Un
tempo si andava negli States e, per stupire, si tornava con
gadget ultratecnologici che sarebbero approdati da noi dopo anni. Oggi
ti colleghi a internet, effettui un acquisto on line e l’oggetto di
culto ti arriva per posta in una settimana.
Un
tempo si raccontava che nelle metropolitane di Tokyo gli addetti delle
stazioni insaccavano senza scrupoli i viaggiatori nelle carrozze; una
volta pigiati dentro, tutti a sbandierare quotidiani, libri e riviste:
un popolo di lettori, i giapponesi. E rispettosi delle tradizioni. Ma
adesso di libri e giornali se ne vedono pochi: tutti impegnati a
guardare lo schermo dei cellulari sui quali scorrono i fumetti, i
racconti, i manga, i messaggi. E in tempo di Natale, per la prima
volta nella sua storia, il sito Amazon.com
ha venduto più e-book che libri di carta. Il sorpasso ha
sdoganato i lettori di queste nuove creature digitali. Tavolette
elettroniche che superano facilmente i 200 euro ma che iniziano a
funzionare bene. La Rete si è infiltrata ormai quasi ovunque, cambia
il nostro rapporto con la realtà. E non finisce di stupire con la
messe di prodotti innovativi, fisici e virtuali, che ci regala.
Ma
non per tutti è facile. Il cosiddetto digital divide, la
differenza di accesso, è ancora grande, soprattutto tra gli anziani.
Per questo sono nate iniziative per insegnare, motivare e spingere
questa numerosa schiera a un utilizzo più consapevole; l’associazione
Eldy (www.eldy.org)
propone un software semplificato come trampolino di lancio. Elogiato
persino dalla Bbc. E poi ci sono i progetti di educazione per i
bambini più svantaggiati (ole.org),
la realizzazione di pc a basso costo per i Paesi in via di
sviluppo (www.laptop.org),
la diffusione libera di testi e informazioni di qualità (come la
moderna guida delle giovani marmotte digitali che trovate su: www.fumelli.it/book.pdf).
Si
avverte il costante crescere del peso e del ruolo di questi strumenti
ma, come tutte le tecnologie utili, prima o poi anche la Rete
"scomparirà", assorbita nel quotidiano e smetterà di far
notizia (c’è ancora qualcuno che tesse le lodi alla corrente
elettrica, alle autostrade? Si usano e basta). Siamo all’adolescenza
digitale. Cresce, nel frattempo, la consapevolezza che tocca alle
persone gestire questa enfasi, che saper scegliere e valutare non è
mai un compito facile o automatico, che un cinguettio di twitter.com
o un sms difficilmente possono competere con l’approfondimento
di un esperto. La discussione è accesa: dagli editoriali di Riotta
(sul sole24ore.com)
alle pubblicazioni dei veterani di internet, come Lanier, che vedono
il rischio di una eccessiva volgarizzazione dei contenuti diffusi e la
possibilità di condizionamenti culturali e travisamenti occulti. Il
difficile è sempre quello: trovare la perla nel campo.
Giorgio Banaudi