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I libri della fede.Recensioni.

   
Sguardi approfonditi
sui libri della Bibbia

di Gianfranco Ravasi


   Letture n.640 ottobre 2007 - Home Page Siamo in pieno "anno paolino" e stiamo avviandoci verso l’"anno della Bibbia": da un lato, infatti, si considera il 2007 come il bimillenario della nascita dell’apostolo (la cui data è, però, convenzionale: molti studiosi la ritraggono di un decennio, verso il 6-5 a.C.); d’altro lato, nell’ottobre 2008 si svolgerà il Sinodo dei vescovi che avrà per tema proprio la Bibbia e la Chiesa.

Copertina del volume: Proverbi.Partiamo, dunque, con qualche testo esegetico. La collana "I libri biblici" delle Paoline si arricchisce di un nuovo volume, quello dedicato ai Proverbi, curato da Mario Cimosa della Università Pontificia Salesiana (2007, pagg. 383, euro 32,00). È una ghiotta occasione per accostare uno scritto biblico che incarna in modo emblematico la sapienza tradizionale di Israele legata un po’ realmente e un po’ simbolicamente al re Salomone (X sec. a.C.). Non per nulla, all’interno del libro, accanto a collezioni di detti e di composizioni dalla genesi e dalla cronologia eterogenea, si incontrano due ampie raccolte di proverbi salomonici («Questi sono i proverbi di Salomone...» da 10, 1 a 22, 16; «Ecco altri proverbi di Salomone...» da 25, 1 a 27, 22).

L’iridescenza tematica di queste pagine, che sembrano riproporre la storia non più dall’alto dei grandi eventi salvifici ma dal basso della quotidianità dell’esistenza e della condizione umana, è ben illustrata dal commento di Cimosa che offre tutta la strumentazione necessaria per comprenderne la fragranza, l’originalità e anche l’aspetto didascalico. Attenzione specifica è riservata al fenomeno per cui l’antica versione greca dei Settanta si differenzia spesso dal testo ebraico masoretico, offrendo non solo varianti ma anche aggiunte, sempre secondo un taglio narrativo-esemplare.

Se stiamo ancora all’interno della tradizionale classificazione dei "libri sapienziali", possiamo qui inserire una veloce ma amabile lettura "corsiva" del Cantico dei Cantici da parte di un altro esegeta salesiano, Gianni Barbiero, che al poemetto biblico ha già consacrato nel 2004 un commento scientifico nella collana delle Paoline sopra citata. Ora, sotto il titolo Non svegliate l’amore (Paoline, 2007, pagg. 126, euro 11,00), desunto dal testo biblico stesso (2, 7; 3, 5; 8, 4), si delinea un percorso di lettura delle 1.250 parole di cui si compone nell’originale ebraico l’opera. Le tappe sono otto, secondo la partitura suggerita dal commentatore; lo sguardo è teso sia sulla pagina originaria coi suoi simboli e la sua trama sia sul messaggio globale che nella frase del titolo avrebbe un po’ la sua cifra ideale. Si tratta di «un libretto rivoluzionario rispetto al modo con cui la società del tempo concepiva l’amore e la sessualità... L’amore umano, nella prospettiva del Cantico, ha le sue leggi, non inventate dall’uomo ma date da Dio. Esso è fiamma di Jahweh (8, 6), è mistero di vita e di morte, che la società e la Chiesa hanno il dovere di accogliere e di proteggere, non di costringere in schemi ad esso estranei».

Quest’opera ci permette un’ampia divagazione sul soggetto sviluppato dal Cantico attraverso altre pubblicazioni di genere differente, non più esegetico.

I mille volti dell’amore

Vorremmo, così, evocare la sintesi storico-teologica elaborata da tre studiosi, Philippe Becquart, Guy Bedouelle e Jean-Louis Bruguès, Copertina del volume: Amore e sessualità nel cristianesimo.su Amore e sessualità nel cristianesimo (traduzione di Ida Bonali e Andrea Gianni, Jaca Book, 2007, pagg. 170, euro 18,00). Si parte, certo, anche dalle matrici bibliche di riferimento, ma la prospettiva abbraccia l’intero orizzonte storico con la sua evoluzione e i suoi punti fermi attorno ai nodi capitali del tema in questione: la sessualità e la corporeità, la bipolarità nella differenza sessuale, il matrimonio, la verginità, la dignità della persona e così via. Ma queste linee coinvolgono anche le questioni più scottanti, come l’omosessualità, i rapporti pre-matrimoniali, la contraccezione, l’aborto, la masturbazione, il pudore.

