UNA
CITTA', UNA DIOCESI - PESARO
Intervista a Piero Coccia
Il futuro? Nelle mani di laici adulti
di ANNACHIARA VALLE – foto di ALESSIA GIULIANI/CPP

Monsignor Piero Coccia.
Una Chiesa che vive tra tradizione e innovazione. Come la sua terra, a metà tra le laboriose radici marchigiane e la creativa sperimentazione romagnola. «È in questo territorio a doppia valenza che si colloca la vita della Chiesa di Pesaro, segnata, come avviene in Italia ed in Europa, da un trapasso che ha portato nuove visioni della famiglia, dei giovani, della concezione stessa della vita. Un trapasso che ha avuto un suo peso sulla visione antropologica e che ci ha sollecitato a riproporre l'esperienza cristiana all'interno di questo passaggio culturale». Non nasconde le difficoltà monsignor Piero Coccia, arcivescovo di Pesaro. Fedele al suo motto episcopale Veritatem dico in Christo, traccia un quadro preciso e sincero dell'Arcidiocesi che guida da otto anni. «Qui a Pesaro è presente una radicata cultura della solidarietà, del cooperativismo, dell'associazionismo. Tuttavia anche qui si registra il fenomeno della secolarizzazione e l'avanzare di una certa concezione della vita improntata all'individualismo, al relativismo e al consumismo. Inoltre ci troviamo a fronteggiare la crescente scarsità del clero, il che ci preoccupa non poco».
Le vocazioni calano un po' in tutta Italia. Qui i dati sono più preoccupanti?
«Abbiamo un clero diocesano composto da 56 sacerdoti, ma di questi 10 sono ospiti della Casa del clero e quasi totalmente inabili ai fini dell'esercizio del ministero. Di fatto, possiamo contare su 46 sacerdoti per 54 parrocchie. Abbiamo solo quattro seminaristi nel Seminario regionale di Ancona. Certo, un buon apporto ci è dato dai religiosi a cui sono affidate alcune delle parrocchie più grandi. Ma la carenza del clero si fa sentire, insieme all'elevato tasso di anzianità che lo contraddistingue. Abbiamo fatto delle scelte: una più equilibrata redistribuzione del clero, una rinnovata pastorale vocazionale, e poi, in seguito alla visita pastorale che ho concluso un anno e mezzo fa, sono partite le "unità pastorali"».
Come sono strutturate?
«Si è fatta una scelta coraggiosa: unire più parrocchie nella persona di un unico parroco, con un unico Consiglio pastorale e un unico cammino di esperienza ecclesiale relativa a quella Zona pastorale che per noi coincide con la Vicaria. Sono nate otto unità pastorali e stiamo vedendo che i risultati sono lusinghieri. Questo naturalmente non basta. Inoltre ci siamo mossi per dare un forte impulso alla formazione del laicato. A questo riguardo abbiamo creato l'Istituto superiore di scienze religiose "Giovanni Paolo II" che ci è di grande aiuto nel campo della formazione soprattutto dei laici».

Un gruppo di ragazze si prepara a una giornata di mare sulla spiaggia cittadina.
Con la carenza dei sacerdoti cresce la corresponsabilità laicale?
«La formazione e la corresponsabilizzazione dei laici costituiscono delle priorità indiscusse per la nostra Chiesa. In questi anni molto si è investito al riguardo. Attraverso solidi cammini formativi si è dato un notevole sviluppo alla ministerialità. A questo riguardo si sono prefigurate nuove forme di ministerialità laicale non solo nell'ambito della liturgia, della carità e della catechesi, ma familiare, della sanità, della cultura, delle comunicazioni e del sociale. A questo proposito basti guardare ai ruoli ricoperti dai laici nei vari settori della pastorale, curia compresa. Gli uffici diocesani, a cominciare da quello delle Comunicazioni sociali, sono in gran parte affidati a laici competenti».
A loro è dedicato il prossimo anno pastorale?
«Sì. Dopo l'anno dedicato alla famiglia, il prossimo anno pastorale sarà dedicato alla fede degli adulti perché questa diventi sempre più adulta. Ci interessa molto sviluppare una fede adulta e recuperare la fede degli adulti, così come siamo interessati a proporre una serie di cammini formativi tesi alla riscoperta dell'Iniziazione cristiana, a livello di famiglia, di adulti in genere e di giovani, a cominciare da quelli che frequentano la scuola superiore».
C'è anche qui il fenomeno dei cosiddetti «ricomincianti»?
«Sì, è abbastanza diffuso e si esprime a vari livelli. Abbiamo persone che vengono da altre città e non hanno completato il percorso di formazione per ricevere i sacramenti della Iniziazione cristiana. Poi c'è il fenomeno degli adulti che si riavvicinano alla fede in occasione dei sacramenti dei propri figli. Interessante è il recupero dell'esperienza della fede in quei giovani che si preparano al matrimonio. Ci sono poi persone adulte che, avendo fatto qualche esperienza forte nella loro vita, sentono l'esigenza di approfondire e vivere la fede in maniera seria e impegnata».

Una veduta panoramica di piazza del Popolo e del Palazzo Ducale, a Pesaro.
Le parrocchie riescono ancora a essere punto di riferimento, in particolare per i giovani?
«Direi che le parrocchie hanno un ruolo fondamentale perché, disseminate sul territorio, costituiscono il luogo naturale di trasmissione e di educazione alla fede. Va detto che la parrocchia, per la stragrande maggioranza di giovani costituisce, fino a una certa età, un luogo di passaggio formativo consolidato e che ha una sua tenuta. Va precisato che a Pesaro c'è una realtà giovanile molto ricca di umanità, di potenzialità e di disponibilità all'esperienza della fede. Questi giovani hanno bisogno però di essere accolti per quello che sono, di essere ascoltati nella loro problematicità esistenziale e di essere accompagnati con precisi cammini formativi di fede. Coniugare questa triplice esigenza pone qualche difficoltà alla nostra Chiesa. Tuttavia nell'arcidiocesi abbiamo delle interessanti sperimentazioni nel campo della pastorale giovanile e della pastorale scolastica. Non va poi dimenticato che i giovani di Pesaro hanno punti di riferimento molto validi anche nelle associazioni, nei gruppi, nei movimenti. Qui abbiamo delle belle realtà di Azione cattolica, di Agesci, di Comunione e liberazione, di Rinnovamento nello Spirito, di Oratorio, per citare solo alcune delle aggregazioni ecclesiali più numerose».
Annachiara Valle
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