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REPORTAGE - IL CAMMINO DI SANTIAGO

Due ruote e un’anima
pedalando verso Santiago

di Gianni Di Santo – foto di Xulio Villarino
  

Quando il 25 luglio, festa di San Giacomo, cade di domenica, allora l’anno relativo viene dichiarato Anno Santo compostelano. E l’ormai famoso Cammino di Santiago si affolla ancor più del solito di pellegrini. Per l’occasione, lo abbiamo percorso in bicicletta.
  

In questo angolo dell’estremo occidente spagnolo le mappe geografiche non hanno confini. Qui, nella terra che gli antichi popoli chiamavano Finis Terrae, bagnata a ovest dall’Oceano Atlantico e a nord dal Mare Cantabrico, è stata scritta la storia religiosa e civile d’Europa. Siamo in Galizia, la "celta" Galizia, patria di cornamuse, cerveza, sidro, miele e di una pioggia intermittente che cade a ogni ora del giorno come se fossimo in Irlanda. Qui, più a sud e più a ovest del lembo di terra che, sulla costa bretone, porta lo stesso nome di Finis Terrae, c’è Santiago de Compostela, la città di san Giacomo, l’apostolo che ha cristianizzato la Spagna.

Un pellegrino in bicicletta tra i campi nei pressi di Boadilla del Camino.
Un pellegrino in bicicletta tra i campi nei pressi di Boadilla del Camino.

Non si giunge a Santiago per caso. Nell’albergue Viator, a Sahagùn, quattro pietre scolpite ricordano al pellegrino l’essenza del camino. L’incisione recita: camino mistico, camino interior, camino fraternidad, camino sabidurìa. Un cammino mistico, interiore, di fraternità e di saggezza. Il pellegrinaggio verso la meta Santiago è stato, lungo i secoli, "il pellegrinaggio" per eccellenza, la via di cielo e di stelle che portava i viandanti di ogni dove a inginocchiarsi davanti alla tomba dell’unico apostolo sepolto in terra europea, ad eccezione di Pietro e Paolo. Un lungo camminare fatto di fatica e allegria interiore che i pellegrini di oggi ancora compiono fermandosi alle stesse tappe di allora, visitando i piccoli centri agricoli della meseta spagnola, i rifugi montani della Cruz de Hierro o del piccolo villaggio con i tetti di paglia chiamato O Cebreiro. Esattamente come allora. Stanchi come allora. Rifocillati da un’umanità sparsa che dell’ospitalità ha fatto il culto della Spagna migliore. Da soli. In compagnia. Magari in gruppo. Portandosi con sé poche cose. Delle buone scarpe da escursionismo, una mantellina per la pioggia, pochi indumenti, e tanta voglia di scoprire ritmi e note giuste del lento camminare.

Dal medioevo non è cambiato granché nello spirito interiore di chi intraprende oggi il viaggio verso Santiago. Si parte e basta. E se proprio qualcuno non ce la fa a percorrere gli 800 chilometri dell’intero percorso del Cammino francese (il più importante, quello che ho compiuto con la mia bicicletta), ci sono sempre i bus, i taxi, una rete organizzata di aiuto logistico al pellegrino che è disseminata lungo tutto il cammino. Bello farsi la valigia togliendo. Bello pensare che camminerai e pedalerai sotto la pioggia galiziana e il sole della meseta.

Pellegrini in cammino verso Santiago in un campo di cereali non lontano da Burgos.
Pellegrini in cammino verso Santiago in un campo di cereali
non lontano da Burgos.

Ultreia, allora. Silenzio, fatica e allegria. Alla maniera degli antichi monaci e degli erranti per mestiere. Già, ultreia: così suonava nel medioevo il saluto di incoraggiamento tra pellegrini. Proveniente dal latino ultra (più) ed eia (avanti), questa parola è già presente nel Codex Calixtinus, una sorta di dialetto a uso e consumo dei camminanti che di solito rispondevano «suseia». «Ultreia, e suseia, deus adjuvanos», forza, che più avanti, più in alto c’è Santiago. Mi appoggio a questa parola, così musicale, così tonda, tonica e ritmica, per arrendermi agli influssi del tempo e dell’anima che faranno compagnia agli 800 chilometri della mia pedalata.

