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I libri della fede.Recensioni.

   
Tra pellegrinaggio
e turismo religioso

di Gianfranco Ravasi


   Letture n.638 giugno-luglio 2007 - Home Page Questo fascicolo della nostra rivista è destinato a due mesi nei quali ha avvio il rito delle vacanze, soprattutto quelle scolastiche. Vorremmo, allora, lasciare spazio solo a un duplice genere: da un lato, un paio di libri di "viaggio", naturalmente con un’impronta religiosa e, d’altro lato, a un paio di testi di approfondimento teologico. Un antico aforisma arabo classifica tre tipologie di viaggiatori.

C’è chi procede coi piedi, impolverandoli per le strade del mondo e acquietandoli nelle locande e nelle soste. Costoro sono i mercanti. C’è, poi, chi avanza di terra in terra con gli occhi, scoprendo, ammirando, conoscendo. Si tratta del "sapiente", che può essere in pratica comparato al turista tradizionale. Infine, c’è chi viaggia col cuore ed è colui che vuole «mettere in luce la perla segreta» dei luoghi, dei monumenti e dei popoli che incontra. Il suo nome è "pellegrino". Ebbene, ai nostri giorni, a fondere insieme la seconda categoria con una parte della terza, quella celebre e universale del pellegrinaggio, è il cosiddetto turismo religioso, una nuova tipologia che non esclude dal suo itinerario la ricerca di memorie spirituali, pur procedendo "laicamente" per hotel, visite guidate o eventi e manifestazioni varie.

Due itinerari della fede...

A questo genere vogliamo ricondurre due opere radicalmente diverse tra loro per qualità e impostazione. La prima è stata elaborata da una figura nota del panorama culturale, sociale e mondano di Roma, Alessandra Borghese, che nei suoi libri più recenti ha narrato anche i suoi percorsi interiori (Con occhi nuovi o Sete di Dio, entrambi editi da Piemme), ma che ha imboccatoCopertina del volume: Sulle tracce di Joseph Ratzinger. anche il genere a cui vogliamo rimandare col suo Ritorno in India dell’anno scorso e soprattutto con questo particolare viaggio nella Baviera Sulle tracce di Joseph Ratzinger (Cantagalli, 2007, pagg. 160, euro 13,50). Tra l’altro, è significativo che i cataloghi delle agenzie dedicate ai pellegrinaggi abbiano effettivamente in programma degli itinerari nella patria di Benedetto XVI.

Il turismo religioso – a differenza del pellegrinaggio che, pur usando piedi e occhi (per stare alla metafora araba), punta al santuario in modo precipuo – non teme di allegare racconti di incontri e di esperienze, descrizioni di città e di panorami, momenti di divagazione e di svago. Così, in queste pagine affiora anche la politica, si concretizza il fenotipo antropologico bavarese, che non è certo automaticamente sinonimo di tedesco, con la sua trilogia "tradizione, famiglia e fede" inalberata a vessillo. Non si chiudono gli occhi (e la bocca) davanti alla carnalità di una cucina sostanzialmente pesante, offerta sotto i castagni delle Gasthof, e soprattutto dell’onnipresente birra che ha la sua liturgia profana nella paganeggiante celebrazione dell’Oktoberfest. Ma le tappe di questo vagare per borghi e valli, accolti da quel Grüss Gott che ha perso la sua anima sacrale ma che rimane pur sempre una stimmata religiosa nel tessuto delle relazioni sociali, sono quelle vissute dal ragazzino Joseph Ratzinger, a partire dal suo paese natale, Marktl am Inn, passando attraverso una costellazione di altri centri che ne scandiscono la crescita, il sacerdozio, la sua carriera accademica e l’approdo alla cattedra episcopale della capitale Monaco.

