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Il covo dei blogger.

  
Blogosfere, l’informazione va sul Web

di Arianna Cameli
  


   Letture n.647 maggio 2008 - Home Page

Fare informazione via Internet partendo dal basso. È questo uno degli obiettivi del più grande network di blog professionali di matrice tutta italiana. Anche se l’esempio dell’America è ancora lontano.
   

Sono circa 200 i blog che costituiscono il mondo di Blogosfere, un progetto editoriale on line che sta registrando grande successo nel mondo della Rete. Una delle sue caratteristiche principali è quella di offrire un’informazione a 360 gradi dalla politica allo sport, alla tecnologia, fino a seguire di recente le ultime elezioni politiche attraverso dei video realizzati con il cellulare. Ne parliamo con Marco Montemagno, ad di Blogosfere.

  • Perché, secondo te, è importante che la politica si occupi del Web?

«Su questo argomento ci sono due aspetti da considerare: da un lato quello che può essere stato l’uso della Rete da parte dei politici per la propria campagna elettorale e dall’altro un’attenzione da parte dei politici su ciò che riguarda la Rete e le tematiche digitali. C’è un parallelo molto interessante tra Stati Uniti e Italia che può essere utile approfondire: negli Usa vi è un uso straordinario del Web da parte dei politici, in particolare Obama sta facendo un lavoro eccezionale, senza la Rete non sarebbe di sicuro dove è adesso. Mi riferisco alla rete di supporters che il candidato ha costruito, un social network che riesce a mettere in contatto i suoi sostenitori e poi un’attività molto forte su tutti gli strumenti del Web 2.0 da You Tube, Twitter e molti altri. Anche altri candidati, specie la Clinton, usano Internet in modo massiccio e tutti concordano nel sostenere che la Rete abbia un ruolo determinante. Il dubbio semmai è quanto la Tv può essere determinante rispetto a Internet nella campagna elettorale americana. Per quanto riguarda Obama, egli può inoltre vantare tra i suoi consiglieri un personaggio del calibro di Lawrence Lessig, il grande inventore di Creative Commons. Il suo programma politico, poi, prevede degli interventi di sostegno alla tecnologia e a Internet in modo molto specifico, come per esempio l’istituzione di un Responsabile dell’ufficio tecnico governativo e tutta una serie di idee innovative».

  • A proposito della situazione italiana, i nostri politici come utilizzano le nuove tecnologie?

«La cultura informatica da noi è ancora molto arretrata. Abbiamo da un lato il Pdl che ha una presenza su Internet solo di "vetrina" e le cause, oltre che generazionali, sono dovute probabilmente anche alle "scottature" imprenditoriali di Berlusconi, specie nel periodo della "bolla" di Internet. Veltroni è stato un pochino più attivo, ma parliamo sempre di un atteggiamento che è distante da un uso vero del Web. Non ci sono poi progetti che abbiano come scopo la diffusione della cultura della Rete e quello di colmare il divario digitale. Il problema sta sempre nell’approccio e non negli strumenti che si utilizzano. Il politico dovrebbe considerare la Rete una parte integrante della propria attività politica, e non ricordarsene solamente durante la campagna elettorale».

  • Ti sei occupato molto della situazione americana, in Italia invece che tipo di scenario esiste?

«Ci sono differenze abissali, specie a livello d’investimento. Per fare una comunicazione vera attraverso la Rete occorre mettere in conto anche un serio apporto economico. In Italia si pensa sempre che con poche migliaia di euro o utilizzando i favori del parente/amico programmatore si riesca a fare tutto. Invece negli Stati Uniti non si improvvisa proprio nulla, per cui ci sono investimenti molto forti per quello che riguarda la creazione di un progetto di comunicazione on line. E poi in Italia ci sono molti pregiudizi e luoghi comuni. Molti dei nostri politici pensano che Internet raggiunga solamente una nicchia di persone, i famosi 23 milioni di utenti(!), mentre invece negli Stati Uniti è ben chiaro il concetto che la Rete raggiunga tutti, tanto che se creo un’iniziativa interessante subito viene ripresa da altri media. La situazione sta cambiando anche da noi ma occorre tempo e sicuramente un altro tipo di mentalità».

  • Oltre a professionisti dell’informazione come i giornalisti, tutti possono partecipare a Blogosfere?

«No. L’apertura dei blog passa attraverso una selezione, anche molto severa, dato che cerchiamo di individuare tra le persone quelle che possono essere esperte di un argomento, poi il fatto di essere giornalisti o meno non ha importanza, oramai questa distinzione non esiste più a mio parere, l’importante è che uno abbia competenze su di un determinato argomento. Per il lettore avere le notizie direttamente dal protagonista di un evento è diverso che leggerle da un giornalista generalista che segue e scrive degli articoli su un tema che conosce. Per cui su Blogosfere abbiamo di tutto, dai giornalisti ai professori universitari, al giovane talento, è un network molto variegato».

  • Che cosa ne pensi di Second Life e dei mondi virtuali?

«I mondi on line sono senz’altro una frontiera, molto interessanti per la sperimentazione di nuovi business e di assetti politici che si possono testare. È senz’altro una frontiera il progetto OpenCroquet, che come interfaccia è molto innovativa, e Second Life è semplicemente quello che ha avuto il maggiore eco mediatico, non è il più interessante per quello che mi riguarda. C’è una parte di questi mondi on line che poi mano a mano si integrerà con il Web, già oggi sono qualcosa di significativo nonostante i numeri siano ancora piccoli».

  • Sei anche conduttore del magazine Reporter diffuso per Sky Tg 24, secondo te il mezzo televisivo in generale dovrebbe rinnovarsi?

«La mia impressione è che l’importante è quanto il contenuto televisivo sia integrato con il mondo di Internet. Diamo per scontato che la Tv di oggi o meglio del futuro sia un computer, ovvero può essere un monitor o un telefonino ma sicuramente è un qualcosa di intelligente e che non si limita solo a trasmettere delle immagini. Ma è uno strumento che è connesso alla rete e quindi con tutto il mondo. A questo punto, l’aspetto interessante diventa quanto ciò che sto mandando in onda sia integrato con questo contesto. Magari durante una trasmissione posso contemporaneamente avere una lista di persone che stanno guardando quello stesso contenuto, ed entrarci in contatto, scoprendo forse altri programmi interessanti, attraverso i gusti dei miei amici. L’aspetto sociale, di quello che ho appena illustrato, è ciò che mi sembra più interessante, e chi produce i format dovrebbe tenerne conto».

Visita Blogosfere su: http://blogosfere.it

Arianna Cameli
   
  

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SOCIAL NETWORK: La versione di Internet delle reti sociali è una delle forme più evolute di comunicazione in rete. Il fenomeno nacque negli Usa e si è sviluppato attorno a tre grandi filoni tematici: l’ambito professionale, quello dell’amicizia e quello delle relazioni amorose. Le Social network online ebbero un’esplosione nel 2003 grazie alla popolarità di siti come Friendster, Tribe.net e LinkedIn. Attualmente i due social network più gettonati sono Myspace e Facebook con 107 e 73 milioni di utenti.

(Tratto da Wikipedia - L’Enciclopedia libera).

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