img img img
img img img

img

Audio

Abbonamenti

img img Contattaci

  

REPORTAGE
NOLA

UNA CITTA',
UNA DIOCESI
PESARO

INTERVISTA
ABUSI SESSUALI

DOSSIER
PRETI SENZA FRONTIERE

REPORTAGE - NOLA

Quei gigli vestiti a festa
di VITTORIA PRISCIANDARO – foto di DIEGO ZANETTI

«Il teatro del quotidiano». Così è stata definita la Ballata dei gigli, una festa religiosa che richiama nella cittadina campana devoti e curiosi da ogni dove. Nata per festeggiare san Paolino, primo vescovo della città, oggi è una sorta di gara tra i vari comitati che si contendono l'onore di costruire il "giglio" più bello.

I gigli schierati nella piazza del duomo di Nola, con la barca di san Paolino al centro.

I gigli schierati nella piazza del duomo di Nola, con la barca di san Paolino al centro.

Ballano i gigli. Sotto un sole implacabile ondeggiano tra i tetti e i balconi, si piegano per assecondare le curve nei vicoli più stretti, si sollevano "cullati", ciascuno, da 128 uomini che come un unico corpo marciano, sudano, danzano. Le nove "paranze" sulle spalle hanno un peso che va dai 20 ai 40 quintali tra legno e cartapesta, cui vanno aggiunti carne, ossa e strumenti delle band che curano l'animazione. Ogni macchina da festa trasporta una decina di persone che, issate sulla base quadrangolare dove poggia l'obelisco, ne accompagnano il cammino, alternando melodie che cadenzano i movimenti della paranza: la "girata" negli angoli insidiosi, la marcia e il "mezzo passo". Palcoscenici itineranti anche per molti cantanti neomelodici, interpreti delle colonne sonore prodotte per l'occasione, che saranno poi ascoltate durante tutto l'anno. Secondo un preciso ordine passano i gigli delle antiche corporazioni: ortolano, salumiere, bettoliere, panettiere, beccaio, calzolaio, fabbro e sarto, ciascuno con un esercito di circa 400 uomini che per 24 ore si alternano nel trasporto, sotto la direzione del maestro di festa e del capoparanza. «La festa dei gigli è il teatro del quotidiano», dice l'antropologa Katia Ballacchino, tra i maggiori esperti della manifestazione che viene celebrata a Nola, in provincia di Napoli, la domenica dopo il 22 giugno, festa di San Paolino vescovo (355-431). «E per un nolano, è parte integrante della propria storia, personale e comunitaria».

Un "collatore" mostra, evidente sulla spalla, il «tumore di san Paolino, cioè l'escrescenza

Un "collatore" mostra, evidente sulla spalla, il «tumore di san Paolino, cioè l'escrescenza
causata dal peso del giglio.

Secondo una tradizione risalente a un racconto di papa Gregorio Magno, il vescovo Paolino, proveniente da Bordeaux, ex governatore della Campania convertitosi sulla tomba di san Felice, dopo aver dato tutti i suoi beni per riscattare alcuni nolani fatti schiavi dai barbari invasori, offrì sé stesso in cambio dell'unico figlio di una vedova. Portato in Africa, dopo qualche tempo i rapitori si resero conto della vera identità e delle eccezionali doti del prigioniero, per cui decisero di liberarlo e di riaccompagnarlo insieme ad altri suoi compagni di sventura a Nola. Lo sbarco di Paolino avvenne a Oplonti, l'attuale Torre Annunziata, dove la gente di Nola si sarebbe recata in processione per accogliere il pastore con manifestazioni di gioia, offrendo fiori e cerei (cilii, nel dialetto). «È nella storia di san Paolino il nucleo originale e religioso della festa. Una testimonianza molto attuale che, anche attraverso i suoi scritti, invita a vivere la condivisione e la solidarietà», dice il vescovo di Nola, monsignor Beniamino Depalma. Perché questo nucleo non vada perduto, «da anni con i sacerdoti stiamo lavorando perché i valori trasmessi siano vissuti tutto l'anno, attraverso alcune iniziative per i poveri: mense diocesane, gesti concreti di solidarietà con chi fa più fatica in questo momento di crisi economica, attenzione agli immigrati».

I gigli già arrivati in piazza Duomo, attendono che tutti gli altri abbiano concluso il proprio giro.

I gigli già arrivati in piazza Duomo, attendono che tutti gli altri abbiano concluso il proprio giro.

Con il crescere della devozione e con il passare del tempo, i cerei-gigli della tradizione sono diventati sempre più grandi, fino a essere sostituiti dalle attuali macchine, alte fino 25 metri. «In passato i trasportatori dei gigli erano dei facchini presi da zone limitrofe, i quali si appassionarono alla festa e contribuirono a "esportarla" nei paesi di provenienza. Per questo motivo abbiamo tante feste simili in Campania, per esempio a Barra e Brusciano. Ma i nolani non gradiscono queste manifestazioni copiate e rivendicano l'originalità dei loro gigli», spiega Ballacchino.