Avendo anch’io visitato anni fa a lungo quei luoghi riesco col racconto molto "personalizzato" della Borghese a rivederli quasi in presa diretta. Essi, però, sono ormai segnati dal nuovo imprinting che è quello appunto del turismo religioso. C’è, così, l’oasi dell’abbazia di Scheyern o del santuario di Altötting, tanto caro all’attuale Pontefice che lo definì «cuore della Baviera e uno dei cuori dell’Europa»; c’è anche Tittmoning, «il paese dei sogni della mia infanzia», come egli confessava: la sua casa è ora occupata da una banca sulla quale si srotola una scritta latina che contiene un errore curioso, che noi siamo inclini ad attribuire però all’autrice del libro (o all’editore) e non certo ai rigorosi tedeschi: Gloria in excelsis Deo atquae (sic!) in terra pax. E c’è anche la graziosa dimora della sorella defunta del Papa, Maria, con l’immancabile gatto, a Pentling, nei pressi di quella Regensburg, entrata nelle orecchie di tutti non tanto perché là il professor Ratzinger fu docente ma per una questione filologica che in realtà pochi hanno affrontato, sollevata dal discorso là tenuto dall’ormai papa Benedetto XVI.

Parlavo sopra di due testi di turismo religioso. Il secondo è una silloge di voci e di mani: si tratta, infatti, di una decina di studiosi che descrivono e approfondiscono il fascino culturale e spirituale di una nazione vista spesso con sospetto dall’Occidente. È la stupenda Siria, una terra che ho avuto occasione di percorrere in lungo e in Copertina del volume: Siria. largo e che mi è rimasta nel cuore: autori vari, sotto la cura di Mattia Guidetti, elaborano una ricostruzione storico-culturale e spirituale della Siria (Jaca Book, 2006, pagg. 226, euro 18,00). Là, certo, non si va in pellegrinaggio, anche se a Damasco ci sono segni suggestivi della memoria di san Paolo: chi, infatti, non sa cosa significhi lo stereotipo "la strada di Damasco", per designare una conversione (Strindberg insegna…)? Tuttavia, quella regione dalla civiltà plurimillenaria e marcata dal sigillo di fedi diverse reca in sé l’impronta di molteplici esperienze spirituali, spesso oscillanti tra mito e storia: pensiamo all’Abramo biblico che sosta sull’acropoli di Aleppo ma anche al cristianesimo di Antiochia, ove nacque lo stesso termine "cristiano" (Atti degli apostoli 11,26), allo splendore della Grande Moschea di Damasco e così via. Recita infatti un hadith, detto extracoranico di Maometto: «La fortuna accompagna le genti di Siria… perché gli angeli hanno steso su questo paese le loro ali».

Là, accanto alla varietà delle espressioni dell’islam (curiosa è, ad esempio, la dottrina degli alauiti a cui appartiene la "dinastia" degli Assad, capi dello Stato attuale), c’è un ancor più vasto spettro multicolore di comunità cristiane coi loro simboli antichi, come il mirabile e monumentale monastero di Simeone lo stilita o l’"occidentale" e crociato Krak dei Cavalieri. Il volume, che ovviamente si inoltra anche in altri territori culturali (s’interessa persino del romanzo siriano e della stessa modernità), deve essere una guida parallela da tenere in mano, accanto alla sempre esemplare guida verde di Siria del Touring Club: solo così il viaggiare con gli occhi, atteggiamento tipico del turista, acquisterà un fremito ulteriore, capace di toccare il cuore e l’anima trasformandoci in viaggiatori dello spirito.

...e due soste per lo spirito

Dopo l’ampio spazio riservato al viaggio con le sue implicazioni religiose, proponiamo ora, durante la quiete dell’estate, due testi di approfondimento. Il primo è uscito proprio quando il mercato librario si era infiammato per l’Inchiesta che Augias e Pesce avevano condotto sul Gesù storico. Si tratta del Gesù di un teologo laico tedesco, docente nella prestigiosa Heidelberg, Klaus Berger, 66 anni (traduzione di Anna Bologna, Queriniana, 2007, pagg. 672, euro 46,00). Lo studioso in queste pagine – presentate nell’edizione italiana da uno dei nostri maggiori neotestamentaristi, RinaldoCopertina del volume: Gesù. Fabris – depone il tocco accademico senza però rinunciare al rigore dell’argomentare e del documentare, compiendo un’operazione che a mio avviso è indispensabile. Per ricomporre la figura completa di Gesù Cristo, è necessario vagliare nei Vangeli non solo i dati storici ma anche le interpretazioni teologiche. Proprio come nessuno più crede al giornale che proclama di offrire i fatti separati dalle opinioni, perché lo stesso raccontare è interpretare e ricostruire l’evento (che in sé è "puntuale" e irripetibile), così diventa sempre più significativo tener conto dell’esplicita qualità dei dati evangelici che intrecciano storia e teologia, eventi e kerygma, documento e analisi.

