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I libri della fede.Recensioni.

   
Cipriano e Girolamo
agli albori della Chiesa

di Gianfranco Ravasi


   Letture n.635 marzo 2007 - Home Page Il grande itinerario della Tradizione della Chiesa ebbe nelle sue prime tappe un orizzonte particolarmente affascinante di manifestazione, quello africano. Là, ad esempio, nel III sec., nella città di Cartagine, apparve la figura di Cipriano, un retore acclamato, che però scelse la via ecclesiastica divenendo vescovo della sua città. Era appena agli esordi del suo episcopato quando scoppiò la persecuzione dell’imperatore Decio. Iniziò, così, un percorso drammatico che coinvolse Cipriano anche coi successori di Decio e che lo condusse al martirio per decapitazione nel settembre 258.

Copertina de: Lettere 1-50Nella collana "Scrittori cristiani dell’Africa romana", da poco inaugurata, appaiono ora, col testo latino a fronte, le Lettere 1-50 del vescovo cartaginese, precedute da un vero e proprio ritratto biografico, letterario e teologico del santo a cura di Carlo Dell’Osso, mentre la traduzione dei testi epistolari è condotta da Maria Vincelli e le note sono di Giovanna Taponecco (Città Nuova, 2006, pagg. 332, euro 42,00).

Questo corpus di lettere (in tutto sono 81) è molto vario per genere, per contenuti e per coordinate cronologiche, ma è prezioso per ricostruire la trama storica di quegli anni turbolenti, per identificare i connotati della personalità di Cipriano, per scoprire problemi ed esperienze delle comunità ecclesiali africane, per approfondire controversie teologiche (in particolare quella sulla validità del battesimo impartito dagli eretici: un concilio di 71 vescovi tenutosi a Cartagine aveva accolto la posizione rigida di Cipriano, in contrasto con la prassi di papa Stefano).

Si ha, così, l’occasione di sentir pulsare, quasi in presa diretta, la vita ecclesiale africana del III sec., anche in rapporto col primato romano, soprattutto di fronte alla vigorosa concezione ciprianea della collegialità episcopale, ossia dell’unità tra i vescovi come successori degli apostoli (si veda la Lettera 33). Pagine interessanti, oltre che al battesimo (come si è detto) e alla penitenza, sono riservate anche all’eucaristia e alla relativa unione indissolubile tra Cristo e il suo popolo (per questo tema bisognerà, però, attendere il volume successivo contenente la Lettera 63, che è la più esplicita al riguardo).

Copertina de: Commento a OseaSempre per stare alla Tradizione cristiana dei primi secoli, ecco un’altra voce, quella di un Padre originale e veemente, Girolamo, che è presentato ora con un suo saggio esegetico biblico concluso nel 406, il Commento a Osea, introdotto, tradotto dal latino e annotato da Marco Tullio Messina (Città Nuova, 2006, pagg. 326, euro 25,00). Come è noto, l’impegno del santo fu innanzitutto di taglio filologico come traduttore della Bibbia in latino. Anche qui emerge in modo netto questa vocazione: egli confronta, infatti, versetto per versetto la versione dall’ebraico da lui elaborata con quella greca dei Settanta.

È solo su questa base che procede l’esegesi e l’interpretazione del testo del profeta. Da un lato, dunque, si delinea la lettura storico-letteraria e qui si ha una sorpresa: contrariamente alla sua consuetudine di impronta "letterale", Girolamo ritiene che l’ordine divino impartito a Osea di prendere in moglie una prostituta sia una allegoria e non un dato storico. D’altro lato, in tal modo, emerge nettamente la possibilità di un’applicazione spirituale senza che essa contraddica l’interpretazione storico-critica.

