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Lontano da Dio per
libera scelta, vuole che anche l’uomo si sottragga alla grazia celeste,
ma i suoi interventi possono diventare occasione di maturazione della
fede. Ritratto di un essere dalla natura sfuggente e dai fini perversi.
Dubitare
dell’esistenza di Satana come soggetto concreto e individuale è una
questione sorta, in ambito cattolico, dopo il Concilio Vaticano II. Alcuni
teologi – Duquoc in Francia, Semmelroth in Germania, Schoonenberg in
Olanda – si sono posti la domanda se Satana esiste realmente o è solo
un genere letterario biblico per indicare il male. La questione era già
sorta, in ambito filosofico e scientifico, da parte dell’empirismo
inglese, in particolare con Il Leviatano di Thomas Hobbes, dove si
afferma la sostanziale impostazione simbolica delle affermazioni sugli
esseri spirituali, che non possono essere oggetto della conoscenza umana,
limitata alla sola esperienza sensibile.
In area cattolica il primo teologo a negare l’esistenza
di Satana è il tedesco Herbert Haag con La liquidazione del diavolo (1970).
A lui seguirono altri pensatori e alcuni suoi discepoli: in America il
teologo Henry A. Kelly con La morte di Satana (1968), mentre in
Italia l’ex monaco-abate Giovanni Franzoni si è posto sulla medesima
linea con un libretto del 1986 – Il diavolo mio fratello – dove
sostiene che non esiste la "persona" del diavolo, ma che egli
viene piuttosto "impersonato" dagli individui che ci vivono
accanto. Tuttavia la maggior parte dei teologi cattolici (Rahner, von
Balthasar, Auer, Ratzinger, Balducci) sostengono la validità della
dottrina demonologica, sebbene purificata da concezioni talora arbitrarie
e fantasiose, invitando a uno studio più attento al messaggio biblico, e
allo sviluppo culturale e scientifico lungo la storia della Chiesa. Nel
1995, infine, ne Il demonio mito o realtà? il teologo francese
René Laurentin ha difeso con forza la realtà della possessione diabolica
e dell’azione esorcistica di Gesù.
Anche l’insegnamento recente dei pastori della Chiesa
si è pronunciato più volte in merito. Il Concilio Vaticano II espone 18
frasi sulla realtà e l’opera del diavolo. Papa Paolo VI si è
soffermato in modo esplicito sulla questione: due volte nel 1972 e una
seconda nel 1977, quando manifestò l’impressione che «da qualche
fessura sia entrato il fumo di Satana nel tempio di Dio». Similmente
Giovanni Paolo II, in due catechesi del 1986, ripropose le tesi essenziali
della dottrina, poi ribadite dal nuovo Catechismo della Chiesa
Cattolica (1992).
Una
prima questione riguarda l’origine dei demoni, creati da Dio quali
esseri angelici e – in quanto tali – buoni. La loro malvagità non
trova la causa in Dio, ma unicamente in una loro libera scelta (Concilio
Lateranense IV del 1215): sono creature a tutti gli effetti e non possono
essere considerati come dèi o semidei, perché hanno i limiti degli enti
creati e dipendono dal loro Creatore. Ci si chiede quale sia stata la loro
colpa. La prima ipotesi fu un peccato carnale, in conformità alla
tradizione legata ad Enoc, secondo cui gli angeli si sarebbero uniti alle
figlie degli uomini, generando giganti malvagi (Gen 6,1-4). Ben presto i
pensatori cristiani si orientarono verso altre spiegazioni, basandosi in
particolare sul testo di Sap 2,24 dove si afferma che «la morte è
entrata nel mondo per invidia del diavolo»: forse l’invidia per Adamo?
Anche quest’opinione venne abbandonata per far posto all’idea di un
peccato di superbia e di ribellione a Dio, sostenuta unanimemente dai
pensatori cristiani dopo Origene: inebriatosi per la propria perfezione
spirituale (Ez 28,12-19), Lucifero non avrebbe più accettato la propria
condizione di creatura, rivoltandosi contro il suo Signore. Si parla
quindi giustamente del peccato angelico come di uno stato di alienazione,
cioè di un essere che non è più se stesso né accetta di relazionarsi
agli altri e di comunicare con loro, ma rimane irrigidito nel proprio
egoismo e orgoglio.
Circa la loro pena si ritiene che i demoni siano stati
condannati subito dopo il loro peccato, ma non in maniera definitiva,
così che possono ancora operare nel mondo. Solo nel giudizio finale
saranno puniti con "fuoco eterno". La natura di questo fuoco ha
– secondo alcuni – consistenza fisica, mentre altri propendono per una
realtà spirituale. Le due interpretazioni non si contraddicono: oggi la
Chiesa ritiene che si tratta sia di una sofferenza sensibile esteriore,
sia di un inasprimento e turbamento dello spirito.
Intento principale del diavolo è allontanare l’uomo
dal suo rapporto con Dio e, di riflesso, con gli altri, con se stesso e
con il mondo. Secondo i Padri della Chiesa sono sempre i demoni a causare
malattie e sciagure naturali, inventare magia e astrologia, scimmiottare i
riti cristiani, incitare all’idolatria, all’eresia, al peccato.
Tuttavia è altrettanto chiaro che la loro azione non è illimitata, in
quanto creature sottomesse alla volontà divina. Ugualmente si deve
supporre che alle azioni malvagie dei demoni si contrappongono gli
interventi di altri angeli in difesa e protezione dell’uomo. Soprattutto
– e quest’idea è ben salda nella dottrina cattolica – i demoni non
possono costringere la libertà umana.
Un’ultima considerazione scaturisce dal primato di
Cristo con la sua opera redentrice, evento capitale della vittoria contro
Satana. Tale opera stabilisce inoltre un capovolgimento: il male stesso
può diventare occasione di crescita e di maturazione nella fede, e
trasformarsi in momento salvifico se vissuto in unione all’atto
redentore di Cristo. La potenza demoniaca non solo non ha più forza
contro il cristiano, ma si fa strumento di gloria e di santità, com’è
avvenuto per numerosi testimoni dell’ascesi e della spiritualità.
Renzo Lavatori
Docente di Teologia dogmatica presso la
Pontificia Università Urbaniana
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