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Recensioni.I libri della fede.

   
Pensare al Concilio storico spartiacque

di Stella Morra


   v «Nulla sarà assolutamente più come prima».

Joseph Doré
Concilium 4/2005, 177

  

Questa affermazione voleva indicare la separazione tra un modo di essere e di pensare la Chiesa prima del Concilio e dopo il Concilio. Molti, soprattutto tra chi era già maturo negli anni ’60, potranno condividere forse questa affermazione; altri potrebbero chiedersi che cosa ci fosse prima del Concilio e che cosa dunque sia così cambiato; altri ancora, più cautamente, ricercano i fili di continuità, l’albero diversamente fiorito, ciò che nella comunità dei credenti assicura che essa è e rimane la convocazione dei discepoli del Signore.

Come quando si parla di una casa, della propria casa, i livelli possibili sono molti e molti ai quali si vuole parlare. E la casa, in questo caso, è antica, complessa, diversamente abitata: il rischio di guardare solo agli antenati o di pensare soltanto a quelli che vi potranno abitare è forte.

Certo, dopo il Concilio la produzione dei teologi è stata enorme, e non è facile controllarla. A 40 anni dalla conclusione, però, gli sguardi si sono moltiplicati e i punti di vista si sono organizzati in modi diversi. I libri che presentiamo rappresentano una trama, con venature più grosse, fili più sottili, o intrecci trasversali, per provare ancora una volta a leggere il Concilio e la sua vicenda. I decenni passati consentono forse di ragionare sul come abbiamo pensato il Concilio.

Copertina del volume: I concili della Chiesa.Cominciamo dal libro di Norman P. Tanner (I concili della Chiesa, Jaca Book, 2007, pagg. 136, euro 16,00): uno di quei piccoli preziosi libri che per la qualità della loro ricerca e della scrittura non è possibile classificare come "manuale". Ci dà conto, con sguardo interno alla Chiesa, ma non per questo "incantato", della lunga vicenda della storia dei concili: attorno alla sequenza non scontata di queste assemblee, è possibile guardare lo svolgersi della Chiesa nel tempo e averne un’immagine sobria e per questo forte e vitale; alla fine, Vaticano II ci appare a un tempo straordinario e ordinario. E ci troviamo per le mani i fili di una continuità che si va costruendo e non è mai scontata: la storia dei concili non è un tappeto rosso che si srotola senza incertezze.

Giovanni Tangorra, La Chiesa secondo il Concilio (EDB, 2007, pagg. 340, euro 32,00), assume l’opzione ecclesiologica di Vaticano II e a partire da essa offre una visione unitaria e complessiva del Concilio. L’interesse di questo pregevole saggio è, anche qui, lo sguardo ben orientato sulla Chiesa con il quale si fa una ricognizione dei grandi temi del Concilio. Questa ricognizione, però, non è una visita guidata a un museo in cui si esaltano le opere d’arte conservate; sembra piuttosto un plastico fedele, che serve per andare oltre, costruire ancora. È come se, con questa prospettiva, si vedano gli sviluppi non solo possibili, ma necessari, conseguenti a questa attenta visita all’edificio del magistero conciliare, e agli effetti ecclesiali della sua recezione.

Copertina del volume:La Chiesa dopo il Concilio.Il piccolo e interessante libro di Gilles Routhier (La Chiesa dopo il Concilio, Qiqajon, 2007, pagg. 96, euro 7,00) offre un altro punto di vista sulla recezione del Concilio proponendo l’immagine del tirocinio. Le categorie e le periodizzazioni con le quali si è letto il postconcilio sembrano inadeguate; l’autore prende sul serio la circolarità di ogni interpretazione e tiene quindi ben conto della mutazione dei contesti culturali, dei nuovi universi simbolici e del "nuovo" interlocutore che il Concilio stesso invitò a dialogare: il mondo. Così, riposizionando l’esercizio della interpretazione, si può guardare a una Chiesa, per la prima volta nella sua storia confrontata realmente con la sua stessa mondialità, che, chiuse, almeno nella loro formalizzazione, le questioni nate dalla Riforma, fa il tirocinio della sua stessa nuova epoca, e deve quindi guardare con realismo alla sua vicenda di tirocinante. Impossibile pensare un passaggio epocale privo di problemi e di dolori. Routhier sostiene che la Chiesa cattolica «se la sta cavando bene».