Lo sforzo dei "collatori", che trasportano a spalla i gigli.

Lo sforzo dei "collatori", che trasportano a spalla i gigli.

La festa, aggiunge l'antropologa, è stata esportata anche all'estero, anche se con modalità diverse: in particolare negli Stati Uniti, a Brooklyn, viene organizzata in toto dalla parrocchia della Madonna del Carmine, con un unico giglio, in alluminio, che viene trasportato per il quartiere italo-americano. E non mancano i gemellaggi tra le associazioni dei gigli di Nola e quelle americane. «Ogni macchina costa diverse migliaia di euro. Riuscire a fare un giglio, come famiglia o gruppo di amici, è un grande privilegio, motivo di acquisizione di prestigio sociale: la raccolta di fondi, tra amici e parenti, la scelta dei collatori, l'intera organizzazione richiede uno sforzo organizzativo ed economico che crea legami sociali, rafforza relazioni. Ogni paranza ha una sua storia, scegliere di farne parte è in un certo senso come votare un partito politico», dice Ballacchino. I trasportatori sono detti collatori, una parola che deriva dal latino con-fero, portare insieme, che richiama anche l'espressione "cullare", il movimento che fa il giglio trasportato a spalla; e infine evoca il "callo" che si forma sul collo di chi regge le macchine.

Balli di una paranza per i vicoli del centro di Nola.

Balli di una paranza per i vicoli del centro di Nola.

«Una della caratteristiche belle della festa è la sua capacità aggregativa: sotto ogni giglio si perdono le differenze, ci si sente uniti nel santo da onorare, si fa esperienza di amicizia e reciprocità», dice monsignor Depalma, che non ignora i rischi di "inquinamento" della festa. «Il pericolo è che la manifestazione venga utilizzata per creare clientelismo politico o per sponsorizzare qualche personaggio sospetto». Per questo motivo la Chiesa «preme sulla coscienza dei maestri di festa, perché non si entri in una cultura antireligiosa e anticristiana, che può rischiare di essere solo superstizione».

In diverse occasioni il vescovo incontra i maestri di festa, in particolare nei giorni che precedono il 15 maggio, festività della traslazione delle reliquie del santo. Un'opera di sensibilizzazione e formazione viene fatta anche dall'aggregazione ecclesiale "Compagnia di San Paolino", che si riunisce ogni 22 del mese, per un cammino spirituale sull'esempio del Santo dei gigli. «La Chiesa non determina l'organizzazione, ma san Paolino è sempre presente, non c'è casa che non abbia una statua del santo e una qualche riproduzione dei gigli», dice Ballacchino.

Riti devozionali davanti alla statua di San Paolino nel duomo.

Riti devozionali davanti alla statua di San Paolino nel duomo.

Il carattere religioso e il dell'istituzione ecclesiastica viene sottolineato soprattutto la domenica mattina, quando i gigli sostano in piazza Duomo per la benedizione da parte del vescovo. «È un momento commovente, in cui tutta la cittadinanza si ritrova per ascoltare la testimonianza del santo e si stringe intorno alla sua statua che passa in processione tra i gigli».

L'ossatura del giglio è a forma di piramide a tre facce, con una base quadrangolare, e termina con una statua quasi sempre sacra o con la croce. Il rivestimento è costituito da cinque pezzi fatti di stucco e cartapesta con i quali gli artigiani locali rappresentano un soggetto di solito a carattere agiografico, storico, architettonico. Oltre agli otto gigli, la processione prevede anche la realizzazione della barca, che ricorda l'imbarcazione su cui Paolino fece ritorno alla sua terra. La costruzione e il trasporto delle macchine sono affidati a nove comitati di festa che provvedono anche alle spese, procurandosi i fondi con una questua, oltre che con offerte dei membri.

Donne indossano la divisa del proprio comitato.

Donne indossano la divisa del proprio comitato.

L' intera organizzazione della festa e la passionalità con cui viene vissuta hanno il sapore di «antichi rituali collettivi, che affondano le radici anche in riti pagani, come sembra suggerire la simbologia fallica degli obelischi». L'esclusione dell'istituzione, ecclesiastica o politica, dall'organizzazione della festa, che è completamente autogestita dalla popolazione; il fatto che "sotto il giglio" si crei una sorta di livellamento sociale e non vi siano distinzioni tra notaio e operaio; il protagonismo maschile e il ruolo secondario delle figure femminili, che rifocillano gli uomini di famiglia durante la processione e ballano accanto alla macchina da festa; la presenza nel linguaggio comune degli abitanti di Nola di modi di dire e espressioni mutuate dal gergo della festa; l'uso del corpo, come strumento di partecipazione al rito: sono tutti elementi che farebbero la gioia di antropologi e sociologi della religione.