Santiago de Compostela non ha confini geografici o temporali. Qui si incontra la storia. Chiese, monasteri, alloggi, ospizi, ospedali, locande, re, imperatori, papi, miracoli e leggende ti raggiungono lungo la fatica del cammino e ti fanno sentire il sentiero meno aspro. Il «buen camino» fa compagnia ogni giorno a chi cammina e chi pedala ed è naturale concederlo con il sorriso a ogni persona che si incontra. La camminata conquista ogni ora che passa muscoli e cuore, concede di fare due conti con sé stessi, mostra davanti scenari di musica, arte e letteratura che tu, piccolo uomo occidentale in ricerca di qualcosa, non avresti mai nemmeno immaginato. Santiago appare forse molto tempo prima, è già dentro di te lungo il cammino. I volti incontrati, i sorrisi scambiati, le tavolate allegre, ma anche i servizi igienici condivisi, i panni lavati insieme e stesi in ristrettissimi stenditoi raccontano la storia di Santiago. Così come il riposo notturno, che poi tanto riposo non è visto che si dorme in camerate di trenta posti raccolti in letti a castello, dove certo non si hanno le comodità di casa.

Ciclista su un ponte di pietra sul torrente Rebedeira, nei pressi di Arzúa.
Ciclista su un ponte di pietra sul torrente Rebedeira, nei pressi di Arzúa.

Insomma, una grande fusion di umanità dispersa lungo la Navarra o la Castiglia che cammina lentamente e che, forse perché lo ha letto in qualche guida o forse perché chi intraprende il camino modifica anche i suoi comportamenti, ha rispetto dell’altro. Che non sporca, non alza la voce, ma chiede se hai bisogno di aiuto. Sarà il primo miracolo di san Giacomo?

Il Cammino francese per arrivare a Santiago che ho realizzato in bicicletta per circa 800 chilometri è il cammino più noto e anche il più frequentato. Si entra dai Pirenei francesi a St-Jean-Piedde-Port per arrivare subito dopo a Roncisvalle, già in terra spagnola, considerata la porta del Cammino. Da lì in poi si attraversano quattro grandi regioni spagnole: Navarra, Rioja, Castiglia e Leòn, e infine si giunge in Galizia. Un viaggio nel tempo e nella storia, nel costume e nella mitologia, che vede questo pezzo di terra di Spagna parte integrante della formazione stessa dell’idea europea. Incontro Carlo Magno e san Giacomo, il paladino Orlando e santo Domingo, templari e croci celtiche, il tutto accompagnato da un misto di avventura, spiritualità e difesa della fede. C’è poco da immaginare: qui, in terra spagnola, Santiago è «matamoros», l’ammazzamori, colui che ha salvato l’Occidente da sicura fine per mano musulmana. Almeno è quello che le leggende e la storia, per questa volta incredibilmente d’accordo, raccontano nei poemi epici e negli spartiti musicali che gli artisti del tempo ci hanno tramandato. Sarà forse così. Certo non sfugge al moderno pellegrino che Santiago è anche e, soprattutto, non solo matamoros. Santiago il giusto, il misericordioso, Santiago l’ospitale, Santiago infine annunciatore della «buona notizia» in terra di Spagna è il santo che appare davanti al nostro cammino. Un cammino, appunto, che parte dal paesino francese ma anche, diversamente, da Samport, per poi ricongiungersi a Puente la Reina, il punto d’incontro dei due cammini francesi. Come c’è il cammino aragonese, circa 170 chilometri di strada che scende dalla catena pirenaica lungo la valle del fiume Argon e poi devia verso la regione di Aragona.

Rito della lavanda dei piedi dei pellegrini nell'albergue di San Nicolas de Puente Fitero.
Rito della lavanda dei piedi dei pellegrini nell’albergue
di San Nicolas de Puente Fitero.

Scegliere dunque quale cammino fare è già un primo passo. Il secondo è quello di procurarsi la credenziale del pellegrino, una sorta di documento che serve per attestare l’identità del pellegrino e ricevere l’ospitalità negli albergue, che non sono i nostri alberghi ma veri e propri rifugi-bivacchi con pochissime comodità dove vengono offerte ospitalità per la notte e un’abbondante cena. Serve anche a distinguere un vero pellegrino da ogni altro viaggiatore. Viene rilasciata da una autorità religiosa che si assume la responsabilità di ciò che essa afferma, pertanto ne deve essere fatto un uso responsabile e corretto.

