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Quei capolavori che scuotono l’anima

di Stefano Zuffi


   Letture n.648 giugno-luglio 2008 - Home Page Simon Schama,
Il potere dell’arte
(traduzione di Massimo Parizzi),
Mondadori, 2007, pagg. 436, circa 100 ill. a colori, euro 32,00.

Autore di alcuni tra i migliori programmi culturali della Bbc, storico dell’arte di limpida chiarezza, Simon Schama è da tempo ben noto anche al pubblico italiano, anche per chi non ha potuto vedere i suoi documentari televisivi. I suoi libri sono il miglior esempio di come si possa fare oggi una divulgazione colta, intelligente e insieme di grande coinvolgimento. Il potere dell’arte può essere letto in due modi: la ricostruzione dei fatti umani e creativi di otto grandi maestri – da Caravaggio a Rotchko, passando per Bernini, Rembrandt,Copertina del volume. David, Turner, Van Gogh e Picasso – oppure, nell’insieme del volume, una commossa, appassionatissima, quasi sensuale celebrazione del mistero e della tempesta suscitati dell’arte nel nostro cuore. Opere e artisti seguono un tracciato particolare, in cui l’emozione per fatti drammatici si traduce in immagini travolgenti. Con un linguaggio brillante e tuttavia mai banalmente ammiccante (il passaggio dal documentario filmato allo scritto funziona perfettamente: plauso che va trasmesso ovviamente all’efficace traduzione) Schama ci accompagna nel vivo della creazione, nelle situazioni concrete entro le quali operano gli artisti. Ogni pagina è uno scenario di vita e di realtà, ma il fascino del libro non si ferma all’ineccepibile ricostruzione storica e biografica. Al contrario di colleghi più castigati e severi ma asettici, Schama non mette il bavaglio alle proprie passioni: fa capire chiaramente che i capolavori dei maestri più amati sono diventati una parte essenziale della sua vita, anche se visti e rivisti mille molte continuano a scuotere le corde dell’anima.

Per usare le parole dell’autore, sono un’alternativa alla banalità, «ci dicono qualcosa di com’è il mondo, com’è stare dentro alla nostra pelle». L’arte, insomma, può davvero far parte della vita, offrirci, in modo inaspettato, bagliori illuminanti sulla condizione umana. E non quella degli artisti, ma proprio la nostra.

Stefano Zuffi

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