Periodici San Paolo - Home Page

Se ne parla.

  
I nuovi Gesù - 1
Il Vangelo di Giuda Iscariota

di Paolo Pegoraro
  


   Letture n.638 giugno-luglio 2007 - Home Page

Mai come oggi si è visto un forte interesse editoriale per le origini della religione cristiana e la figura storica di Gesù. Dedichiamo due approfondimenti a questa copiosa produzione, iniziando dal caso del Vangelo di Giuda.
   

Addentrarsi nella lettura degli scritti cristiani apocrifi conferma una verità antica e semplice: niente di nuovo sotto il sole. Le più ardite fantasie sulla figura di Gesù, i più spericolati ricami attorno al suo entourage, i tentativi di riempire "buchi" e silenzi dei Vangeli con le più disparate speculazioni sono una costante che accompagna il cristianesimo dai suoi primi secoli fino a oggi. Su Tommaso l’incredulo e Maria Maddalena film e romanzi sono sovrabbondanti. Ora il momento di gloria tocca all’Iscariota. Sì, parliamo proprio di Giuda, assurto nell’immaginario occidentale a figura per antonomasia del Tradimento, al punto che il critico Frank Kermode poté scrivere che Giuda non è un personaggio storico ma una funzione narrativa. Su di lui i Vangeli seminano indizi, anche contraddittori, senza interessarsi a un’interpretazione complessiva delle sue motivazioni. Perché tradire il proprio maestro e, forse, Messia? È una di quelle domande che infuocano per millenni la miccia dell’immaginazione.

Prendiamo il Giuda di Jesus Christ Superstar, ad esempio, colpito da delusione politico-religiosa e, infine, colto dal dubbio che Gesù volesse essere tradito: chi avrebbe mai detto che il copione di questo cult movie potesse essere scritto verso il 150 d.C.? Eppure qualcosa di simile riporta il Vangelo di Giuda, un testo gnostico in copto che è stato abilmente smerciato oltre la cerchia degli addetti ai lavori. Secondo questo antico scritto sarebbe stato Gesù stesso a chiedere a Giuda, il suo pupillo, di consegnarlo alle autorità in modo che il suo spirito fosse "liberato" dall’involucro esteriore: un’ipotesi derivata chiaramente dalla visione gnostica, insomma, secondo cui corpo e materiale sono una prigione da cui si può solo fuggire. Il Vangelo di Giuda, inoltre, non ha alcun intento testimoniale: ci aiuterà a scoprire qualcosa sugli ambienti sethiani e cainiti che lo concepirono, niente però sulle figure storiche di Gesù e di Giuda.

La pubblicazione di questo documento è stata travagliata e oggetto di forti interessi economici. La versione ufficiale del suo ritrovamento e restauro è raccontata da Herbert Krosney ne Il Vangelo perduto (National Geographic, pagg. 295 + dvd, euro 24,90), ma va detto subito che si tratta di un racconto parziale e dai toni biecamente sensazionalistici. Gli aspetti meno puliti della vicenda vengono invece messi in piazza da un rancoroso James S. Robinson – curatore dell’edizione completa dei testi di Nag Hammadi, escluso però da questo progetto – ne I segreti del Vangelo di Giuda (traduzione di D. Fasic, Sperling & Kupfer, 2007, pagg. 222, euro 18,00). Il codice che contiene il nostro scritto apocrifo, infatti, è stato fatto uscire illegalmente dall’Egitto, ragion per cui ha faticato ha trovare un acquirente ed è stato sballottato per un ventennio tra gli Stati Uniti e l’Europa. Nel frattempo – grazie al fatale passaggio dal secco clima egiziano a un’umida cassetta di sicurezza newyorkese – il supporto papiraceo andava sgretolandosi, e il 15% del testo è andato perduto. Ciò nonostante la responsabile della vendita, presentata da Krosney come una spassionata mecenate desiderosa soltanto di riabilitare la memoria di Giuda, ha intascato due milioni e mezzo di dollari dall’operazione, cioè otto volte il prezzo da lei pagato.