A Roncisvalle, nei Pirenei, la chiesa della Collegiata rilascia questo documento. Ma è possibile richiederla già in Italia alla Confraternita di San Jacopo di Compostella, che ha realizzato una propria credenziale con tali caratteristiche. Ha sede a Perugia ma è collegata con diverse città italiane dove è possibile andare a prendersi la credenziale, che è rilasciata a coloro che percorrono le vie del pellegrinaggio a piedi, in bicicletta o a cavallo. La Confraternita possiede e amministra sul Cammino di Santiago l’Hospital de San Nicolás, a Itero del Castillo, vicino Burgos, dove da maggio a ottobre realizza l’accoglienza dei pellegrini, ma solo di coloro che vanno a piedi. E, secondo l’antico rito, accoglie il pellegrino esausto con la lavanda dei piedi.

Croci di legno, collocate come ex voto, sui monti della Navarra vicino Roncisvalle.
Croci di legno, collocate come ex voto, sui monti della Navarra
vicino Roncisvalle.

È una faccenda seria questa dei timbri che l’ospitaleiro apporrà sulla credenziale, a certificazione del cammino effettuato. Timbri che il pellegrino farà vedere, una volta giunto a Santiago, all’Officina del pellegrino, che rilascerà l’ambita Compostelana, il documento di fine pellegrinaggio.

Ma non è solo questione di timbri e certificati. Perché chi si mette in cammino, spesso in solitudine, cerca altro, un altrove che non è possibile quantificare in carte bollate. Ogni tappa del cammino è partecipata da un gran numero di persone: ho incontrato almeno una ventina di ciclisti a fine tappa e altrettanti a piedi, segno che il cammino di Santiago è realmente un’esigenza dell’anima. E tutti, almeno gli italiani, hanno con sé una sorta di Bibbia "laica": si tratta della Guida al Cammino di Santiago de Compostela pubblicata dalla casa editrice Terre di Mezzo. Una guida davvero indispensabile per orientarsi tra altimetrie, percorsi sterrati, tappe obbligatorie, riferimenti artistici, ospitalità che mette d’accordo tutti: alla sera ci si rincontra all’albergue segnalato per fare due chiacchiere e verificare le intenzioni del giorno dopo.

Il rito del botafumeiro durante la Messa del pellegrino.
Il rito del botafumeiro durante la Messa del pellegrino.

Uno dei primi viaggiatori che realizzarono il cammino fu il chierico francese Aymerich Picaud, nel XII secolo. Scrisse la prima guida sul Cammino di Santiago. Si tratta del Liber Peregrinationis, che fa parte del Liber Sancti Jacobi, conosciuto come Codex Calixtinus, un manoscritto composto da cinque libri che narra le vicende di san Giacomo e i suoi miracoli in terra di Spagna.

La storia di san Giacomo è nota, ma vale la pena rileggerla. L’apostolo Giacomo, figlio di Zebedeo e di Salomè, e fratello dell’evangelista Giovanni, ebbe da Gesù l’incarico di diffondere la sua dottrina in Occidente. Fu per questo che arrivò in Spagna, dove rimase per molto tempo. Quando tornò a Gerusalemme, Erode Agrippa lo arrestò e lo fece decapitare verso l’anno 44 d.C. È qui che inizia la storia vera e propria. Attanasio e Teodoro, discepoli di Giacomo, raccolsero i suoi resti mortali e fuggirono con una barca in balia delle onde del mare. Fu così che, dopo aver attraversato il Mar Mediterraneo e aver percorso la costa portoghese, arrivarono in Galizia, vicino alla località di Iria Flavia. Qui seppellirono il corpo di san Giacomo.

Un'antica mappa del Cammino, esposta nella mostra in Vaticano.
Un’antica mappa del Cammino, esposta nella mostra in Vaticano.

Passarono secoli. Nell’anno 813, un eremita chiamato Pelagio vide per alcune notti una pioggia di stelle che cadeva in un campo vicino a un bosco e informò della cosa il vescovo di Iria Flavia, Teodomiro. Subito il vescovo fece scavare vicino al luogo indicato dall’eremita e trovò un altare e tre tombe. Nella più grande, c’era scritta la frase: «Qui giace Giacomo, figlio di Zebedeo e Salomè, e fratello di Giovanni». Si trattava dunque della tomba dell’apostolo Giacomo. La notizia fece rapidamente il giro del mondo. Il re Alfonso II costruì subito una cappella. In seguito edificarono una chiesa fino ad arrivare, con successive costruzioni, all’attuale cattedrale. Da allora quel luogo è conosciuto come Campus Stellae, il campo della stella, nome che ha dato origine alla città che ospita appunto i resti di san Giacomo: Santiago de Compostela.

