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Marilena Renda è nata a Erice (Tp) nel 1976. Ha
pubblicato in rivista saggi su Bassani, Levi, Rosselli, Ortese. Come
poetessa è presente in varie antologie e nel volume collettivo Compagni
di strada camminando (2003). Nel 2001 ha pubblicato per Kepos la sua
prima raccolta, Ceneri minime.
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E siamo fatti per ritornare (nella nostra interezza
priva di differenze, di cuciture visibili alla vista,
al tatto) senza pensieri sui nostri passi, respingendo
la dolcezza delle città ignare, filiali, che lasciano pure
noi fendere le mura, frugare i loro segreti.
Fingiamo che il latte degli stranieri sia versato
per noi pure. Nostro il pudore dei larghi androni,
del verde osteso a perdita, di confini sconosciuti
ai polpastrelli ignoranti, ciechi della promessa
di spazi non misurabili a patto delle pareti-cielo.
Essere separati e vicini le domeniche a Milano
come scoiattoli feriti che custodiscono i gherigli a morte.
Polpa che non vuole essere frutto, colluttazione
tra Heimat e fabbrica, tra lievito e ruggine,
cospargendo di saliva le pietre del selciato.
Così è nostro il ritorno non greve, vergognoso
di ricontare gli aghi, tracciare rotte per gli occhi,
annodare fili di ruggine, indossare un abito di risentimento,
indicare alla bocca, ai figli, alle piume delle prigioni
un varco, una faglia a cui appendere un desiderio di stasi.
IL COMMENTO DELL’AUTORE
Ruggine,
di cui viene presentato qui l’incipit, è un testo in corso di
scrittura che esplora e racconta la ferita inferta dal terremoto del ’68
ai paesi del Belice, in Sicilia. Attraverso una struttura quadripartita,
la voce poetica tenta di districare i nodi della nostalgia, della lotta
tra passato e presente, dell’impossibile ricostruzione, di una
"ruggine" insieme reale e metaforica destinata a depositarsi non
solo sulle rovine del moderno ma specialmente nella relazione conflittuale
con le proprie radici.
m.r.
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