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Recensioni.Il libro del mese.

   
Dal profondo Sud alla morte in TV

di Roberto Carnero


   Letture n.640 ottobre 2007 - Home Page

Giancarlo Liviano D’Arcangelo, 
Andai, dentro la notte illuminata

pe-Quod, 2007, pagg. 256, euro 15,00.

Il libro di questo mese è l’opera prima di un giovane scrittore, Giancarlo Liviano D’Arcangelo, classe 1977, nato a Bologna ma vissuto soprattutto in Puglia. Un romanzo caratterizzato da qualche elemento forse non giunto a completa maturazione (nella struttura e nello stile), ma dotato di più di un punto di interesse. Un’opera che abbiamo letto con curiosità anche per il tema che affronta, quello di un reality show televisivo estremo, anzi folle, perché il vincitore tra i partecipanti otterrà in premio niente meno che il proprio suicidio. Sì, avete letto bene: chi vince potrà suicidarsi lanciandosi dal Golden Gate di San Francisco. Non a caso la trasmissione si intitola Golden Death (morte dorata). Saranno gli spettatori a scegliere, ovviamente con il televoto, il vincitore, cioè colui che potrà coronare il proprio sogno. Morendo fisicamente, sì, ma conseguendo così, in mondovisione, l’immortalità. Con la fama di una nuova icona della cultura di massa.

Copertina del volume.I concorrenti sono un condannato a morte, un malato di Aids, un uomo evirato, una coppia di innamorati e infine Alex, un giovane italiano, sul quale si incentra l’attenzione del narratore. Tutti, di fatto, avrebbero qualche motivo per voler morire o per disprezzare una vita che, comunque, sarebbe per loro piuttosto breve. L’unico che invece non ha una motivazione apparente è Alex. Si stupisce e si interroga sulla determinazione del ragazzo il presentatore dello show, o meglio del «più grande reality show mai concepito da mente umana», un anchorman su di giri, il cinico e spregiudicato Alvin Nathan Muggeridge. C’è anche una madrina dello show, la ricca e bella ereditiera Paris Hilton, la quale, fuori gara, si getta per prima dal Golden Gate. Ma la ritroveremo a fine romanzo, viva e vegeta: miracolo o inganno spettacolare? Questo non è spiegato, e, volendo, è uno dei punti del testo in cui la coerenza interna segna il passo.

Dicevamo di Alex. È il personaggio a cui l’autore dedica il maggior numero di pagine, anzi una sorta di "romanzo nel romanzo" incentrato sulla sua vita prima della decisione di partecipare allo show: con tutta la noia provinciale di una cittadina del Sud, della famiglia d’origine, di un lavoro che non amava, con i triti e tristi riti sociali, con le delusioni sentimentali che minano nel giovane la fiducia in sé, fino alla perdita di status in seguito a una crisi economica. Lì probabilmente risiedono le motivazioni che l’hanno condotto a partecipare a quell’assurdo spettacolo suicida. Inoltre il ragazzo probabilmente non si ama molto. Potrebbe essere significativa in tale direzione la scena di sesso sado-maso a cui soggiace in un night-club prima dell’ingresso nello show: la ricerca di una dominazione da ottenere per via sessuale è forse indicativa di un certo disprezzo di sé.

Il presentatore Muggeridge intuisce da subito il rischio che il ragazzo sta correndo. Proprio perché non ha ragioni plausibili per suicidarsi, gli spettatori potrebbero scegliere proprio lui. Cosa che accadrà, anche se lui nel frattempo avrà cambiato idea. Non vi diciamo come andrà a finire, perché rivelare il finale di un romanzo tutto basato sulla suspense di quello che accadrà sarebbe una grave scorrettezza verso le persone desiderose di leggerlo. Ci limitiamo ad anticiparvi che a un certo punto si verificherà un black-out, dalle conseguenze inaspettate.

