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Recensioni.I libri della fede.

   
Fermiamoci un po’ a leggere e meditare

di Stella Morra


   Letture n.648 giugno-luglio 2008 - Home Page «La maggior parte degli uomini impegnano nella vita soltanto una piccola parte, una parte ridicolmente piccola del loro essere, come quei ricchi avari che un tempo se ne morivano perché spendevano soltanto l’utile dei loro utili. Un santo non vive dell’utile dei suoi utili e neanche vive soltanto dei suoi utili, vive del suo capitale, impegna tutta quanta la sua anima. C’è da dire con spavento che innumerevoli uomini nascono, vivono e muoiono senza essersi neanche realmente serviti della loro anima, sia pure per offendere Dio. E non possiamo anche noi in qualche modo appartenere a questa specie? La dannazione non consisterà forse nello scoprire molto tardi, troppo tardi, dopo la morte, di aver avuto un’anima assolutamente inutile, ancora accuratamente piegata in quattro e deteriorata come certe sete preziose, per mancanza d’uso?».

G. Bernanos
La maggior parte degli uomini

  

È un rischio in agguato, lo sappiamo bene: non tanto la malvagità, che chiede carattere e impegno, e occasioni gravi; quanto l’usura quotidiana di una interiorità non usata, lasciata chiusa in un armadio interiore che non abbiamo il tempo di aprire.

I libri possono esserci amici in questo: un libro, poco o tanto, sempre si insinua nella nostra casa interiore, muove, fa cambiare aria, spalanca una finestra, perché porta parole di altri, i loro pensieri, le loro storie, e lo fa senza violenza, consentendoci di raccogliere le parole in fretta o lentamente, consentendo sospensioni e ritorni, distanze e vicinanze, corse in avanti e indietro.

Alla soglia dell’estate, dunque, quando i ritmi di vita un poco rallentano e abbiamo un po’ di tempo in più, quando il caldo invita a stare fermi, quando le giornate si fanno più lunghe e sembra che possiamo "vivere di più", vorremmo proporvi qualche libro che una volta sarebbe stato definito "spirituale" o "di meditazione", libri in cui il piacere della lettura non sta tanto nell’arrivare in fondo alla storia o alla tesi esposta (il che è pure un piacere!), quanto piuttosto quello di darci il tempo di fermarci, su una riga o un pensiero, lasciarci vagare ad ascoltare risonanze interiori e associazioni non necessarie.

Copertina del volume: l male antico. L’uomo, Dio e il peccato.Ma, a differenza di un tempo, non ci bastano più libri devoti o pii, a questo scopo: per essere interpellati nella nostra interiorità abbiamo tutti bisogno di libri che nutrano anche la nostra intelligenza, che siano densi e insieme profondi, siamo diventati più esigenti; proviamo dunque a seguire questa difficile strada.

Cominciamo perciò con un testo che ci pone immediatamente davanti a una questione davvero radicale, quella del male: Il male antico. L’uomo, Dio e il peccato (Massimo Baldacci, San Paolo, 2008, pagg. 288, euro 16,00) e lo fa conducendoci in un mondo apparentemente lontano, quello degli scritti mesopotamici di quattromila anni fa. Scopriamo testi di straordinaria fragranza poetica e spirituale, molti dei quali tradotti per la prima volta in italiano dalle lingue originali, e letti nel quadro degli studi sul vicino Oriente antico; ma scopriamo anche che la lotta spirituale con le esperienze negative si trova al centro della vita dell’uomo di ogni tempo, che comunque dobbiamo fare i conti con il male, forza negativa che ci minaccia e ci coinvolge, dentro e fuori di noi, che rischia di travolgere a ogni istante il nostro destino. Cosa e come possiamo sperare, rimane una domanda antichissima e sempre attuale.

