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UNA CITTA', UNA DIOCESI - AOSTA

La riscoperta di un Santo Dottore della Chiesa
Anselmo, il teologo scappato di casa
di Annachiara Valle – foto di
Diego Zanetti
  

Con una mano benedice, con l’altra regge un libro. La statua in bronzo che «i suoi concittadini e i suoi ammiratori» vollero dedicare ad Anselmo d’Aosta nel 1909, nell’ottavo centenario della morte, sintetizza così i tratti salienti di una delle personalità più illustri della storia della Chiesa. Nell’Anno anselmiano, indetto per ricordare i 900 anni dalla morte del Santo, l’opera è stata restaurata e, in città, si moltiplicano le iniziative per ridare ad Aosta la memoria di uno dei suoi figli più famosi.

«Anselmo? Certo che lo conosco. Ce ne hanno parlato a scuola e anche all’oratorio». La bambina che passeggia in piazza con la mamma ha appena nove anni. Ma sa per certo che Anselmo litigava con suo padre, che mangiava il pane bianco e che, un giorno, se n’era andato di casa «per cercare Dio fra le montagne». Il lavoro che la diocesi e la Regione Valle d’Aosta hanno fatto per diffondere la conoscenza del Santo, insomma, sta dando i suoi frutti.

La facciata della Cattedrale di Aosta.
La facciata della Cattedrale di Aosta.

«Il legame tra Anselmo e la sua città non sempre è stato così stretto», spiega don Franco Lovignana, vicario episcopale e membro della Commissione scientifica istituita per affiancare il comitato per le celebrazioni. Per molto tempo, infatti, Aosta ha quasi ignorato la figura di Anselmo, «anche perché», racconta il vicario, «si tratta di un personaggio lontano nel tempo. Senza contare che, dopo essere nato e vissuto qui, quando, all’età di 23 anni, lascia la città, non vi fa più ritorno». Il legame tra la Valle e il suo Santo si riannoda nel ’700 quando Anselmo viene dichiarato Dottore della Chiesa. Vengono erette allora le prime cappelle, nella cattedrale gli viene dedicato un altare e il culto comincia a diffondersi. Grandissimi onori gli vengono poi tributati, sia dal punto di vista religioso che civile, in occasione dell’ottavo centenario dalla morte: congressi, dibattiti, la collocazione del monumento davanti al seminario maggiore.

Sono, però, le celebrazioni di quest’anno, idealmente collegate a quelle di cento anni fa, che stanno avvicinando Anselmo alla popolazione. Un lavoro capillare, iniziato il 21 aprile del 2008 e proseguito con una serie di iniziative mirate, sta facendo riscoprire la vita e il pensiero del monaco benedettino. Destinatari dei progetti soprattutto i ragazzi e i giovani. «Perché le celebrazioni non arrivassero come un fulmine a ciel sereno», dice ancora don Lovignana, «abbiamo diffuso un sussidio "Sant’Anselmo, un santo tra noi", da utilizzare per l’estate ragazzi del 2008 e per gli incontri di catechesi di quest’anno».

La collina su cui sorge la chiesa di Saint-Pierre.
La collina su cui sorge la chiesa di Saint-Pierre.

Sulla scia di quanto proposto dagli animatori, i ragazzi si sono sbizzarriti e hanno prodotto una serie di lavori di pittura, di disegno, multimediali. Alla fine, grazie a una somma di denaro messa a disposizione da un anziano sacerdote, è stato istituito un concorso catechistico e i migliori lavori sono stati premiati con un assegno destinato alla parrocchia di provenienza da utilizzare per attività con i ragazzi. «La cosa che più li ha appassionati», aggiunge Fabrizio, il papà di una delle ragazze, «è stato scoprire un Santo che ha vissuto i problemi che anche loro sentono di vivere nel rapporto con i genitori. Quest’idea di scappare di casa, i contrasti con il padre, il mettersi in cammino verso la montagna con un amico fidato e poche cose li ha fatti immedesimare. A questo poi si è aggiunto tutto il discorso della ricerca di Dio e della scoperta della propria vocazione». In moltissimi lavori torna "il sogno di Anselmo", quando il Santo, ancora bambino, sogna di incontrare Dio sulla sommità della montagna. Dio gli chiede chi è e da dove viene e poi, senza aspettare risposta, gli fa portare un pane bianchissimo. Tutti i lavori sono stati esposti in seminario fino alla premiazione finale di 5 parrocchie.

Ma non sono stati solo i più piccoli a essere coinvolti nell’Anno anselmiano. Per dare il senso dell’importanza dell’evento, monsignor Anfossi ha dedicato al monaco la sua lettera pastorale Alla scuola di Anselmo. Educare alla fede. «Anselmo è un giovane come tutti», scrive il vescovo, sottolineando la vicinanza ai percorsi di discernimento vocazionale delle nuove generazioni. «Come molti giovani di oggi decide della sua vita adulta quando è già avanti negli anni. La sua vocazione non arriva improvvisamente; si costruisce cercando, riflettendo e pregando».

Volumi su Anselmo in una libreria della città.
Volumi su Anselmo in una libreria della città.

Anselmo è stato un grande educatore e lo è tutt’ora per i giovani di oggi, sottolinea la lettera pastorale, ricordando che, arrivato nel monastero di Le Bec, in Normandia, il Santo si era messo alla scuola di Lanfranco di Pavia, cui successe come priore e maestro della scuola monastica. Abate dal 1078 fino al 1093, quando viene nominato arcivescovo di Canterbury, Anselmo svolge un ruolo preziosissimo di educatore all’interno del monastero. Le sue "lezioni" che ci sono arrivate attraverso le sue opere e le trascrizioni dei discorsi familiari che teneva ai suoi collaboratori, possono essere ancora oggi «una guida per i giovani sulla strada della vita».

Anche per questo, dopo aver fatto conoscere la vita del Santo, grande attenzione viene riservata alla ripresa della pubblicazione dell’Opera Omnia, che dovrebbe consentire di divulgare ancor meglio il suo pensiero. In passato erano già state edite le lettere, le meditazioni e le orazioni. Ora si aggiunge il volume Anselmo nel ricordo dei discepoli e Vite di Anselmo d’Aosta, con le due biografie scritte dal discepolo Eadmero e da Giovanni di Salisbury. Alla biografia di Eadmero fa riferimento Benedetto XVI che, nell’inviare il cardinale Giacomo Biffi come suo rappresentante alle celebrazioni del IX centenario, definisce Anselmo, con le parole del suo discepolo, «un fanciullo cresciuto tra i monti». Ad Anselmo, scrive il Papa, «Dio appare come ciò di cui non è possibile pensare qualcosa di più grande. E forse a questa intuizione non era estraneo lo sguardo volto fin dalla fanciullezza a quelle vette inaccessibili». Le intuizioni, il pensiero e la filosofia di Anselmo, approfonditi nei diversi convegni che si sono tenuti in giro per il mondo, da Canterbury agli Stati Uniti, saranno ancora oggetto di analisi nel Congresso internazionale che si svolgerà ad Aosta dal primo al 3 ottobre e che segnerà il culmine delle manifestazioni per l’Anno anselmiano.

Annachiara Valle

Jesus n. 7 luglio 2009 - Home Page