A illustrare uno dei temi centrali connessi all’amore s’impegna, invece, Carla Rossi Espagnet col suo saggio Famiglia & libertà (Ares, 2007, pagg. 232, euro 14,00). L’elemento significativo di queste pagine – che pure inanellano tutte le facce di una realtàCopertina del volume: Famiglia & libertà. fondante della società com’è appunto la famiglia, nel loro taglio teologico e morale – è nell’esposizione della proposta cristiana così come essa è stata disegnata dal Magistero, soprattutto col Vaticano II, con Giovanni Paolo II e coi vari pronunciamenti degli organismi ecclesiali. Il progetto che ne risulta rivela non solo una sua coerenza ma anche un valore che va oltre la dimensione religiosa, mostrandone la fecondità a livello antropologico di base riflettendo, ad esempio, sulla libertà individuale, nella fedeltà, sull’educazione dei figli. Contro ogni etica di basso profilo e à la carte, priva di solidità morale autentica, questa traccia – per altro stesa in modo piano ed essenziale – può diventare una piccola guida di spiritualità familiare ma anche di comportamento umano autentico.

Copertina del volume: Il fenomeno erotico.Una terza divagazione, ma di alto profilo, che ora proponiamo è quella offerta da uno dei più noti filosofi francesi contemporanei, Jean-Luc Marion, col suo Il fenomeno erotico (traduzione di Laura Tasso, Cantagalli, 2007, pagg. 286, euro 18,50). Purtroppo è noto l’equivoco imperante che, nel linguaggio attuale, considera eros e pornografia quasi come sinonimi. In realtà, l’eros – come già insegnava la civiltà greca che lo usava nell’accezione di "amore" – è una squisita attività umana, trascendente la mera pulsione sessuale, ed è fatta di sentimento di tenerezza, di volontà, di passione, di estetica. Certo, l’eros non è ancora l’agàpe, ossia la donazione totale e assoluta nella reciprocità dell’amore («Il mio amato è mio e io sono sua... Io sono del mio amato e il mio amato è mio», dice la donna del Cantico dei Cantici); tuttavia ne è il portale d’ingresso, ne è la condizione previa. Attorno all’eros si raggrumano elementi diversi, talora negativi, ma per Marion esso è già sinonimo dell’amore.

Per questo le sei meditazioni che compongono il suo libro, scritte in un linguaggio spesso "magico" e affascinante, mettono sul tappeto tutte le questioni: dall’erotizzazione della carne alla gelosia, dall’odio alla solitudine e al tradimento, ma anche e soprattutto dall’amore e dalla sua vitalità alla fecondità della generazione, dalla fedeltà alla contemplazione del volto dell’amato. La domanda sottesa, di indole generale, parte da Cartesio per il quale l’uomo è un essere che pensa; tuttavia Marion si chiede: l’uomo prima conosce e poi ama oppure è amando che conosce?

"Servo di Gesù Cristo"

La nostra rassegna vira ora verso altri ambiti tematici. Ne segnaliamo due attraverso opere emblematiche. Il primo orizzonte è quello della storia della Chiesa che ha uno dei suoi assi  almeno si potrà comprendere quanto grande e vasta sia l’anima dell’India che la "vulgata" attuale ci presenta solo come potenza economico-politica emergente.

Lasciamo questo itinerario nella carne e nello spirito, nell’individuo e nella coppia fino al "terzo che arriva" cioè il figlio, per rientrare nell’alveo da cui siamo partiti, quello degli studi biblici e, per commemorare l’anno paolino, rimandiamo innanzitutto a una bella biografia dell’apostolo.