Copertina del volume: Le tenebre e la luce. Il dramma della fede di fronte a Gesù.Sempre intorno alla stessa questione, in un certo senso, si svolge Le tenebre e la luce. Il dramma della fede di fronte a Gesù (Carlo Maria Martini, Piemme, 2007, pagg. 176, euro 12,00). L’autore non ha certo bisogno di presentazione, né lo "stile" dei libri che da molti anni vengono tratti dai corsi di esercizi spirituali che Martini tiene nella più propria tradizione gesuitica. Questo testo, che ha come base il Vangelo di Giovanni nei suoi capitoli finali, quelli del dramma della passione e morte del Signore, si interroga sull’ambivalenza di luce e tenebre che ci abita quotidianamente. Senza scandalizzarsene, occorre però cercare la possibilità di discernere tra movimenti positivi e negativi per poter davvero metterci dalla parte del luminoso che ci abita come segno della presenza di Dio. L’autore ci conduce a due frasi finali che ci propone di leggere (e di vivere) insieme: «solo l’eccesso salva» e «c’è più gioia nel sacrificio»; siamo fatti per andare oltre, per essere di più e in questo anche le tenebre hanno un ruolo. Lo stile denso e asciutto, senza sdolcinature, ma carezzevole, che tutti ben conosciamo come proprio dell’autore, è un vero riposo della mente e del cuore, consolazione sapiente e senza sconti, che ci fa compagnia e ci invita aprendo davvero orizzonti infiniti.

Verso la felicità e l’amore

Sempre in larga parte appoggiato a testi del Vangelo di Giovanni ci si presenta Via mystica. All’Uomo, in quanto essere amato (Giuseppe Pollano, Effatà, 2007, pagg. 160, euro 10,00), testo cheCopertina del volume: Via mystica. All’Uomo, in quanto essere amato. si interroga su, potremmo dire, la qualità del nostro desiderio più profondo: che cosa andiamo cercando? La tesi dell’autore è che siamo cercatori di reciprocità, di volti che ci consentano una soglia di felicità non a portata di mano, nascosta, che a volte pensiamo assente, eppure necessarissima, indispensabile. Pollano ci invita a imboccare come nostra, senza tradimenti e paure, la via mystica, aiutandoci a riconoscere in essa non un percorso strano o esaltato, ma piuttosto la via di una reciprocità amorosa con Dio che ha il volto di Gesù.

Ancora nell’atmosfera di Giovanni, ma questa volta delle tre Lettere, si colloca L’amore vince la morte. Commento esegetico-spirituale alle lettere di Giovanni, di Enzo Bianchi (San Paolo, 2008, pagg. 206, euro 14,00). Copertina del volume: L’amore vince la morte. Commento esegetico-spirituale alle lettere di Giovanni.Anche in questo caso l’autore è ben conosciuto, fondatore e priore della Comunità monastica di Bose, comunità che da quarant’anni vive la sua vita comune; in questo testo veniamo condotti, con intelligenza e ampiezza di ricerca esegetica, a rileggere le Lettere di Giovanni che, al seguito del Vangelo, vogliono ricordarci che Dio è amore, che l’amore vissuto dal Figlio diventato uomo in mezzo a noi ha vinto la morte e che anche noi, come cristiani, siamo posti di fronte al duello titanico tra amore e morte. La morte che tutto divora, che vince la vita, trova nell’amore l’unico nemico capace di resisterle: è questa la buona notizia della Scrittura. E, in fondo, il cristianesimo è semplice: alla sequela di Gesù, fidarsi di questo amore.

Il semplice e il sapiente

Per finire, non più idee, ma la storia di una persona: il delizioso libretto che Jean Follain (avvocato, giudice, uno dei più importanti poeti francesi del ’900, insignito del Grand Prix de Poésie de l’Académie Française 1970) ha voluto dedicare alla vita di Copertina del volume: Curato d’Ars. Quando un uomo semplice confonde i sapienti.Jean-Marie Vianney, il Curato d’Ars. Quando un uomo semplice confonde i sapienti (traduzione di Gabriella Fiori, San Paolo, 2008, pagg. 84, euro 11,00). Che cosa fa incontrare due persone così diverse come un colto poeta del ’900 e un curato di campagna di inizio ’800 che ha rischiato di non essere ordinato a causa delle sue difficoltà con il latino? Gabriella Fiori, nell’introduzione, ci dice che secondo lei «dipese anche da altri due elementi della storia di Jean Follain […]: il suo sguardo equanime sulle vicende umane […] e l’esperienza dei recessi bui dell’animo umano che gli derivava dalla sua professione di avvocato prima e di magistrato di Corte d’appello poi. Due pellegrini entrambi: questo furono. E lettori della realtà». Il risultato di questo incontro è un prezioso piccolo testo, pieno di meraviglia e di leggerezza che ci lascia in bocca il sapore buono del pane e in cuore il desiderio di diventare, così come ciascuno di noi è, secondo se stesso, donne e uomini un po’ migliori.

Stella Morra

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