Cena nell'albergue di San Nicolas de Puente Fitero, tra Castrojeriz e Frómista.
Cena nell’albergue di San Nicolas de Puente Fitero, tra Castrojeriz e Frómista
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El camino è disseminato di miti e leggende. Le chiese e i monasteri sono le vie di accesso ai paesi, gran parte costruite dai templari, che della difesa dei pellegrini lungo le vie di Santiago e Gerusalemme fecero una delle caratteristiche peculiari del loro ordine. Da Roncisvalle in poi il segno che contraddistingue il pellegrino è uno solo: la conchiglia. E una freccia gialla che sta in ogni angolo, in ogni deviazione, come a dirti: stai sulla strada giusta, non puoi sbagliare.

L’organo a canne che a Roncisvalle rompe il silenzio dei Pirenei richiama i viandanti alle otto della sera. Centinaia di pellegrini si recano in chiesa per assistere a quello che viene considerato l’inizio, il punto di partenza del pellegrinaggio: la benedizione del pellegrino. Un momento emozionante che mette tutti sullo stesso piano: camminanti, ciclisti, semplici turisti arrivati in Navarra con i bus, turisti dell’ultima ora. Perché sai che, dopo, sarà solo strada. Polvere di sterrato e asfalto cocente. Che piova o ci sia sole, sei solo tu, il tuo passo e la tua pedalata a dare ritmi ai respiri dell’anima.

Pellegrini attraversano il rio Miño.
Pellegrini attraversano il rio Miño.

Pamplona, Logroño, Burgos con la sua imponente cattedrale, infine la nobile Leòn: quattro grandi città prima di Santiago a raccontare la Spagna colta e popolare, religiosa e guerrigliera. Dopo Estella, la città delle sette chiese, incontro il monastero di Irache, noto ai pellegrini perché c’è una fontana dove invece dell’acqua sgorga del vino. Ma, al di là, dei monumenti storici e delle chiese, ciò che affascina sono gli incontri con i personaggi che hanno fatto del camino una meta privilegiata. A Logroño ci si imbatte nella Casa de doña Felisa, l’abuela de peregrinos, la nonna dei pellegrini, dove un buon bicchiere di birra o di semplice acqua è sempre pronto per il viandante assetato; così come, dopo la salita della Cruz de Hierro, il buon Thomas, che si professa uno degli ultimi discendenti dei templari, ti accoglie con un sorriso e il ristoro è offerto gratis, con caffè, tè e biscotti. Finché non arriviamo a Santo Domingo della Calzada, la città dedicata a san Domenico, discepolo di san Giacomo e protettore dei pellegrini. Domingo visse in questa città nell’XI secolo e si dedicò completamente all’assistenza dei pellegrini. Ancora oggi la chiesa, con la presenza fissa di due galli al suo interno, ricorda una delle leggende più belle di tutto il cammino: un giovane, accusato ingiustamente di furto all’interno di una locanda, fu impiccato come ladro. I genitori, durante il pellegrinaggio, si fermarono nella stessa locanda dove si era consumato il delitto e trovarono il figlio ancora vivo. Il ragazzo raccontò di essere stato salvato da San Giacomo. Il padre rispose che avrebbe creduto alla storia solo se, in quel momento, i due galletti arrostiti che stava per mangiare avessero ripreso vita. Il che, ovviamente, attraverso l’intercessione di santo Domingo, avvenne all’istante.

Il lato posteriore della cattedrale di Santiago.
Il lato posteriore della cattedrale di Santiago.

Insomma, miracoli e leggende, monasteri e chiese. E, per fortuna, tavolate popolari dove letteratura e musica vanno d’accordo con il respiro e la fame dei camminanti. Un cocido marigato assaggiato tra i monti che sovrastano Ponferrada, adatto a tempre di uomini di una volta, dove una razione di carne vale per quattro, regala le stesse emozioni degustative dell’onnipresente pulpo alla gallega, la vera specialità di questi pescatori e boscaioli galiziani che dividono il loro tempo tra mestieri popolari e un amore sconfinato per lo strumento principe di questa terra baciata dal mare e dal cielo: la gaita galiziana, discendente diretta della cornamusa scozzese ma con tonalità e modalità più morbide e adattabili ai gusti occidentali. Qui l’occhio cede il posto all’orecchio: va bene ottenere la Compostelana, ma non si può tornare da Santiago senza portarsi nella valigia i dischi dei Berrogüetto, Luarna Lubre, Milladoiro e ovviamente il gaitero più famoso della Galizia, quel Carlos Nuñez che ha fatto conoscere al mondo la musica galiziana-celtica. Chi ascolta la musica di quei simpatici vecchietti irlandesi dei Chieftains sa di cosa parlo.

