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REPORTAGE
NOLA

UNA CITTA',
UNA DIOCESI
PESARO

INTERVISTA
ABUSI SESSUALI

DOSSIER
PRETI SENZA FRONTIERE

INTERVISTA - CHIESA E ABUSI SESSUALI

Dalla parte dei bambini
di VITTORIA PRISCIANDARO

È un dramma che dura da anni e sta costando alla Chiesa universale una fortissima crisi di credibilità. Per arginare lo scandalo degli abusi sessuali, Benedetto XVI ha deciso di giocare duro. Per questo il Vaticano ha imposto agli episcopati di tutto il mondo di stilare una serie di linee-guida molto precise. In modo che le violenze non capitino mai più. Ce ne parla monsignor Charles Scicluna, incaricato del caso.

Manifestazione contro gli abusi in via della Conciliazione

Manifestazione contro gli abusi in via della Conciliazione (foto LASORSA/EIDON).

È un andirivieni di segretari e un susseguirsi di telefonate nell'ufficio di monsignor Charles Scicluna, al secondo piano del palazzo in piazza Sant'Uffizio. Un bel quadro con Paolo VI, una foto di Benedetto XVI e quella dei nipotini, scattata a Malta, sua terra d'origine. Da dieci anni questo giurista cordiale e disponibile, che i giornalisti hanno imparato ad apprezzare per il linguaggio chiaro e diretto, sta tentando di mettere ordine in una "sporca" vicenda, che più degli scandali finanziari o delle rivelazioni dei vari corvi di turno, ha ferito e danneggiato la Chiesa cattolica. Scicluna, infatti, come Promotore di giustizia per la Congregazione per la dottrina della fede (Cdf), è il referente giuridico per tutti i casi di abusi sessuali. È di conseguenza il supervisore delle linee-guida contro gli abusi sessuali che – secondo quanto chiesto in una lettera del 3 maggio 2011 dal prefetto della Congregazione, cardinale William Levada – tutte le Conferenze episcopali del mondo avrebbero dovuto inviare a Roma entro la fine dello scorso maggio.

Padre Scicluna con padre Federico Lombardi

Padre Scicluna (a destra) con padre Federico Lombardi (foto CAMPANA/ANSA)

A che punto siamo? Quante Conferenze episcopali hanno risposto?

«Gran parte degli episcopati hanno elaborato le linee-guida e le hanno sottomesse all'esame della Congregazione, che avverrà dopo il periodo estivo. Per quelle che non hanno risposto è in partenza una lettera di sollecito. Senza contare il continente africano, che è una realtà particolare, in grande difficoltà nelle strutture ecclesiastiche, più della metà delle Conferenze ha risposto. Questo dato parziale non indica una battuta di arresto: valutiamo quelle ricevute e le altre le vagliamo man mano che arrivano. È incoraggiante il dato del mondo anglosassone, ma anche Europa, Asia e America latina hanno alte percentuali di risposta. Ci vorrà almeno un anno per valutare tutti i testi».

Manifestazione di protesta di alcune vittime di abusi

Manifestazione di protesta di alcune vittime di abusi (foto A. DOMANSKI/REUTERS).

I criteri che hanno più soddisfatto la Congregazione nella stesura dei testi?

«Non esprimo giudizi. Ricordo che però abbiamo dato delle indicazioni da seguire: le linee-guida, come anticipava la lettera circolare del cardinale Levada, devono prima di tutto cercare di dare una risposta adeguata prendendo a cuore il contesto locale, ma anche le esigenze delle scienze sociali moderne, incluse sociologia e psicologia. Mi riferisco a una risposta adeguata nell'ascolto delle vittime, nella formazione della comunità cristiana – punto fondamentale della prevenzione – e anche nella formazione dei futuri sacerdoti e agenti pastorali, sia chierici che laici, religiosi e sacerdoti. La risposta giuridica, sia canonica che statale, non esaurisce la risposta della Chiesa, che deve essere di guarigione e prevenzione di ulteriori ferite».

Si può anche inviare un freddo pezzo di carta ma ignorare il problema. I vescovi hanno percepito il senso della vostra richiesta?

«I vescovi sono singole persone e le Conferenze sono fatte da persone diverse. L'esperienza di chi ha avuto l'opportunità di essere presente ai lavori del Simposio in Gregoriana è stata molto incoraggiante: alcuni prelati hanno testimoniato, con commozione, che l'impatto è stato forte. È questa la mia speranza: non è che in queste poche settimane abbiamo visto una rivoluzione di mentalità, ci vorrà tempo e pazienza, ma sotto la guida umile e coraggiosa del Santo Padre il seme giusto è stato messo nel solco della Chiesa. La gente richiede un atteggiamento vigile dai pastori, questa è una battaglia contro il peccato e contro i crimini. E noi non possiamo perderla: l'innocenza dei nostri bambini e dei nostri giovani sono tesori troppo preziosi per la Chiesa».

Papa Benedetto XVI incontra una serie di cardinali in Vaticano

Papa Benedetto XVI incontra una serie di cardinali in Vaticano
(foto OSSERVATORE ROMANO/REUTERS).

Qual è la situazione italiana?

«La Conferenza episcopale italiana, come molte altre, ha presentato il proprio lavoro alla Congregazione. La Cdf non è in grado di dare un giudizio sulle linee-guida della Cei perché questa valutazione non è ancora stata fatta. Dopo l'estate verrà fatta con l'aiuto di esperti. Per tutte le linee-guida se il caso lo richiede saranno dati suggerimenti molto concreti per l'integrazione di alcuni punti o la revisione di alcune enfasi».

