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Recensioni.Narrativa straniera

   
Storie di treni, amori, incontri e separazioni

di Massimo Romano


   Letture n.647 maggio 2008 - Home Page Vladimir Nabokov, 
Una bellezza russa e altri racconti 
(traduzione di Dmitri Nabokov, Franca Pece, Anna Raffetto e Ugo Tessitore), 
Adelphi, 2008, pagg. 558, euro 38,00.
  

«Secondo me, in questo sta il senso della creazione letteraria: descrivere gli oggetti comuni com’essi appariranno riflessi nello specchio benevolo dei tempi futuri; trovare, negli oggetti che ci circondano, la tenerezza fragrante che solo i posteri sapranno discernere e apprezzare in tempi lontani, quando ogni inezia della nostra semplice vita quotidiana sarà considerata mirabile e gaia, come in effetti è: tempi in cui un uomo che indossi la più banale giacca dei nostri giorni sarà abbigliato come per un elegante ballo in maschera».

Copertina del volume.In questa acuta osservazione sulla letteratura come specchio della decantazione del tempo è contenuto il significato della narrativa di Nabokov, una delle voci più alte della letteratura del Novecento, di cui il figlio Dmitri ha curato una raccolta completa della novellistica del padre, a parte i tredici racconti già usciti sotto il titolo La veneziana (1991). Si tratta di 55 racconti scritti tra l’inizio degli anni ’20 e la fine degli anni ’40, in gran parte pubblicati su riviste dell’emigrazione russa durante il suo soggiorno a Berlino, dal ’22 al ’37.

Il giovane Nabokov, insieme ad altri duecentomila russi, viveva nella capitale tedesca in squallide pensioni o stanze in subaffitto, cercando di sbarcare il lunario dando lezioni di russo e di tennis, scrivendo racconti e romanzi da proporre agli editori. Sono storie tristi e malinconiche, pervase però da istanti di assoluta felicità e dalla costante nostalgia per la Russia dell’infanzia e dell’adolescenza. Storie di amori e di separazioni, di rinunce e di perdite, di figure sognate o intraviste dai finestrini di un tram, di incontri fatti negli scompartimenti di un treno. Nella narrativa di Nabokov il treno diventa spesso il motore dell’intreccio, come avviene in tanti romanzi degli anni Trenta. Ciò che lo distingue è la precisione dello sguardo, il gusto del dettaglio, il gioco raffinato con il linguaggio.

Massimo Romano

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