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Simon Schama,
Il potere dell’arte
(traduzione di Massimo Parizzi),
Mondadori, 2007, pagg. 436, circa 100 ill. a colori, euro 32,00.Autore
di alcuni tra i migliori programmi culturali della Bbc, storico dell’arte
di limpida chiarezza, Simon Schama è da tempo ben noto anche al
pubblico italiano, anche per chi non ha potuto vedere i suoi documentari
televisivi. I suoi libri sono il miglior esempio di come si possa fare
oggi una divulgazione colta, intelligente e insieme di grande
coinvolgimento. Il potere dell’arte può essere letto in due modi: la
ricostruzione dei fatti umani e creativi di otto grandi maestri – da
Caravaggio a Rotchko, passando per Bernini, Rembrandt,
David, Turner, Van Gogh e Picasso – oppure, nell’insieme del volume,
una commossa, appassionatissima, quasi sensuale celebrazione del mistero
e della tempesta suscitati dell’arte nel nostro cuore. Opere e artisti
seguono un tracciato particolare, in cui l’emozione per fatti
drammatici si traduce in immagini travolgenti. Con un linguaggio
brillante e tuttavia mai banalmente ammiccante (il passaggio dal
documentario filmato allo scritto funziona perfettamente: plauso che va
trasmesso ovviamente all’efficace traduzione) Schama ci accompagna nel
vivo della creazione, nelle situazioni concrete entro le quali operano
gli artisti. Ogni pagina è uno scenario di vita e di realtà, ma il
fascino del libro non si ferma all’ineccepibile ricostruzione storica
e biografica. Al contrario di colleghi più castigati e severi ma
asettici, Schama non mette il bavaglio alle proprie passioni: fa capire
chiaramente che i capolavori dei maestri più amati sono diventati una
parte essenziale della sua vita, anche se visti e rivisti mille molte
continuano a scuotere le corde dell’anima.
Per usare le parole dell’autore, sono un’alternativa
alla banalità, «ci dicono qualcosa di com’è il mondo, com’è
stare dentro alla nostra pelle». L’arte, insomma, può davvero far
parte della vita, offrirci, in modo inaspettato, bagliori illuminanti
sulla condizione umana. E non quella degli artisti, ma proprio la
nostra.
Stefano Zuffi |