Domenica mattina, il municipio con i gigli schierati dopo una notte di sfilata in città, visto attraverso l'inferriata del duomo di Santa Maria Assunta.

Domenica mattina, il municipio con i gigli schierati dopo una notte di sfilata in città, visto attraverso l'inferriata del duomo di Santa Maria Assunta.

Come è stato per Katia Ballacchino, che spiega: «Sono almeno due le dimensioni legate al rito, in cui entra in gioco il corpo: quella collettiva, attraverso la danza dell'obelisco, che esprime l'appartenenza alla "comunità" dei collatori, che attraverso la loro sofferenza "danno vita" al giglio; e quella individuale, con i tatuaggi e le altre tracce che marcano il corpo dei protagonisti e che diventano segno di riconoscimento, di esclusione o inclusione, a seconda del luogo in cui vengono esposti». È infatti evidente che quello che viene percepito come motivo di orgoglio e anche espressione di virilità – "pataniello", "callo" o "tumore di san Paolino", vale a dire l'escrescenza che si crea sul collo del portatore – fuori dal contesto nolano potrebbe essere visto come un handicap. «Mi sono reso conto che le abitudini e le tradizioni dei miei colleghi romani non hanno nulla a che fare con la festa dei gigli: ciò di cui vado fiero, per loro è solo una malformazione», racconta un giovane collatore trasferitosi nella capitale per lavoro.

La sfilata per le vie del centro dei comitati.

La sfilata per le vie del centro dei comitati.

Si tratta di una constatazione comprensibile, se si considera che la festa dei gigli, a Nola, viene vissuta non come «un tempo altro, eccezionale », ma come evento che accompagna l'intero anno solare. Infatti mentre la festa è ancora in corso, già si inizia a preparare quella dell'anno successivo. La sera stessa della domenica in cui i gigli escono in processione si annunciano i nomi di coloro che l'anno successivo saranno incaricati di preparare le nove macchine in festa. «Da qui partono una serie di rituali che vanno avanti per tutto l'anno: in autunno c'è il passaggio delle bandiere delle corporazioni tra i vecchi maestri di festa e quelli nuovi, e poi si comincia con la progettazione dei nuovi gigli, il lavoro nelle botteghe, la raccolta dei collatori, la preparazione delle musiche, la questua...».

Canti e balli rituali della paranza sotto al proprio giglio prima della partenza per il giro tra i vicoli del centro storico di Nola.

Canti e balli rituali della paranza sotto al proprio giglio prima della partenza per il giro tra i vicoli del centro storico di Nola.

Prima di arrivare alla domenica, al momento clou, vale a dire alla processione dei gigli per la città, c'è tutta una settimana di festeggiamenti "laici": si parte con le prove di assestamento dei gigli "spogliati", la sola struttura di pioppo e abete, per poi procedere al rivestimento con la cartapesta e le decorazioni.

Un momento di pausa lungo il percorso dei gigli.

Un momento di pausa lungo il percorso dei gigli.

Tutte le sere si fa festa nelle strade, fino al venerdì, quando si allestiscono lunghe tavolate all'aperto e i bambini giocano con i loro piccoli gigli, mimando la processione degli adulti; il sabato poi è il giorno dei "comitati", che vede tutte in strada le paranze e i gruppi di amici e familiari dei maestri di festa, e l'esplodere della manifestazione laica, con ballerine e danze popolari, mentre ciascun comitato porge il proprio saluto agli altri otto recandosi presso le rispettive macchine, collocate solitamente vicino alle abitazioni dei maestri di festa. Infine la domenica le migliaia di partecipanti alla festa si ritrovano in piazza, per ascoltare il discorso del vescovo alla comunità e per salutare il busto di san Paolino che esce dal duomo.

Dalla piazza della cattedrale prende avvio la processione dei gigli e della barca, che passando per vicoli e stradine richiedono alle paranze vere e proprie prove di abilità nella conduzione. Quando i gigli sostano davanti alla casa del vescovo, questi – come vuole la tradizione – si affaccia e fa omaggio a ogni paranza di una damigiana di vino, dalla quale tutti i collatori dovranno prendere almeno un sorso. La processione va avanti fino a notte inoltrata e si conclude in piazza, dove i gigli restano per qualche giorno, fino a quando non vengono abbattuti. Ma a questo punto la preparazione della nuova festa è già iniziata e il giro rituale ricomincia.

La banda musicale di un giglio esegue canzoni composte da neomelodici.

La banda musicale di un giglio esegue canzoni composte da neomelodici.

Vittoria Prisciandaro

Jesus n. 7 luglio 2012 - Home Page