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REPORTAGE
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UNA CITTA',
UNA DIOCESI
UDINE

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IL CORTILE DEI GENTILI

UNA CITTA', UNA DIOCESI - UDINE: ANDREA BRUNO MAZZUCATO

Un gregge sparso ma non disperso
di
ALBERTO LAGGIA - foto di DIEGO ZANETTI

Andrea Bruno Mazzocato.

Andrea Bruno Mazzocato.

«Una diocesi grande come quella di Udine, che si estende da sud a nord, dalle spiagge adriatiche di Lignano ai monti che confinano con Austria e Slovenia, significa una straordinaria ricchezza di realtà ed esperienze, ma al contempo anche complessità di problemi». Anche per questo, il primo compito che s'è dato monsignor Andrea Bruno Mazzocato (63 anni, trevigiano di San Trovaso di Preganziol) dopo il suo insediamento, avvenuto il 18 ottobre 2009, è stato quello di visitare tutte le comunità del territorio dell'arcidiocesi, nessuna esclusa. Una visita pastorale che lo ha impegnato un anno intero e nella quale ha toccato le 373 parrocchie della diocesi, ma anche 600 tra paesi e frazioni, «al ritmo di 30 ogni fine settimana», come tiene a precisare.

L'interno del duomo di Sutrio.

L'interno del duomo di Sutrio.

«Un gregge sparso su un ampio territorio », ha osservato nella lettera pastorale scritta a conclusione della visita, «ma non un gregge disperso, disorientato». «Una realtà geografica estesa e differenziata come questa include necessariamente indoli diverse, lingue e tradizioni differenti. Basti pensare alle aree slave che conservano tutt'ora tradizioni particolari, dai canti ai riti liturgici, sebbene la globalizzazione e la secolarizzazione abbiano appannato tali peculiarità. La diocesi, inoltre, è caratterizzata da tanti centri urbani medio-piccoli: i due terzi delle 373 parrocchie sono in centri che hanno meno di mille abitanti. E c'è, poi, il capoluogo, Udine, che raccoglie quasi un quarto dell'intera popolazione diocesana».

Un Messale in friulano.

Un Messale in friulano.

Cosa l'ha colpita di più di questa terra e di questa gente?

«La veloce evoluzione dei costumi e della mentalità, anche nelle zone più periferiche della montagna. Una evoluzione, per fare un confronto con un territorio confinante, assai più veloce che nel Veneto. In Friuli convive, per esempio, il concetto forte di fogolar familiare con tutte le caratteristiche postmoderne della famiglia, e i fenomeni connessi: calo di matrimoni, alto tasso di convivenze, separazioni frequenti. Resta, poi, molto sentito il riferimento alla radice aquileiese: il discendere dalla Chiesa madre di Aquileia è vivo nella coscienza popolare. La memoria di questa antichissima e nobile tradizione cristiana c'è ancora, eccome». Una delle emergenze in diocesi è la crisi delle vocazioni in un territorio che in passato aveva donato sacerdoti con generosità. Ce ne vuole parlare? «È vero: nella diocesi, in passato, abbondavano i presbiteri. Purtroppo dalla fine degli anni Settanta il seminario versa in situazione di difficoltà. Ed è dal 1979 che abbiamo, in media, una o due ordinazioni l'anno. Basti pensare che nel 1973, quando monsignor Battisti arrivò a Udine, c'erano ancora oltre 800 sacerdoti e nel '91 ce n'erano 540. Oggi sono appena 300. E di questi una cinquantina assai anziani. E non ci sono segnali di ripresa».

Il portale della chiesa di Santa Caterina a Tolmezzo.

Il portale della chiesa di Santa Caterina a Tolmezzo.

Un'altra emergenza in Friuli, stavolta sociale, è l'invecchiamento della popolazione...

«Non è una novità: con la Liguria dividiamo il record in Italia per il tasso di natalità più basso, e la leggerissima crescita di questi anni è determinata dall'emigrazione».

Ci sono ragioni particolari?

«Si deve tenere presente che i friulani hanno avuto di recente una storia molto tribolata, che ha portato a disagi sociali forti. Per tornare indietro solo alla Seconda guerra mondiale, ricorderei gli eccidi, la durezza della guerra partigiana, e poi la fortissima emigrazione che ha spogliato soprattutto la montagna, la militarizzazione della regione che ha impedito di fatto uno sviluppo economico diverso, il terremoto del 1976, poi ancora la "caduta del muro" con la conseguente fine della cortina di ferro. Insomma, negli ultimi cinquant'anni i travagli sono stati molti e grandi. Ciò non può non aver inciso nelle scelte private delle famiglie, provocando incertezza sul futuro».

Una stalla nella Carnia orientale.

Una stalla nella Carnia orientale.

Lei ha accennato allo spopolamento della montagna friulana. La Chiesa udinese da sempre si batte con forza contro questo fenomeno. Che fare?

«È un fenomeno sotto gli occhi di tutti: per farle capire di che si tratta le basti sapere che la più grande comunità carnica oggi è alla periferia di Udine. Che fa la Chiesa? Come scelta, abbiamo deciso di continuare a mantenere una presenza capillare in tutti i centri montani, anche i più piccoli, compresi i borghi di venti anime. Lassù abbiamo circa seicento chiese e cerchiamo, in qualche modo, di tenerle aperte tutte. Crediamo che si possa invertire la tendenza, in presenza però di progetti credibili, che diano lavoro e sviluppo».

Il Caffè Contarena, a Udine.

Il Caffè Contarena, a Udine.

La corresponsabilità del laicato friulano è sempre stato uno dei tratti salienti di questa diocesi. È così?

«Ho trovato, in effetti, una forte promozione del laicato sulla linea del post-Concilio e delle linee dettate dal quinto Sinodo diocesano del 1986. Qui, in più, è nata un'organizzazione laicale originale, a misura della forania. Tra le tante espressioni dell'impegno laicale, infatti, c'è quella dei cosiddetti "referenti". E se ho un buon dialogo e un bel rapporto col territorio, è perché posso avvalermi di un Consiglio pastorale diocesano composto dai direttori laici dei Consigli pastorali foraniali».

La Bibbia in friulano è stata approvata nel 1997. A che punto siamo con l'approvazione del Messale in friulano?

«Non manca molto. Dovrò a breve avviare i contatti con la Cei e la Congregazione competente per arrivare all'imprimatur. La Cei ha chiesto di coordinare l'uscita e l'approvazione del Messale in friulano con quella dell'ultima edizione del Messale in italiano. Dovrò nel frattempo rinnovare la commissione di lavoro nominata per la traduzione, ma il testo è sostanzialmente definito».

Vittoria Prisciandaro

Jesus n. 4 aprile 2012 - Home Page