Come valutare il romanzo? Il libro si presta a diverse ipotesi interpretative. Antonio Rizzolo – che ne apprezza lo stile maturo, anche se relativamente povero di dialoghi (l’autore confesserà di aver preferito evitare il ricorso al parlato in presa diretta, sapendosi meno ferrato da un punto di vista tecnico in quella modalità di scrittura) – legge la scelta di Alex come una reazione al vuoto di senso che il personaggio incarna: la morte "in diretta" come estrema possibilità di apparire e, paradossalmente, di sentirsi almeno un po’ vivi. Perché ciò che la tradizione (la famiglia, la terra d’origine, la religione della comunità) propone non è in grado di offrire una possibilità di salvezza. «Ma», aggiunge Rizzolo, «la domanda di senso non ottiene risposta». L’autore risponde affermando che il suo intento era quello di «fotografare una certa realtà, quella di individui che esprimono non un coinvolgimento umano su questioni importanti, ma, semplicemente, certi bisogni fittizi indotti dalla civiltà massmediale nella quale siamo immersi». Per Sergio Tosatto, in effetti, il libro coglie bene il «paradosso insostenibile chiesto dall’odierna società dei consumi, che impone certi comportamenti, ad esempio l’acquisto di alcuni beni, e ci si sente liberi quando, grazie al denaro che si ha, si possono comprare quelle cose, magari inutili e solo imposte; mentre, se per caso non si ha la possibilità di farlo, ci si percepisce come schiavi». Questa è proprio la realtà di Alex, il quale – spiega lo scrittore – «cercava una sublimazione e sperimenta invece una desublimazione». Forse perché il finto mondo televisivo non fa che amplificare la grande finzione, spettacolare e consumistica, nella quale siamo immersi.

Certo, l’idea di un Grande Fratello per aspiranti suicidi potrebbe apparire surreale (anche se qualche tempo fa si era diffusa la notizia, poi fortunatamente smentita, che si stava allestendo un reality show basato sulla donazione degli organi). Eppure Aldo Giobbio nota come la morte in quanto spettacolo abbia, nella civiltà occidentale, una lunga tradizione: dagli spettacoli gladiatori dell’antica Roma agli "autodafé" dell’Inquisizione, fino alla stessa corrida, che prevede l’uccisione del toro e a volte anche del torero. Per non parlare, nel corso dei secoli, delle esecuzioni capitali sulla pubblica piazza: sempre affollatissime. Caso mai c’è da stupirsi che la Tv non ci sia ancora arrivata. In fondo anche una popolarissima trasmissione come L’isola dei famosi è basata sul gusto sadico degli spettatori che vogliono vedere i partecipanti soffrire.

Anche Ferruccio Parazzoli, che pure lamenta nel testo la mancanza di un editing adeguato, sottolinea la vicinanza del libro di Liviano D’Arcangelo alla realtà che conosciamo: «È un romanzo che accende le luci sulla realtà. Attraverso l’esasperazione di una situazione evidentemente estrema, getta una luce su ciò che ci sta intorno, facendoci percepire meglio tutta l’assurda brutalità e la gratuita volgarità di molte cose che oggi accadono, in tv e non solo. Per questo avrei calcato maggiormente il pedale sulla parte del reality show, lasciando invece perdere le pagine del "romanzo di formazione" del protagonista nella nativa Puglia». 

«Consigli preziosi», riconosce il giovane autore. Il quale ci dice che sta già lavorando a un nuovo libro, dedicato al tema del potere. L’ambientazione sarà un’Italia del Sud dove, in alcune realtà locali, poche famiglie acquisiscono un grandissimo potere che si estende a molti ambiti: dall’economia alla politica, fino allo sport. «Mi incuriosiscono», afferma lo scrittore, «i meccanismi attraverso cui il potere si ramifica a più livelli, in base a un archetipo tutto italiano». Ma il suo autore di riferimento è straniero: il Don DeLillo di Underworld. Forse è da questo fecondo incrocio che nasce l’originalità di scrittura di Giancarlo Liviano D’Arcangelo.

Roberto Carnero

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