Copertina del volume: l sacerdozio comune dei battezzati. Bilancio storico e prospettive future-Un esempio di come si sia "concluso" un conflitto nato nella Riforma è la questione del sacerdozio comune dei battezzati. Il testo di Luisa Campagnoli (Il sacerdozio comune dei battezzati. Bilancio storico e prospettive future, AdP, 2007, pagg. 133, euro 8,00) ha il pregio della chiarezza e dell’esposizione ordinata, oltre a quello di essere ispirato dal carisma dell’Istituto delle Missionarie del Sacerdozio Regale di Cristo, alla quale l’autrice appartiene, e di aprire da questa radice una questione che riguarda tutti i battezzati. In genere ci si trova di fronte a un universale che si ritiene incarnato in un particolare: da questo spesso nascono enfasi e asfissie. Qui sembra proprio che i carismi siano per la Chiesa: come dire che quando ci sono funzionano come l’aria: non ce ne accorgiamo.

Copertina del volume: La Chiesa in Italia. Struttura ecclesiale e mondi cattolici.E lo sguardo sociologico di Franco Garelli (La Chiesa in Italia. Struttura ecclesiale e mondi cattolici, Il Mulino, 2007, pagg. 140, euro 8,80) ci consente di vedere la Chiesa in Italia dopo il Concilio: la Chiesa, come la nostra casa, spesso non la vediamo. E seguendo il bel testo di Garelli, nelle sue analisi della realtà delle cose e delle persone, ci salta agli occhi una Chiesa viva, tanto diversificata ("mondi cattolici"), con problemi e possibilità. E viene da pensare che c’è una Chiesa che non vediamo, almeno non la vediamo sul piccolo schermo, che è ancora, per molti, l’anima di un mondo.

Copertina del volume: Ecclesiologia. La sacramentalità della comunità cristiana.Da ultimo un testo complesso, di studio, per lo studio degli "addetti ai lavori": Salvador Pié-Ninot, Ecclesiologia. La sacramentalità della comunità cristiana, Queriniana, 2008, pagg. 744, euro 68,50. Il dato tecnico rilevante è l’andamento davvero accademico: il percorso è fondato minuziosamente e per questo accoglie le questioni, le istruisce. Rende conto precisamente dei vari segmenti di un dibattito antico e contemporaneo, abitando la tradizione teologica e assumendo il peso della contemporaneità. Le note disseminate nel testo sono aiuti preziosi per lo studioso, ma anche per lo studente non distratto. In un impianto che assume anche l’andamento classico di manuali di ecclesiologia e ne segue, almeno inizialmente, il ritmo, il progetto complessivo, sorpassano in continuazione la trattatistica consueta. È l’istruzione della questione che porta avanti la riflessione e la fa diramare. Vaticano II e in particolare la Costituzione dogmatica sulla Chiesa Lumen gentium sono dato e questione a un tempo, tramite il ricorso alla classica categoria della sacramentalità: «Questa ecclesiologia presenta come nucleo centrale la categoria di sacramento coniata dai Padri della Chiesa, rilanciata dai teologi della prima metà del XX secolo e utilizzata esplicitamente dieci volte dal Vaticano II» (pag. 9). In questo modo è possibile una valutazione compiutamente teologica dell’istituzione nella Chiesa, pensata, messa a tema, anche a partire dalla odierna sociologia. Le fila della complessità, della novità di Vaticano II e della Tradizione, di quella consegna di mano in mano di ciò che è dato nella fede, in cui la mutazione è data dalle mani diverse e la continuità dal dono da conservare, sono in questo libro di studio messe in evidenza. Si tratta di una bella teologia, in cui il rigore del metodo e la ricchezza del percorso fanno pensare a una novità doverosa e sensata. Pensare altro per rimanere nella Tradizione.

Stella Morra

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