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Recensioni.Narrativa straniera.

   
Il fascino indiscreto della nuova Nothomb

di Alberto Carrara


   Letture n.635 marzo 2007 - Home Page Amélie Nothomb,
Diario di Rondine 
(traduzione di Monica Capuani),
Voland, 2006, pagg. 100, euro 12,50.

Anche quest’anno, dopo le vacanze estive, è arrivato, puntuale, il nuovo romanzo di Amélie Nothomb. Jean-Louis Ezine, critico del Nouvel Observateur, dice che questo gli ricorda la Cometa horribilis degli antichi che tornava a una data fissa, per seminare fascino e spavento.

Il romanzo racconta un’altra storia estrema. Il protagonista esce da una cocente delusione amorosa, facendo l’assassino al soldo di una gang di russi. Uccide anche una ragazza, figlia di un ministro, ne sottrae il diario che suscita in lui degli inquietanti sentimenti postumi verso la vittima. Così il testo del diario, insieme alla musica – nella fattispecie quella dei Radiohead – funzionano da antidoto alla iniziale castrazione dei desideri del protagonista. D’altronde, la parola, il testo, il nome sono temi che Amélie Nothomb predilige.

Già, il titolo. Appena tornato a casa dopo aver ucciso la ragazza e dopo averne letto il diario, il protagonista vede entrare nella sua stanza una rondine che si infila dietro il televisore e muore dopo che il telegiornale ha dato la notizia dell’assassinio. Così decide di chiamare Rondine la sua vittima. Il nome dice «la grazia fragile» del testo che rivela «la bellezza incantevole della bimba defunta». Ma lo stesso protagonista cambia nome tutte le volte che cambia vita. Prima si chiama Urbano, poi Innocenzo. Il nome nuovo e il bagaglio minimo che si porta appresso ricordano il «viaggiatore senza bagaglio» di Anouilh. D’altronde le citazioni implicite fanno parte dello «puro stile Nothomb». Anche il finale è in stile. Per sfuggire alla requisizione mangia il diario che è stato il tramite dell’innamoramento per Rondine. Questo lo farà morire di costipazione. Muore per la scrittura e muore mentre sta scrivendo.

Gli editori francesi, dopo il relativo flop di Acido solforico parlano di un’altra Nothomb. In realtà molti tic narrativi ritornano e non si vedono grandi novità rispetto ai romanzi precedenti. Ai posteri, oltre che ai lettori, l’ardua sentenza.

Alberto Carrara

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