La musica mi ha accompagnato anche nella visita al monastero benedettino di Samos. Grandioso e imponente, qui gregoriano e litanie assalgono lo stanco viaggiatore. E per una volta, anche la fida mountain bike è lasciata sola, a godersi il silenzio.

In cammino tra i campi vicino Portomarín, in Galizia.
In cammino tra i campi vicino Portomarín, in Galizia.

Finalmente, Santiago. Che appare, quando non c’è nebbia, dopo il monte Gozo. Aspetta il pellegrino a braccia aperte. E non importa se piove, se fa freddo, come oggi, 12 gradi in pieno giugno. Si ha fretta di arrivare alla meta prefissata, e si pedala senza aspettare. Si entra in città attraverso la Porta del Camino. Prima di giungere alla cattedrale e ottenere l’indulgenza plenaria si passa attraverso una serie di monumenti e chiese. Chiesa di Santa Maria del Cammino, Cappella delle Anime, palazzo di Fontdevila, Chiesa di San Martìn. Finché non appare in tutto il suo splendore la cattedrale di Santiago, con le sue quattro entrate e la porta santa appositamente aperta per questo Anno giubilare. Piazza dell’Obradoiro è l’emblema dell’intera Galizia. Qui i pellegrini arrivano stremati dal lungo camminare e si siedono per terra ammirando lo splendore di un’atmosfera quasi magica. La musica di una gaita arriva da un vicolo, i ciclisti alzano al cielo le braccia in segno di gioia, i ragazzi si tolgono i pesanti zaini e parlano animatamente, mentre chi è solo si inginocchia e innalza a Dio la preghiera di ringraziamento.

Pellegrini nella camerata dell'albergue del monastero di Samos.
Pellegrini nella camerata dell’albergue del monastero di Samos.

Santiago è davvero un posto speciale. La fede fa compagnia al silenzio e, a differenza di altre mete di pellegrinaggio, ci sembra che i mercanti siano stati lasciati fuori dal tempio. Si respira un’aria diversa, non c’è la rincorsa all’ultimo santino. La porta santa è aperta, c’è una fila enorme per abbracciare, così vuole la tradizione, il busto del santo e fermarsi per pochi minuti davanti alla sua tomba. Il Portico della Gloria all’ingresso della cattedrale, opera di mastro Mateo, sta lì a dimostrare la potenza di un santo amatissimo in terra di Spagna. E poi c’è il botafumeiro, gigantesco incensiere che viene fatto volteggiare tra le navate della cattedrale da otto uomini che gli danno ritmo, inclinazione e velocità. Uno spettacolo unico. Siamo fortunati: l’Anno santo ha fatto sì che le cerimonie religiose con il rito del botafumeiro siano sempre più numerose e di solito, alla Messa del pellegrino delle 12, gremita di gente, il botafumeiro comincia a oscillare. E poi c’è l’indulgenza plenaria da onorare. Per ottenerla per sé o per un proprio defunto occorre aver fatto almeno una parte del camino, essere entrati dalla Porta del Camino, aver recitato un Pater, essersi confessati e aver preso la Comunione.

Tre giovani pellegrini in cammino verso Santiago de Compostela.
Tre giovani pellegrini in cammino verso Santiago de Compostela.

Particolari, questi, che a qualcuno potrebbero non interessare. Il miracolo di san Giacomo, il giusto e il misericordioso, abbraccia credenti e non credenti, laici e agnostici, che qui giungono dopo una lunga fatica interiore e fisica. Qualcuno continua il camino a Finis Terrae, l’ultimo lembo di Occidente che butta l’occhio all’immensità dell’Oceano Atlantico. Qualcun altro si ferma e sta ore seduto sul selciato che fa da contorno alla cattedrale. E c’è chi non perde un attimo di tempo per recarsi all’Officina del pellegrino per ottenere la famosa Compostelana. Mentre un odore di pulpo alla gallega ti segue ovunque, nei vicoli come nelle chiese.