Un biografo d’eccezione

Copertina de: Vita di san FrancescoIl nostro viaggio nella Tradizione prosegue ovviamente per sbalzi e, così, proponiamo una terza tappa nel Medioevo suggerendo una deliziosa edizione della Vita di san Francesco di san Bonaventura, tradotta dal latino da Antonio Donadio (Paoline, 2006, pagg. 188, euro 28,00). Si tratta della cosiddetta Legenda Major, la biografia del Poverello commissionata ufficialmente dal Capitolo generale francescano nel 1260 al celebre Dottore serafico. Si voleva, così, avere un profilo codificato di Francesco che non comprendesse solo la fisionomia storica ma anche quella spirituale che Bonaventura illustra ricorrendo alle tre vie: la "purgativa" per la conversione (cc. 1-4), l’"illuminativa" per l’esperienza ascetica delle virtù (cc. 5-12), l’"unitiva" per la dimensione mistica (cc. 13-15). Si ha, così, tutta la fragranza della biografia intessuta di eventi alti e intensi, ma anche l’ingresso nell’interiorità e nella testimonianza ecclesiale del santo di Assisi. La lettura del testo, di sua natura già affascinante, è ulteriormente esaltata dall’apparato iconografico basato sulle miniature di un codice latino del XIII-XIV sec. conservato nel convento Cardenal Cisneros di Madrid.

"Raccolte pontificie"

Copertina de: n principio Dio creò il cielo e la terra. Riflessioni sulla creazione e il peccatoSul filo della Tradizione ecclesiale giungiamo sino ai nostri giorni proponendo due volumi con scritti di Joseph Ratzinger – Benedetto XVI. Il primo contiene l’elaborazione di quattro prediche quaresimali tenute dall’allora arcivescovo di Monaco nel 1981, successivamente riprese e approfondite. Il tema emerge chiaramente nel titolo ed è di grande attualità: In principio Dio creò il cielo e la terra. Riflessioni sulla creazione e il peccato (traduzione di Carlo Danna, Lindau, 2006, pagg. 136, euro 12,50).

L’analisi tiene conto del groviglio di questioni che s’annodano attorno al tema, soprattutto nel confronto tra teologia e scienza: «Compito delle scienze naturali – scrive l’autore – è chiarire attraverso quali fattori l’albero della vita si differenzia e si sviluppa, mettendo nuovi rami». Compito, invece, della teologia è affermare che «i grandi progetti della vita non sono un prodotto del caso e dell’errore né sono il prodotto di una selezione, cui si attribuiscono predicati divini che in questa sede appaiono illogici, ascientifici, un mito moderno».

Copertina de: Vi ho chiamato amiciL’altro volume offre una raccolta di articoli di Ratzinger disposti secondo un filo logico e posti globalmente sotto il titolo Vi ho chiamato amici (traduzione di Giuseppe Reguzzoni, San Paolo, 2006, pagg. 116, euro 10,00). Significativo è il sottotitolo, "La compagnia nel cammino della fede", che l’autore precisa essere la Chiesa, la quale ci purifica per ascendere alla «vera altezza dell’essere uomini, cioè alla compagnia con Dio», alla pienezza di vita con lui. Ma l’analisi condotta nei vari saggi spazia su molte questioni delicate ecclesiali post-conciliari come la situazione dell’ecumenismo, l’unicità di Gesù Cristo, le interpellanze del terzo millennio e così via.

