iamo
in pieno "anno paolino" e stiamo avviandoci verso l’"anno
della Bibbia": da un lato, infatti, si considera il 2007 come il
bimillenario della nascita dell’apostolo (la cui data è, però,
convenzionale: molti studiosi la ritraggono di un decennio, verso il 6-5
a.C.); d’altro lato, nell’ottobre 2008 si svolgerà il Sinodo dei
vescovi che avrà per tema proprio la Bibbia e la Chiesa.
Partiamo,
dunque, con qualche testo esegetico. La collana "I libri
biblici" delle Paoline si arricchisce di un nuovo volume, quello
dedicato ai Proverbi, curato da Mario Cimosa della
Università Pontificia Salesiana (2007, pagg. 383, euro 32,00). È una
ghiotta occasione per accostare uno scritto biblico che incarna in modo
emblematico la sapienza tradizionale di Israele legata un po’
realmente e un po’ simbolicamente al re Salomone (X sec. a.C.). Non
per nulla, all’interno del libro, accanto a collezioni di detti e di
composizioni dalla genesi e dalla cronologia eterogenea, si incontrano
due ampie raccolte di proverbi salomonici («Questi sono i proverbi di
Salomone...» da 10, 1 a 22, 16; «Ecco altri proverbi di Salomone...»
da 25, 1 a 27, 22).
L’iridescenza tematica di queste pagine, che
sembrano riproporre la storia non più dall’alto dei grandi eventi
salvifici ma dal basso della quotidianità dell’esistenza e della
condizione umana, è ben illustrata dal commento di Cimosa che offre
tutta la strumentazione necessaria per comprenderne la fragranza, l’originalità
e anche l’aspetto didascalico. Attenzione specifica è riservata al
fenomeno per cui l’antica versione greca dei Settanta si differenzia
spesso dal testo ebraico masoretico, offrendo non solo varianti ma anche
aggiunte, sempre secondo un taglio narrativo-esemplare.
Se
stiamo ancora all’interno della tradizionale classificazione dei
"libri sapienziali", possiamo qui inserire una veloce ma
amabile lettura "corsiva" del Cantico dei Cantici da parte di
un altro esegeta salesiano, Gianni Barbiero, che al poemetto biblico ha
già consacrato nel 2004 un commento scientifico nella collana delle
Paoline sopra citata. Ora, sotto il titolo Non svegliate l’amore
(Paoline, 2007, pagg. 126, euro 11,00), desunto dal testo biblico stesso
(2, 7; 3, 5; 8, 4), si delinea un percorso di lettura delle 1.250 parole
di cui si compone nell’originale ebraico l’opera. Le tappe sono
otto, secondo la partitura suggerita dal commentatore; lo sguardo è
teso sia sulla pagina originaria coi suoi simboli e la sua trama sia sul
messaggio globale che nella frase del titolo avrebbe un po’ la sua
cifra ideale. Si tratta di «un libretto rivoluzionario rispetto al modo
con cui la società del tempo concepiva l’amore e la sessualità... L’amore
umano, nella prospettiva del Cantico, ha le sue leggi, non inventate
dall’uomo ma date da Dio. Esso è fiamma di Jahweh (8, 6), è mistero
di vita e di morte, che la società e la Chiesa hanno il dovere di
accogliere e di proteggere, non di costringere in schemi ad esso
estranei».
Quest’opera ci permette un’ampia divagazione sul
soggetto sviluppato dal Cantico attraverso altre pubblicazioni di genere
differente, non più esegetico.

I mille volti dell’amore
Vorremmo, così, evocare la sintesi storico-teologica
elaborata da tre studiosi, Philippe Becquart, Guy Bedouelle e Jean-Louis
Bruguès,
su
Amore e sessualità nel cristianesimo (traduzione di Ida
Bonali e Andrea Gianni, Jaca Book, 2007, pagg. 170, euro 18,00). Si
parte, certo, anche dalle matrici bibliche di riferimento, ma la
prospettiva abbraccia l’intero orizzonte storico con la sua evoluzione
e i suoi punti fermi attorno ai nodi capitali del tema in questione: la
sessualità e la corporeità, la bipolarità nella differenza sessuale,
il matrimonio, la verginità, la dignità della persona e così via. Ma
queste linee coinvolgono anche le questioni più scottanti, come l’omosessualità,
i rapporti pre-matrimoniali, la contraccezione, l’aborto, la
masturbazione, il pudore.
