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Saul Bellow,
Romanzi 1944-1959,
Mondadori, 2007, pagg. CXII-1.826, euro 55,00.
Tolto
dal "bilico" di scrittore ebreo-americano, ancorché nato a
Montreal da russi askenazi, Saul Bellow (1915-2005) beneficia finalmente
di due "Meridiani": uno ora (L’uomo in bilico, La
vittima, Le avventure di Augie March, La resa dei conti, Henderson il re
della pioggia), uno nel 2008. Il tutto introdotto e curato da Guido
Fink con traduzioni doc.
Dal
"quartiere di scarpata" dell’infanzia passa a Chicago e
studia fino alla laurea in Socio antropologia. Quadrilingue e
pluriconiugato, via via più carico di gloria e di onori (dal Pulitzer
al Book Award al Nobel), scrittore picaresco ma anche crepuscolare,
solenne e barocco, fantastico e comico e conversativo, di idee e di
idealità, Bellow ha scavato a fondo la vita sociale e spirituale
americana. In lotta con tutti gli ostacoli e le resistenze, ottemperando
al suo relativismo culturale, vi ha compreso non solo le burocrazie
civili e militari e i miti opportunistici, ma anche le responsabilità
individuali e collettive e gli imperativi derivanti dagli impegni
sociali e morali. Dal buio universo che vive e che racconta, il suo
radicato retroterra religioso gli ha tuttavia evitato di soccombere alle
devastanti tensioni del moderno: la serie d’"eroi" dei
suoi romanzi (gli instabili, gli ossessionati – magari anche dalla
stessa etica –, gli sfidanti, i dolenti, i perdenti), emergono in
pagina in modo umano e non ideologico. Ad ogni resa di conti, ognuno fa
i conti della resa. Lui, Bellow, una volta infisso nella sua eterna
Chicago, senza ormai più la lingua della miseria ma neanche cedendo
alla lingua della grandezza, in una America considerata terra del
risarcimento storico del suo essere stato ebreo, ha inteso diventare, ed
è diventato, la nemesi di ciò che aspirava all’oblio.
Claudio Toscani |