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LA FEDE IN INTERNET

Ai posteri l’ardua sentenza...
sul formato digitale del futuro

di Giorgio Banaudi
internauta

  

La notizia è rimbalzata su diversi media e sono ormai iniziati i primi test esecutivi: uno dei più imponenti archivi di manoscritti del mondo, la Biblioteca vaticana (www.vatlib.it), verrà interamente digitalizzata. Da settembre la rinnovata sede della Biblioteca riaprirà i battenti agli studiosi (oltre 15 mila gli iscritti alla newsletter): accesso tramite schede Rfid che aprono anche gli armadietti personali, Rete wireless per la consultazione dei documenti... Insomma, un Vaticano che precorre ormai l’evolversi delle possibilità digitali. L’impresa è colossale: si tratta di scannerizzare l’immenso patrimonio di manoscritti, stampe e disegni che nel corso dei secoli si sono stratificati in questo deposito, unico nel suo genere. Persino la Mongolia ha trovato in questo deposito materiali indispensabili per ricostruire il proprio passato.

L’impresa, già tentata negli anni ’90, si era arenata per intrinseche difficoltà. Il fatto non è tanto legato alla necessità di stipare qualcosa come 45 milioni di Terabyte (un Tera equivale a mille Giga), perché oggi la possibilità di archiviazione è notevolmente cresciuta; il problema di fondo è culturale e strategico: in che formato registrare questi dati? A quale sistema e logica affidare in modo definitivo, o almeno centenario, un simile tesoro, in modo che sia possibile consultarlo senza dover più rimettere mano ai preziosi e fragili documenti in pergamena o papiro?

La scelta degli esperti è ricaduta su un formato open source, quindi libero, già utilizzato in particolar modo dagli astronomi della Nasa, per archiviare in modo flessibile e duraturo i dati spaziali, ricchi di informazioni e di tabelle. Fits, il formato scelto pur con qualche perplessità da parte di esperti (forse perché non è mai stato utilizzato per trattare tali documenti) può essere facilmente visualizzato sul web (il sito di riferimento è fits.gsfc.nasa.gov) ed è tale da garantire un supporto affidabile e duraturo, ben superiore ai 5-10 anni di garanzia che una società software, per quanto grande sia, può assicurare. Ambito strategico, quello del formato dei dati, perché spesso dimentichiamo che il nostro lavoro deve rimanere sotto il nostro controllo. E l’accesso alla conoscenza non dovrebbe essere tortuoso o vincolato a qualche software. Provate a leggere una vecchia relazione scritta con un programma non più supportato: spesso è un’impresa. Esistono normative che vincolano le Pubbliche amministrazioni all’uso di formati liberi, come OpenDocument, e movimenti d’opinione (come www.scarichiamoli.org) che ricordano l’importanza di certe scelte, fondamentali per garantire a tutti un libero accesso alle informazioni, a cominciare da quel fondamentale settore che è il campo dell’istruzione.

Giorgio Banaudi

Jesus n. 9 settembre 2010 - Home Page