È il
tramonto. Seduta sul cornicione del suo palazzo sotto cui brulicano
"miliardi" di persone, Alice ha accanto Gesù che, silenzioso,
guarda lontano. Nuvole minacciose rotolano verso di lei che si getta nel
vuoto, ma non muore, mentre muoiono tutti gli altri. È il primo dei
tanti sogni inquieti di Alice, una ventenne che indossa sempre jeans e
giubbotto, ha il corpo tatuato, assume le stesse medicine della madre,
"invalida depressa", fa uso di cocaina, lavora in un call
center che sta per trasferirsi in India ed è innamorata di Edo, sparito
d’improvviso.
Ambientato
a ridosso del Natale, Per sempre di Edoardo Nesi passa dalle
latitudini oniriche della protagonista, popolate da sterminate folle,
alla mediocre quotidianità di autobus fumiganti e zeppi di
extracomunitari, cinema e centri commerciali, pub e discoteche, strade
inghiottite da voragini e scuole occupate. Tra realismo microscopico e
grandi metafore esistenziali, comuni miserie e l’«infinito
incomprensibile» scorrono i poveri giorni di uomini indifferenti: gli
innamorati di un fantasma e quelli che camminano senza alzare gli occhi
al cielo.
Serena, circondata dal «buio eterno dello spazio»,
la giovane rivolge le sue preghiere a Gesù, vestito di bianco, come nei
film, e invisibile in mezzo al suo popolo, oppure, perduta in un
inganno, crede di seguire in televisione «un prodigio».
Pedinata dall’immagine del suo amore, splendente «come una supernova»,
trova la forza di mettere fine a una pena. In una prosa sottile fino a
una rarefatta musica, il libro coglie i simboli che fioriscono sulle
nostre avventure accompagnandoli nel regolare flusso delle cose; si
avvicina all’ineffabile incantamento della natura ricavandone un senso
di solitudine; turba ma spalanca un’aria di pace. La fantasia
visionaria si appaga delle proprie eccitazioni e specchia in una luce
ferma ogni vampata di stravolgimento.
Giuseppe Amoroso