Può fare qualche esempio?

«Se una Conferenza episcopale, per quanto riguarda il rapporto con le autorità statali, cita la legge dello Stato solo in relazione alla tutela dell'autonomia della Chiesa, senz'altro converrà completare il quadro con una descrizione attenta di come viene recepito il delitto di abuso sessuale nell'ordinamento particolare di quello Stato e specificare anche che, nel pieno rispetto del diritto statale, la Chiesa si impegna a non agire mai per dissuadere le vittime dal loro diritto di denuncia allo Stato. È un impegno che è bene esplicitare, perché così il quadro è più completo e giusto».

Bambine durante la prima Comunione a Lima

Bambine durante la prima Comunione a Lima (foto M. BAZO/REUTERS).

In una delle relazioni alla Gregoriana si parlava di un dovere esplicito di denuncia da parte della Chiesa alle autorità civili. Su questo tema si è molto dibattuto. Lei cosa pensa?

«Ci sono varie opinioni. Negli Usa c'è l'obbligo di denuncia, e questo rende la vita facile, non bisogna nemmeno discutere. Dove c'è la facoltà di non denunciare bisogna senz'altro aiutare le persone che vorrebbero denunciare e in ogni caso impegnarsi a non creare ostruzionismo alla ricerca legittima della giustizia».

La difficoltà venuta fuori dal Simposio è che i colpevoli di abusi sono a forte rischio ricaduta. Come evitare che chi ha già fatto del male possa commettere di nuovo lo stesso delitto?

«L'autorità ecclesiastica ha bisogno del parere dei periti per trattare queste situazioni. E ogni caso deve essere studiato a sé, non si possono fare generalizzazioni. La nostra esperienza ci ha insegnato che i religiosi che hanno una comunità di supporto possono dare delle garanzie che molte volte il clero diocesano non è in grado di offrire».

Anche le congregazioni religiose devono inviare linee-guida?

«Le linee-guida delle Conferenze episcopali le fanno i vescovi in dialogo con i religiosi presenti sul territorio, perché siano attuate da religiosi e diocesani. Per esempio in Italia le linee-guida della Cei dovrebbero essere di aiuto anche alle congregazioni religiose italiane. I religiosi italiani, per intenderci, non possono avere le stesse linee-guida di quelli americani perché la legislazione degli Stati è diversa. Il diritto canonico universale obbliga la denuncia alla Congregazione per la dottrina della fede, ma poi si interfaccia con la legge dello Stato che varia a seconda del territorio. Le linee vanno attuate dai singoli vescovi. È il vescovo il responsabile, non la Conferenza episcopale».

Proprio per questo non sarebbe opportuno avere nelle linee-guida un ufficio, un referente, qualcosa che a livello nazionale aiuti le diocesi?

«Noi lasciamo alle singole Conferenze episcopali lo sviluppo di strutture interne. Ci sono quelle che hanno uffici su base nazionale, altre preferiscono avere una commissione di vescovi. Evidentemente il documento avrà l'efficacia desiderata se corrisponde all'impegno personale dei vescovi delle singole diocesi. È infatti nell'ambito della diocesi, della parrocchia, della scuola, della famiglia che la prevenzione viene vissuta in modo concreto. Un referente è utile, ma non è la risposta magica. L'esperienza ci indica che una risposta adeguata viene data dalla Chiesa dove c'è una chiara volontà di accompagnare tutte le persone coinvolte – le vittime e chi delinque – con uno spirito di compassione, ma con grande rispetto della verità. Sono semi che cresceranno ma devono trovare terreno adeguato».

Con cosa concima questo terreno?

«Con la voglia di verità, l'unica che ci farà liberi».

I costi della crisi: cosa sta pagando la Chiesa?

«Per me parlare di costi è sempre difficile. Il danno dello scandalo è difficile da valutare, perché ci va di mezzo la fede della gente, la credibilità dei pastori della Chiesa. Sono danni difficili da quantificare, perché sono danni a tesori inestimabili che, come dice Pietro, ci sono stati acquistati dal sangue di Gesù».

Dopo il riemergere del caso di Emanuela Orlandi si è parlato di una pista pedofilia mai seguita. C'è bisogno di lineeguida anche per il Vaticano?

«Il Vaticano ha le sue linee-guida che sono prima di tutto la legge della Chiesa. In Vaticano vivono anche dei minori e questi hanno il diritto a tutte le tutele della legge e del diritto canonico di cui godono gli altri minori fuori delle Mura vaticane. D'altronde bisogna notare che il Motu proprio promulgato dal Beato Giovanni Paolo II nel 2001 stabilisce che la Congregazione per la dottrina della fede ha la competenza esclusiva in campo canonico solo sui casi di abuso sessuale di minori commessi dal clero».

Lei come vive a livello personale questo impegno per i bambini?

«È un peso ma anche un privilegio, perché la pagina del Vangelo dove Gesù parla dei bambini dà significato al lavoro che facciamo. Che è solo una parte della risposta della Chiesa. Nel senso che il nostro lavoro giuridico e penale non esaurisce la risposta della Chiesa, che deve anche includere la prevenzione. Il Signore non ha escluso gli scandali, ma ha parlato in modo molto forte contro chi scandalizza».

La stampa l'ha aiutata?

«La giustizia rispetta la dignità delle persone coinvolte. Alcuni fenomeni di spettacolarizzazione non aiutano. Ma è anche vero che alcune denunce sono state fatte dopo un lavoro investigativo dei giornalisti, che in questo senso hanno fatto un servizio alla società e alla Chiesa».

Vittoria Prisciandaro

Jesus n. 7 luglio 2012 - Home Page