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Quattro chiacchiere con...

  
Excelsior 1881, un elegante anticonformista

di Paolo Pegoraro
  


   Letture n.647 maggio 2008 - Home Page

A iniziare fu Romualdo Marenco nel 1881 con il balletto Excelsior, manifesto del positivismo e della luce elettrica. Nel 1911 sotto le stesse insegne nasce una casa editrice che stampa Marinetti e Valera. E che ora è rinata.
   

A Luca Garavaglia le idee piacciono: Fantasilandia. Il fascino sensuale delle idee s’intitola un suo saggio. Così è passato dallo sviluppo strategico del brand all’editoria. Di marchi se ne intende. Il logo della sua casa – la Excelsior – è una sagoma femminile sospesa nell’aria, avvolta da ampi veli o forse incinta, che soffia su una bucina: è la Ragione gravida di possibilità. Viene dalle scenografie del ballo ideato dal trisnonno, segno di passione trasmessa di generazione in generazione.

  • Dottor Garavaglia, perché un dirigente d’azienda internazionale sceglie di fare l’editore di nicchia in Italia?

«Per le mie figlie, ma non mi fraintenda: non perché desideri vederle editrici un giorno. Tanto più che io stesso, malgrado la passione per l’arte e la cultura e la lunga tradizione familiare in materia, ho perseguito altri percorsi professionali. Da padre però sei obbligato a pensare il futuro in modo diverso, più costruttivo. E il modo migliore per comunicare una certa idea del mondo è comunque l’arte, la fantasia e il pensiero. E il libro è ancora lo strumento migliore per farlo».

  • Che cosa ne dice se la identifico come "editore liberale"?

«Diffido delle definizioni: splendide scorciatoie, ma assolutamente pericolose. Per quanto mi riguarda, mi rifaccio a un passo di una lettera del trisnonno Romualdo, che scrisse: "Peccato che gli uomini non siano tutti di eguale buonsenso; peccato che taluni uomini d’ingegno abbiano il bernoccolo dell’ambizione, degli interessi politico-personali, invadenti, prepotenti. È così che la ragione ha in questo momento una brutta epoca. Tieni il lume acceso sulla dritta via; noi viviamo un poco anche di te". Questa la strada che cerco di seguire».

  • Tra i suoi titoli spiccano eccentrici outsider. Giuseppe De Rita dice che abbiamo bisogno di «coscienza stretta» e «faziosità intellettuale». Cosa ne pensa?

«Che appunto le definizioni sono pericolose e faccio bene a diffidarne. La faziosità oltre a essere l’opposto della Ragione è l’anticamera del linciaggio. Ve ne è già troppa. Quanto alle coscienze, credo che oggi, per aiutarci a sopravvivere, si siano già fin troppo ristrette. Ma credo di intuire cosa intenda De Rita al di là di queste formulazioni. Sostituirei però "coscienza stretta" con dignità e "faziosità intellettuale" con consapevolezza».

  • Chiedo ora non a Garavaglia editore, ma a Garavaglia dirigente: qual è il futuro del "prodotto libro"?

«Estremamente roseo. Proprio perché il mondo attuale è dominato da mezzi di comunicazione facili, che saturano, ma che, all’opposto di un libro, lasciano segno di sé, ma non del contenuto. Qualsiasi cosa detta in televisione dura lo spazio di un mattino, cancellata da quello che verrà detto il giorno successivo. Di contro, sono secoli che rileggiamo gli stessi libri. Il problema quindi non è nel libro, che rimane. Il pensiero se è buono non invecchia. È piuttosto quello che sta nel mezzo fra libro e lettore – cioè editoria e libreria – che deve stare al passo col cambiamento, anche pronto a essere modificato e superato. Il futuro del libro sarà quindi sempre più roseo. Non so invece come sarà quello di editori e librai, dipenderà dalla voglia e dalla determinazione di rimettersi in discussione e quindi dalla passione, dalle intuizioni, dalla disponibilità ad ascoltare. E dalla fortuna».

Paolo Pegoraro

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