parrocchie affidate a una cura pastorale unitaria, chiamate a un cammino condiviso e coordinato di autentica comunione, attraverso la realizzazione di un concreto, preciso e forte progetto pastorale».

Aderendo a questo progetto, le parrocchie hanno cominciato a confrontarsi e a lavorare insieme e le comunità pastorali diventano sempre più numerose. L’ultima nata, nella zona pastorale di Monza, ha pochi mesi di vita, ma un cammino abbastanza lungo alle spalle. Per Monza città, enclave di rito romano in una diocesi di rito ambrosiano, si tratta della prima esperienza del genere, sebbene nell’intero decanato ne esistano altre. Le tre parrocchie che ne fanno parte – San Biagio, San Pio X e Santa Gemma – hanno scelto il nome di "Ascensione del Signore". «Un segno di originalità, visto che non ci sono altre parrocchie o comunità nella diocesi di Milano con questo nome», spiega monsignor Cattaneo, «ma anche per non aggiungere un altro santo ai tre delle singole parrocchie, cui i fedeli sono molto legati».

Immagine dell'interno della parrocchia di San Biagio.
Immagine dell’interno della parrocchia di San Biagio.

Soprattutto, però, come ha spiegato ai suoi fedeli don Marco Oneta, responsabile della comunità pastorale, «ci è parso che l’episodio narrato negli Atti dall’evangelista Luca riesca a fotografare nel modo migliore i sentimenti, le paure e le speranze che stiamo vivendo in questo momento pastorale». Sentimenti anche di speranza, che hanno portato ad anticipare la nascita della comunità, prevista in settembre, allo scorso 8 gennaio. «Si sentivano pronti per partire e i mesi che mancavano alla data programmata apparivano come un’inutile e incerta attesa», sottolinea monsignor Cattaneo.

Anche perché le tre parrocchie, che comprendono circa 35 mila fedeli, avevano già un passato in comune. Negli anni Settanta, infatti, la parrocchia di San Biagio aveva generato quella di San Pio X e negli anni Ottanta quella di Santa Gemma. Sebbene negli anni ogni parrocchia avesse assunto caratteristiche proprie, molti fedeli ricordavano ancora gli anni in cui sul territorio c’era una sola comunità di riferimento. «Questo non vuol dire che stiamo tornando indietro o che si annullano le cose fatte finora», dice ancora il vicario episcopale. «Anzi, l’idea è quella di valorizzare le differenze in un percorso armonico». Così, per esempio, i tre oratori sono utilizzati "trasversalmente" in base alle loro caratteristiche e disponibilità: uno per i bambini delle elementari, uno per quelli più grandi, il terzo per i raduni più numerosi.

Immagine dell'interno della parrocchia di San Biagio.
Immagine dell’interno della parrocchia di San Biagio.

«Molte cose verranno con la pratica», tranquillizza don Oneta che, tornando sulla scelta del nome, spiega ancora ai suoi fedeli che questo è «un clima di incertezza. E c’è il timore che le nuove aggregazioni comportino la perdita di un certo tipo di relazione pastorale e delle proprie tradizioni educative, senza che si possano raccogliere frutti immediati. Fissare gli occhi al cielo, come fecero gli apostoli, esprime dunque il tentativo di rimanere aggrappati al passato, la paura di ciò che è nuovo. Ma l’icona dell’Ascensione contiene già la promessa dello Spirito Santo, la sola forza che spinge a superare resistenze e paure. Per la nostra città di Monza e per l’intera diocesi deve essere questo il momento di una grande e intensa invocazione allo Spirito: dobbiamo essere consapevoli che le nostre strategie, i nostri progetti sono certamente necessari ma solo se intesi come strumenti di quello Spirito che non viene meno alla Chiesa in nessun momento della storia e che nei passaggi più difficili si rivela sempre capace di grande varietà e fantasia, suscitando nel popolo di Dio nuovi carismi e percorsi di santità».

Nuovi carismi, nuovi percorsi, un nuovo volto. La comunità dell’Ascensione ha un consiglio direttivo che comprende, oltre al responsabile della comunità, i tre vicari, don Alberto Torriani, residente a San Biagio, don Silvano Casiraghi, residente a San Pio X e don Andrea Meregalli, residente a Santa Gemma. Con loro anche diaconi e laici inseriti pienamente nella pastorale. Con un’apertura anche fuori dalla comunità. Le tre parrocchie stanno cominciando a curare anche la pastorale giovanile di una quarta, di rito ambrosiano. Don Alberto Torriani, infatti, che cura in particolare questo aspetto della pastorale, continua a seguire anche i giovani della parrocchia di Santo Stefano Protomartire. «Di solito il cammino è fra parrocchie vicine e di rito comune», sottolinea monsignor Cattaneo, «ma stiamo vedendo che questa esperienza sulla pastorale giovanile è interessante».

Monsignor Armando Cattaneo, vicario episcopale per la zona di Monza e Brianza.
Monsignor Armando Cattaneo, vicario episcopale
per la zona di Monza e Brianza
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Don Alberto resta anche il referente per le esperienze degli oratori, anche se si è pensato a una figura professionale laica come punto di riferimento costante. Così come don Andrea Meregalli ha mantenuto il suo ruolo di assistente per la pastorale universitaria alla Facoltà di medicina e chirurgia dell’Università di Monza. 

«Abbiamo voluto privilegiare il legame con il territorio e con le persone», conclude monsignor Cattaneo. «Per questo i nostri sacerdoti e i nostri laici mantengono un legame forte con le numerosissime scuole cattoliche che fanno parte del territorio della comunità, seguono le catechesi, i gruppi, in particolare l’Azione cattolica. L’idea non è quella di una sorta di super-parrocchia efficiente e pratica, ma quella di una comunità che accoglie e accompagna». Si tratta di mettere in discussione abitudini consolidate e di ripensare il proprio ruolo e il proprio servizio al territorio. «Ma in un’ottica di pastorale integrata e di servizio», conclude il vicario episcopale, «che coinvolge tutti i soggetti in gioco a cominciare dai laici. La diminuzione delle vocazioni, ma anche il cambiamento delle relazioni sociali, del modo di vivere, dei ritmi di vita quotidiani spinge verso un nuovo assetto e verso nuove forme di presenza sul territorio. Però vogliamo continuare a mantenere con esso un forte legame. Si tratta di una rivoluzione che può mettere paura. Ma l’immagine dell’Ascensione ci invita alla missionarietà. E ci ricorda che, ai timori dei suoi, Gesù risponde invitandoli a essere suoi testimoni».

Annachiara Valle

Jesus n. 6 giugno 2009 - Home Page