A illustrare uno dei temi centrali connessi all’amore
s’impegna, invece, Carla Rossi Espagnet col suo saggio Famiglia
& libertà (Ares, 2007, pagg. 232, euro 14,00). L’elemento
significativo di queste pagine – che pure inanellano tutte le facce di
una realtà
fondante della società com’è appunto la famiglia, nel loro taglio
teologico e morale – è nell’esposizione della proposta cristiana
così come essa è stata disegnata dal Magistero, soprattutto col
Vaticano II, con Giovanni Paolo II e coi vari pronunciamenti degli
organismi ecclesiali. Il progetto che ne risulta rivela non solo una sua
coerenza ma anche un valore che va oltre la dimensione religiosa,
mostrandone la fecondità a livello antropologico di base riflettendo,
ad esempio, sulla libertà individuale, nella fedeltà, sull’educazione
dei figli. Contro ogni etica di basso profilo e à la carte,
priva di solidità morale autentica, questa traccia – per altro stesa
in modo piano ed essenziale – può diventare una piccola guida di
spiritualità familiare ma anche di comportamento umano autentico.
Una
terza divagazione, ma di alto profilo, che ora proponiamo è quella
offerta da uno dei più noti filosofi francesi contemporanei, Jean-Luc
Marion, col suo Il fenomeno erotico (traduzione di Laura
Tasso, Cantagalli, 2007, pagg. 286, euro 18,50). Purtroppo è noto l’equivoco
imperante che, nel linguaggio attuale, considera eros e pornografia
quasi come sinonimi. In realtà, l’eros – come già insegnava la
civiltà greca che lo usava nell’accezione di "amore" – è
una squisita attività umana, trascendente la mera pulsione sessuale, ed
è fatta di sentimento di tenerezza, di volontà, di passione, di
estetica. Certo, l’eros non è ancora l’agàpe, ossia la
donazione totale e assoluta nella reciprocità dell’amore («Il mio
amato è mio e io sono sua... Io sono del mio amato e il mio amato è
mio», dice la donna del Cantico dei Cantici); tuttavia ne è il portale
d’ingresso, ne è la condizione previa. Attorno all’eros si
raggrumano elementi diversi, talora negativi, ma per Marion esso è già
sinonimo dell’amore.
Per questo le sei meditazioni che compongono il suo
libro, scritte in un linguaggio spesso "magico" e
affascinante, mettono sul tappeto tutte le questioni: dall’erotizzazione
della carne alla gelosia, dall’odio alla solitudine e al tradimento,
ma anche e soprattutto dall’amore e dalla sua vitalità alla
fecondità della generazione, dalla fedeltà alla contemplazione del
volto dell’amato. La domanda sottesa, di indole generale, parte da
Cartesio per il quale l’uomo è un essere che pensa; tuttavia Marion
si chiede: l’uomo prima conosce e poi ama oppure è amando che
conosce?

"Servo di Gesù Cristo"
La nostra rassegna vira ora verso altri ambiti
tematici. Ne segnaliamo due attraverso opere emblematiche. Il primo
orizzonte è quello della storia della Chiesa che ha uno dei suoi assi
almeno si potrà
comprendere quanto grande e vasta sia l’anima dell’India che la
"vulgata" attuale ci presenta solo come potenza
economico-politica emergente.
Lasciamo questo itinerario nella carne e nello
spirito, nell’individuo e nella coppia fino al "terzo che
arriva" cioè il figlio, per rientrare nell’alveo da cui siamo
partiti, quello degli studi biblici e, per commemorare l’anno paolino,
rimandiamo innanzitutto a una bella biografia dell’apostolo.
L’ha scritta un noto studioso residente a
Gerusalemme, il domenicano Jerome Murphy- O’Connor dell’Ecole
Biblique, Paolo (traduzione di Paolo Pellizzari, San
Paolo, 2007, pagg. 319, euro
22,00), opera che ha alle spalle una poderosa e più "tecnica"
Vita di Paolo dello stesso autore, tradotta da Paideia nel 2003.