Cantici degli sposi

Copertina de: Su matrimonio e famigliaA questo punto vorremmo riservare lo spazio che ci rimane a un unico soggetto trattato secondo angolature diverse da una trilogia di testi da poco editi. Si tratta del tema del matrimonio. Naturalmente la nostra prospettiva è quella teologica e così partiamo da una piccola ma suggestiva sintesi elaborata in passato (e ora riproposta) da don Abramo Levi, Su matrimonio e famiglia (Servitium, 2006, pagg. 73, euro 8,00): non per nulla essa si avvale anche in questa nuova edizione di un’appassionata presentazione di padre David M. Turoldo, il quale ricama sul tema una sua riflessione originale. Quello di Levi vuole essere un «discorso secondo le Scritture», come recita il sottotitolo ed è proprio con la decifrazione di questa locuzione che si apre il libretto, offrendo così una vera e propria prospettiva ermeneutica. Anzi, di taglio interpretativo è anche il secondo capitolo che isola le "contraddizioni" che si annodano e si sciolgono all’interno della famiglia (tra specie umana e genere umano, tra uomo e donna, tra genitori e figli). È solo alla fine, in poche pagine, che si ha il ritratto della "famiglia secondo le Scritture", un abbozzo teologico in senso stretto, comprensibile solo con le premesse così ampie prima dispiegate. «Mi ha introdotto nella cella del vino e il suo vessillo su di me è amore», esclama la donna del Cantico dei cantici (2, 4). All’insegna di questa immagine curiosa e "inebriante" quattro studiosi greci ortodossi hanno proposto le loro «parole sull’amore e sul matrimonio»: Stavros S. Fotiou, Anna Marini (che è un ricercatrice greca nonostante l’onomastica), Gheorghios Patronos e il noto filosofo e teologo Christos Yannaras presentano i loro saggi nel volume Copertina de: La «cella del vinoLa «cella del vino» (Servitium, 2006, pagg. 208, euro 10,50). La Marini racconta poeticamente il fiorire dell’amore e il suo trasfigurarsi nella liturgia nuziale; Fotiou è più attento alla «semantica dell’eros» e agli aspetti gloriosi e oscuri che esso comporta; Yannaras, con l’originalità intuitiva e creativa che lo distingue, propone una comparazione tra verginità monacale e il matrimonio, strade parallele segnate da una necessaria «dedizione erotica», destinata all’approdo comune nell’amore per il Regno di Dio, pur nella diversità dei percorsi.

Al centro del libro sta il saggio più ampio e articolato, un vero e proprio libro a sé stante, cioè il testo del teologo Gheorghios Patronos che ha alle spalle una vasta pratica di studi e di pastorale in Europa e in Africa. La sua trattazione tocca esplicitamente sia la teologia sia l’esperienza del matrimonio: i principi fondamentali religiosi sono declinati all’interno della vicenda esistenziale della coppia, secondo le istanze complesse che il sacramento propone radicandosi nella umanità della donazione d’amore. In questa luce, ci sembra significativo accostare la terza opera che è frutto di un importante filosofo argentino, Alberto Caturelli, che è non solo studioso ma anche erede del pensiero del nostro Michele Federico Sciacca: Copertina de: Due una sola carneDue una sola carne (traduzione di Pier Paolo Ottonello, Ares, 2006, pagg. 407, euro 18,00). Alla base c’è la fondazione metafisica della persona e delle sue relazioni: essa si oppone a una visione meramente empirista e pragmatista che dissolve l’anima intima e radicale dell’amore riducendolo a occasionale esperienza erotica o sentimentale.

Lo scritto di Caturelli parte, allora, dall’anima e dall’essere incarnato umano, offrendo così un fondamento antropologico che cresce e sostiene lo stato esistenziale del matrimonio e della famiglia. È a questo punto che si apre anche l’orizzonte soprannaturale, illustrato dalla dottrina biblica dell’«immagine e somiglianza» presente in Genesi 1, 27 e del "mistero" nuziale esaltato da san Paolo. Si procede, così, verso un discorso teologico e pastorale che è condotto con freschezza e intensità dall’autore il quale riesce a conservare la compattezza tra naturalità e trascendenza dell’amore nuziale, tra esistenza ed essere, tra metafisica e mistica, tra fede e amore, tra storia ed escatologia. Un testo, quindi, da meditare sia da parte di coloro che vivono una simile vicenda, sia da parte di coloro che la vogliono comprendere per presentarla poi ai loro figli o alle comunità cristiane.

Gianfranco Ravasi

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