Ecco Santiago. L’apostolo d’Occidente. Il matamoros che poi chissà se è vero. Il santo che ha messo insieme calzade romane, stelle celtiche, re di Spagna e Chiesa latina. E che ancora oggi offre al pellegrino curioso di vita un sentimento diverso per un’altra Europa, dove le strade per una rinnovata identità continentale passano non solo per i retaggi del passato ma per le vie di terra e di cielo dell’incontro tra i popoli.

Gianni Di Santo

Panni stesi ad asciugare davanti all'albergue di Ribadiso da Baixo, in Galizia.
Panni stesi ad asciugare davanti all’albergue di Ribadiso da Baixo, in Galizia.
 

Un 25 luglio speciale per l’Anno compostelano

Il 25 luglio ricorre la festa di San Giacomo. Quando questa giornata cade di domenica, l’anno relativo viene dichiarato Anno Santo compostelano, come in questo anno 2010. L’ultimo è stato nel 2004. La ripresa, anche turistica, del Cammino di Santiago è iniziata negli anni ’80, grazie ad alcuni libri di successo e soprattutto alla visita che Giovanni Paolo II fece a Santiago nel 1989, in concomitanza con l’incontro mondiale della gioventù: mezzo milione di giovani convennero a Santiago da ogni parte del mondo, e fu la maggior concentrazione di pellegrini mai registrata. Da allora il flusso dei pellegrini è aumentato progressivamente ed è difficile, soprattutto nei mesi estivi, riuscire a trovare posto negli albergue per pellegrini e nelle parrocchie.

La Fontana dei cavalli a Plaza de Platerias, su cui si affaccia la cattedrale di Santiago.
La Fontana dei cavalli a Plaza de Platerias, su cui si affaccia
la cattedrale di Santiago.

Il 23 ottobre 1987 il Consiglio d’Europa ha dichiarato i percorsi che portano a Santiago «itinerario culturale europeo», mettendo a disposizione risorse economiche per segnalare convenientemente il Cammino, ristrutturare i vecchi rifugi e costruirne di nuovi per alloggiare i pellegrini. Nel 1993 l’Unesco li ha dichiarati «patrimonio dell’umanità». Per potere ricevere la Compostelana, il documento in latino che attesta i motivi religiosi o spirituali del pellegrinaggio, è necessario aver effettuato almeno gli ultimi duecento chilometri in bicicletta o a cavallo, oppure gli ultimi cento chilometri a piedi. Il documento viene rilasciato dopo un’attenta analisi dei timbri della credenziale e dei motivi che hanno portato ad effettuare il viaggio.

g.d.s.

Particolare della statua del pellegrino sull'Alto de San Roque, non lontano da Liñares.
Particolare della statua del pellegrino sull’Alto de San Roque,
non lontano da Liñares.

Santiago de Compostela in mostra
in Vaticano

Per chi non è mai stato a Santiago de Compostela e si prepara ad andarci, questa mostra rappresenta la possibilità di lasciarsi suggestionare dalle immagini della grande cattedrale e delle sue sculture (alcune presenti); per chi invece c’è già stato, è l’occasione di conoscere o approfondire la figura dell’arcivescovo Diego Gelmirez (1070? - 1140), che contribuì in modo determinante alla crescita della cattedrale e allo sviluppo del Cammino di Santiago. Siamo nell’età d’oro dell’arte e della cultura compostelana, segnata dalla realizzazione dei grandi portali d’ingresso, dei palazzi episcopali, delle infrastrutture urbane. La mostra Compostela e l’Europa. La storia di Diego Gelmìrez (Città del Vaticano, Braccio di Carlo Magno, aperta fino al 4 agosto, ingresso gratuito) si articola in nove sezioni. Le prime tre ricostruiscono l’ambiente in cui Gelmirez visse, gli inizi delle sue fondazioni e i suoi viaggi in Europa; seguono quattro sezioni dedicate al dialogo artistico e spirituale tra Compostela e analoghi centri europei, in particolare italiani; la ricostruzione tridimensionale di monumenti distrutti come la Porta Francigena (attuale azabacheria) o l’Altare maggiore e antichi libri digitalizzati come l’Epistolario Composteliano completano la visita.

Alfredo Tradigo

Jesus n. 7 luglio 2010 - Home Page