Il genere è, in questo caso, quello più vivace di un ritratto che
delinea non solo la vicenda personale dell’apostolo – talora narrata
quasi "in soggettiva", senza però cadere nel romanzo storico
– ma soprattutto il suo percorso pubblico che ha avuto proprio nel
movimento, ossia nei viaggi missionari, la sua esplicazione. Non per
nulla l’esegeta segue quegli itinerari su un vero e proprio atlante,
scandendone traiettorie e distanze secondo le strade imperiali romane.
Dodici sono le tappe in cui è articolata questa biografia, basata sulla
stessa documentazione epistolare paolina ma anche sul racconto lucano
degli Atti degli apostoli, passando dai primi anni e dall’ebraismo
rigido alla conversione e al ministero pastorale, fino all’approdo
estremo romano. L’esecuzione capitale, da ricostruire fuori del
perimetro documentario neotestamentario (che s’arresta alla prigionia
romana, durante la quale – secondo Murphy-O’Connor – Paolo avrebbe
composto la Seconda Lettera a Timoteo), sarebbe da collocare nel 67 e,
sempre secondo il nostro autore, l’apostolo avrebbe avuto allora circa
73 anni.
È,
quindi, chiaro che per questo studioso Paolo sarebbe sostanzialmente
coetaneo di Gesù, la cui nascita è tendenzialmente ipotizzata nel 6
a.C. Il cuore paolino pulsa, però, soprattutto nei suoi scritti ed è
per questo che rimandiamo almeno a una sua lettera, la più
autobiografica e appassionata. Si tratta de La Seconda Lettera ai
Corinzi che ora è commentata dall’esegeta pugliese Giacomo
Lorusso (Dehoniane, 2007, pagg. 367, euro 30,00). In verità per
approfondire questa epistola il lettore italiano ha a disposizione già
due commentari, quello accurato di Franco Manzi (Paoline, 2002) e quello
molto vasto di Antonio Pitta (Borla, 2006). I problemi che la Lettera
pone sono molto complessi. Se, infatti, parecchi esegeti sono inclini a
considerare l’opera come un documento unitario, nonostante i mutamenti
tematici e stilistici spesso repentini, molti altri sono convinti di
essere in presenza di una elaborazione redazionale di due o persino di
cinque lettere originariamente distinte, scoprendo in qualche caso
ulteriori interpolazioni, come nel caso del paragrafo 6,14-7,1 di
impronta apocalittica con filigrane giudeo-cristiane e fors’anche
qumraniche. Certo è che la Seconda Lettera ai Corinzi costituisce una
testimonianza calorosa della personalità di Paolo, in un momento topico
e critico del suo ministero apostolico e, come tale, merita un’analisi
attenta con gli strumenti esegetici indicati.

Scala al Paradiso
A questo punto ci resta solo lo spazio per un’appendice
che ci porta – sulla base di una pagina biblica – verso un altro
orizzonte storico-letterario e teologico. Innanzitutto il testo
scritturistico: si tratta del cap. 28 della Genesi che descrive la
grandiosa visione di Giacobbe, mentre sta migrando lontano dall’ira
del fratello Esaù a causa dell’usurpata primogenitura. «Una scala
poggiava sulla terra, mentre la sua cima raggiungeva il cielo; ed ecco
gli angeli di Dio salivano e scendevano su di essa» (28,12). Ora, sul
finire del VII sec. un monaco del Sinai, basandosi su questo simbolo,
compose
uno scritto mistico intitolato La scala del Paradiso (Paoline,
2007, pagg. 633, euro 48,00). Il suo nome era Giovanni ma ricevette la
sua identificazione col soprannome Climaco, proprio sulla base di quel
titolo: in greco, infatti, "gradini" si dice klímakes.
Trenta sono appunto i gradini della scala che, in modo analogo a quella
di Giacobbe ma anche all’aspra scalinata che oggi conduce alla vetta
sinaitica di Mosè, guida il fedele dalla vita mondana della valle,
passo per passo, fino alla vetta suprema dell’incontro con Dio. Lassù
le tre virtù teologali, suggellate dall’amore, ci introdurranno nell’orizzonte
limpido della divinità. Ad aiutare il lettore a non smarrirsi lungo
questo sentiero d’altura c’è la vasta introduzione e il commento
della curatrice di questa edizione italiana dell’opera di Giovanni
Climaco, Rosa Maria Parrinello.
Gianfranco Ravasi