L’ha scritta un noto studioso residente a Gerusalemme, il domenicano Jerome Murphy- O’Connor dell’Ecole Biblique, Paolo (traduzione di Paolo Pellizzari, San Paolo, 2007, pagg. 319, euroCopertina del volume: Paolo. 22,00), opera che ha alle spalle una poderosa e più "tecnica" Vita di Paolo dello stesso autore, tradotta da Paideia nel 2003. Il genere è, in questo caso, quello più vivace di un ritratto che delinea non solo la vicenda personale dell’apostolo – talora narrata quasi "in soggettiva", senza però cadere nel romanzo storico – ma soprattutto il suo percorso pubblico che ha avuto proprio nel movimento, ossia nei viaggi missionari, la sua esplicazione. Non per nulla l’esegeta segue quegli itinerari su un vero e proprio atlante, scandendone traiettorie e distanze secondo le strade imperiali romane. Dodici sono le tappe in cui è articolata questa biografia, basata sulla stessa documentazione epistolare paolina ma anche sul racconto lucano degli Atti degli apostoli, passando dai primi anni e dall’ebraismo rigido alla conversione e al ministero pastorale, fino all’approdo estremo romano. L’esecuzione capitale, da ricostruire fuori del perimetro documentario neotestamentario (che s’arresta alla prigionia romana, durante la quale – secondo Murphy-O’Connor – Paolo avrebbe composto la Seconda Lettera a Timoteo), sarebbe da collocare nel 67 e, sempre secondo il nostro autore, l’apostolo avrebbe avuto allora circa 73 anni.

Copertina del volume: La Seconda Lettera ai Corinzi.È, quindi, chiaro che per questo studioso Paolo sarebbe sostanzialmente coetaneo di Gesù, la cui nascita è tendenzialmente ipotizzata nel 6 a.C. Il cuore paolino pulsa, però, soprattutto nei suoi scritti ed è per questo che rimandiamo almeno a una sua lettera, la più autobiografica e appassionata. Si tratta de La Seconda Lettera ai Corinzi che ora è commentata dall’esegeta pugliese Giacomo Lorusso (Dehoniane, 2007, pagg. 367, euro 30,00). In verità per approfondire questa epistola il lettore italiano ha a disposizione già due commentari, quello accurato di Franco Manzi (Paoline, 2002) e quello molto vasto di Antonio Pitta (Borla, 2006). I problemi che la Lettera pone sono molto complessi. Se, infatti, parecchi esegeti sono inclini a considerare l’opera come un documento unitario, nonostante i mutamenti tematici e stilistici spesso repentini, molti altri sono convinti di essere in presenza di una elaborazione redazionale di due o persino di cinque lettere originariamente distinte, scoprendo in qualche caso ulteriori interpolazioni, come nel caso del paragrafo 6,14-7,1 di impronta apocalittica con filigrane giudeo-cristiane e fors’anche qumraniche. Certo è che la Seconda Lettera ai Corinzi costituisce una testimonianza calorosa della personalità di Paolo, in un momento topico e critico del suo ministero apostolico e, come tale, merita un’analisi attenta con gli strumenti esegetici indicati.

Scala al Paradiso

A questo punto ci resta solo lo spazio per un’appendice che ci porta – sulla base di una pagina biblica – verso un altro orizzonte storico-letterario e teologico. Innanzitutto il testo scritturistico: si tratta del cap. 28 della Genesi che descrive la grandiosa visione di Giacobbe, mentre sta migrando lontano dall’ira del fratello Esaù a causa dell’usurpata primogenitura. «Una scala poggiava sulla terra, mentre la sua cima raggiungeva il cielo; ed ecco gli angeli di Dio salivano e scendevano su di essa» (28,12). Ora, sul finire del VII sec. un monaco del Sinai, basandosi su questo simbolo, composeCopertina del volume: La scala del Paradiso. uno scritto mistico intitolato La scala del Paradiso (Paoline, 2007, pagg. 633, euro 48,00). Il suo nome era Giovanni ma ricevette la sua identificazione col soprannome Climaco, proprio sulla base di quel titolo: in greco, infatti, "gradini" si dice klímakes. Trenta sono appunto i gradini della scala che, in modo analogo a quella di Giacobbe ma anche all’aspra scalinata che oggi conduce alla vetta sinaitica di Mosè, guida il fedele dalla vita mondana della valle, passo per passo, fino alla vetta suprema dell’incontro con Dio. Lassù le tre virtù teologali, suggellate dall’amore, ci introdurranno nell’orizzonte limpido della divinità. Ad aiutare il lettore a non smarrirsi lungo questo sentiero d’altura c’è la vasta introduzione e il commento della curatrice di questa edizione italiana dell’opera di Giovanni Climaco, Rosa Maria Parrinello.

Gianfranco Ravasi

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