Così, ad esempio, nell’amplissimo spettro delle 672 pagine di Berger, anche la risurrezione di Cristo che il tradizionale storico positivista subito ritagliava dalle pagine evangeliche per gettarla nel cestino del mito o almeno per spedirla alle esclusive competenze del teologo, viene non solo allegata e catalogata secondo il suo specifico profilo ma anche riconosciuta nella sua dotazione di "verità". È quella "dimensione della realtà" che si può denominare "mistica", proprio perché il reale non è monocorde e comprende «più piste, l’una accanto all’altra». Il concetto di storia è, perciò, ben più complesso e articolato di una mera fenomenologia "evenemenziale" ed esige un filtro interpretativo molto più sofisticato di quello elaborato dalla storiografia ottocentesca, prevalentemente in vigore ancor oggi. L’operazione è certamente delicata perché ci può essere il rischio di sbavature o di tarature poco calibrate (e, sempre a mio avviso, qualche sbandamento appare anche in queste pagine). Sta di fatto, però, che il libro di Berger è una bella sorpresa e segna non tanto una svolta in sede accademica (esistono già approcci analoghi) ma in sede di applicazione sistematica, coerente e soprattutto di facile accessibilità a un più ampio orizzonte di lettori. In pratica è stata un’anticipazione del Gesù di Nazaret, l’opera cristologica – dal successo travolgente – di Benedetto XVI.

Nella serenità delle future vacanze un posto adatto potrebbe avere anche un altro volume, opera di quello che consideriamo, col tedesco Rudolf Schnackenburg, il massimo studioso cattolico di Giovanni del secolo scorso e uno dei maggiori noetestamentaristi, l’americano Raymond E. Brown (1928-1998). Con la cura di Francis Copertina del volume: Introduzione al Vangelo di Giovanni. J. Moloney, esegeta divenuto noto nei mesi scorsi per aver avallato il Vangelo di Giuda, romanzato da Jeffrey Archer per Mondadori, appare ora questo saggio, l’Introduzione al Vangelo di Giovanni (traduzione di Gianmaria Zamagni, Queriniana, 2007, pagg. 389, euro 32,00), uno scritto ovviamente ben diverso dal libretto di Archer. Il testo era quasi pronto per la stampa al momento della morte dell’autore che aveva, tra l’altro, alle spalle un famoso commento al quarto Vangelo (tradotto in italiano dalla Cittadella di Assisi). In questo volume egli fa il punto sulle ricerche esegetiche giovannee e apre nuovi paradigmi interpretativi.

Anzi, rispetto al precedente commentario, si potranno notare variazioni e approfondimenti significativi: c’è, ad esempio, un imponente scavo storico-critico nella tradizione giovannea di cui il Vangelo costituisce una testimonianza e un approdo decisivo; si delinea lo spettro non solo degli influssi ideologici che attraversano quelle pagine ma anche i loro fremiti e ammiccamenti apologetici; si consacra un’attenzione particolare alla dimensione letteraria del testo e si vagliano le ipotesi più interessanti sull’orizzonte di nascita e crescita del quarto Vangelo. Maun fascino particolare promana dal vasto capitolo dedicato alle "questioni cruciali della teologia giovannea", in particolare a due ambiti di alto rilievo, la cristologia e l’ecclesiologia (che coinvolge anche la questione sacramentaria). Siamo, dunque, di fronte a un affresco grandioso che se, da un lato, mostra il livello considerevole raggiunto dall’esegesi biblica, d’altro lato, riesce a svelare la straordinaria ricchezza di un Vangelo che giustamente Origene celebrava come «il fiore delle Scritture».

Gianfranco Ravasi

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