A Luca
Garavaglia le idee piacciono: Fantasilandia. Il fascino sensuale delle
idee s’intitola un suo saggio. Così è passato dallo sviluppo
strategico del brand all’editoria. Di marchi se ne intende. Il
logo della sua casa – la Excelsior – è una sagoma femminile sospesa
nell’aria, avvolta da ampi veli o forse incinta, che soffia su una
bucina: è la Ragione gravida di possibilità. Viene dalle scenografie del
ballo ideato dal trisnonno, segno di passione trasmessa di generazione in
generazione.
- Dottor Garavaglia, perché un dirigente d’azienda
internazionale sceglie di fare l’editore di nicchia in Italia?
«Per le mie figlie, ma non mi fraintenda: non perché
desideri vederle editrici un giorno. Tanto più che io stesso, malgrado la
passione per l’arte e la cultura e la lunga tradizione familiare in
materia, ho perseguito altri percorsi professionali. Da padre però sei
obbligato a pensare il futuro in modo diverso, più costruttivo. E il modo
migliore per comunicare una certa idea del mondo è comunque l’arte, la
fantasia e il pensiero. E il libro è ancora lo strumento migliore per
farlo».
- Che cosa ne dice se la identifico come "editore
liberale"?
«Diffido delle definizioni: splendide scorciatoie, ma
assolutamente pericolose. Per quanto mi riguarda, mi rifaccio a un passo
di una lettera del trisnonno Romualdo, che scrisse: "Peccato che gli
uomini non siano tutti di eguale buonsenso; peccato che taluni uomini d’ingegno
abbiano il bernoccolo dell’ambizione, degli interessi
politico-personali, invadenti, prepotenti. È così che la ragione ha in
questo momento una brutta epoca. Tieni il lume acceso sulla dritta via;
noi viviamo un poco anche di te". Questa la strada che cerco di
seguire».
- Tra i suoi titoli spiccano eccentrici outsider.
Giuseppe De Rita dice che abbiamo bisogno di «coscienza stretta» e «faziosità
intellettuale». Cosa ne pensa?
«Che appunto le definizioni sono pericolose e faccio
bene a diffidarne. La faziosità oltre a essere l’opposto della Ragione
è l’anticamera del linciaggio. Ve ne è già troppa. Quanto alle
coscienze, credo che oggi, per aiutarci a sopravvivere, si siano già fin
troppo ristrette. Ma credo di intuire cosa intenda De Rita al di là di
queste formulazioni. Sostituirei però "coscienza stretta" con
dignità e "faziosità intellettuale" con consapevolezza».
- Chiedo ora non a Garavaglia editore, ma a Garavaglia
dirigente: qual è il futuro del "prodotto libro"?
«Estremamente roseo. Proprio perché il mondo attuale
è dominato da mezzi di comunicazione facili, che saturano, ma che, all’opposto
di un libro, lasciano segno di sé, ma non del contenuto. Qualsiasi cosa
detta in televisione dura lo spazio di un mattino, cancellata da quello
che verrà detto il giorno successivo. Di contro, sono secoli che
rileggiamo gli stessi libri. Il problema quindi non è nel libro, che
rimane. Il pensiero se è buono non invecchia. È piuttosto quello che sta
nel mezzo fra libro e lettore – cioè editoria e libreria – che deve
stare al passo col cambiamento, anche pronto a essere modificato e
superato. Il futuro del libro sarà quindi sempre più roseo. Non so
invece come sarà quello di editori e librai, dipenderà dalla voglia e
dalla determinazione di rimettersi in discussione e quindi dalla passione,
dalle intuizioni, dalla disponibilità ad ascoltare. E dalla fortuna».
Paolo Pegoraro