Venendo al testo del Vangelo di Giuda, il lettore può scegliere tra la traduzione ufficiale dall’inglese (traduzione di E. Lavagno, White Star, pagg. 174, euro 18,00) e una seconda, che ci permettiamo di consigliare, perché condotta direttamente dal copto all’italiano (a cura di E. Giannetto, Medusa, 2006, pagg. 95, euro 9,00). Chi volesse comprendere il significato di questo testo al di là dei fumi della propaganda apprezzerà il volumetto del biblista anglicano Tom Wright, preciso e di facile lettura: Giuda e il Vangelo di Gesù (traduzione di L. De Santis, Queriniana, 2007, pagg. 135, euro 11,00).

Tanto per fare un esempio, se questo apocrifo raccontasse davvero una versione dei fatti alternativa a quella dei Vangeli sinottici, come sostiene il team ingaggiato dalla National Geographic, perché anche negli altri scritti apocrifi Giuda viene descritto in modo negativo? Un altro esempio. Harold Bloom ed Elaine Pagels sostengono che la demonizzazione della figura di Giuda nei Vangeli sinottici sia un elemento di antisemitismo: Giuda rappresenterebbe ogni giudeo che, non avendo accettato Gesù come Messia, lo avrebbe tradito. Wright smonta la costruzione in un baleno. Considerando che gli autori e i personaggi dei Vangeli sono tutti ebrei, come accusarli di antisemitismo? Considerando che il Vangelo di Giuda viene da ambienti gnostici che deridono il Dio d’Israele quale demiurgo malevolo, come farne un libro di "riabilitazione" del giudaismo? Inoltre, se "Giuda/giudeo" fosse un nome simbolico, i Vangeli dovrebbero nominarne uno solo, mentre tra gli apostoli troviamo un altro Giuda, detto Taddeo; e secondo il Vangelo di Tommaso, il nome completo del discepolo incredulo sarebbe Giuda Tommaso ("Tommaso" è un soprannome e significa "gemello").

Interessantissimo anche lo studio Giuda l’oscuro. Letteratura e tradimento (Claudiana, 2007, pagg. 156, euro 13,50) di Antonio Di Grado, che analizza il "personaggio" Giuda nella letteratura del secolo scorso. Giuda, infatti, ha subito un processo di mitizzazione dell’alternativo, di ascesa a simbolo della dissidenza e di controaltare delle "versioni ufficiali". Concludiamo la nostra rassegna con due romanzi a titolo d’esempio. Il primo è Il Vangelo secondo Giuda (apocrifo) (traduzione di R. Belletti, e/o, 2007, pagg. 301, euro 16,50) di Henryk Panas, uscito nel 1974, l’anno successivo al già citato musical di Lloyd Webber. Giuda, qui, è un mercante di Alessandria d’Egitto scettico e coltissimo – conosce Buddha, Gesù pende dalle sue labbra – che si accoda al rabbi solo per irretire Maria Maddalena. Si tratta di un testo raffinato che pretende però di ricostruire la vicenda di Gesù ignorando volutamente i dati biblici. Considerando i Vangeli la più antica testimonianza in nostro possesso su Gesù, sarebbe come voler scrivere la biografia di Socrate escludendo i dialoghi platonici.

Il Vangelo secondo Giuda di Beniamino Iscariota (traduzione di A. Biavasco e V. Guani, Mondadori, 2007, pagg. 118, euro 12,00) di Jeffrey Archer e Francis J. Moloney ci presenta un Giuda discepolo di Giovanni Battista che, da prediletto di Gesù, diventa per equivoco capro espiatorio e catalizzatore del tradimento dei discepoli. Nonostante la veste grafica kitsch (il libro è stampato in due colori e le righe sono numerate come versetti!), l’apparato critico è affidabile e ricco di rimandi agli scritti neotestamentari.

Paolo Pegoraro

   Letture n.638 giugno-luglio 2007 - Home Page