Sindaci,
segretari comunali, farmacisti, marescialli dei carabinieri, appuntati,
commercianti trafficoni, vecchiette dalla vita oscura, fanciulle procaci
che fanno mestieri spesso in disuso come questa modista Anna Montani,
sono la fauna di Andrea Vitali medico condotto di Bellano.
Il
luogo non cambia mai. Tutti i suoi personaggi sono radicati lì come
alberi, vedono passare le stagioni, accavallarsi e svanire gli eventi
– piccoli eventi che potrebbero essere gonfiati dagli artifici di una
scrittura manieristica, mentre rimangono autentici, riverberano la vita
di un paese come tanti il quale – essendo appunto come tanti –
somiglia a un teatro dal velario chiuso. Bisogna cacciare la testa
dietro il sipario per scoprire quanto sia vero ciò che un grande
regista russo disse a proposito dei lavori di Ibsen, e cioè che «essi
sembrano tranquilli solo a un cattivo regista». Il mondo di Vitali è
infatti fittiziamente tranquillo. Da un episodio banale come un
tentativo di furto, per il quale si forma un capannello fra cui spicca
la prosperosa modista, nascono le smanie della guardia Bicicli per i
ladri non visti, e la gelosia del maresciallo Accadi per i mosconi che
ronzano intorno al negozio della Montani. Praticamente il paese intero
va in subbuglio, conservandosi, in superficie, normale. Eccetto i
pettegolezzi che si fanno nel bar Roma, greve di alcolici e d’afa, e
il sudaticcio delle carte da gioco sui tavoli.
Insomma l’officina registica di Vitali è molto
semplice, veloci i suoi capitoli, feriale la sua scrittura: niente di
tranquillo nel suo apparentemente tranquillo quotidiano – ecco le
ragioni di tanto consenso.
Curzia Ferrari