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«La
maggior parte degli uomini impegnano nella vita soltanto una piccola
parte, una parte ridicolmente piccola del loro essere, come quei ricchi
avari che un tempo se ne morivano perché spendevano soltanto l’utile
dei loro utili. Un santo non vive dell’utile dei suoi utili e neanche
vive soltanto dei suoi utili, vive del suo capitale, impegna tutta
quanta la sua anima. C’è da dire con spavento che innumerevoli uomini
nascono, vivono e muoiono senza essersi neanche realmente serviti della
loro anima, sia pure per offendere Dio. E non possiamo anche noi in
qualche modo appartenere a questa specie? La dannazione non consisterà
forse nello scoprire molto tardi, troppo tardi, dopo la morte, di aver
avuto un’anima assolutamente inutile, ancora accuratamente piegata in
quattro e deteriorata come certe sete preziose, per mancanza d’uso?». G.
Bernanos
La maggior parte degli uomini
È un
rischio in agguato, lo sappiamo bene: non tanto la malvagità, che
chiede carattere e impegno, e occasioni gravi; quanto l’usura
quotidiana di una interiorità non usata, lasciata chiusa in un armadio
interiore che non abbiamo il tempo di aprire.
I libri possono esserci amici in questo: un libro,
poco o tanto, sempre si insinua nella nostra casa interiore, muove, fa
cambiare aria, spalanca una finestra, perché porta parole di altri, i
loro pensieri, le loro storie, e lo fa senza violenza, consentendoci di
raccogliere le parole in fretta o lentamente, consentendo sospensioni e
ritorni, distanze e vicinanze, corse in avanti e indietro.
Alla soglia dell’estate, dunque, quando i ritmi di
vita un poco rallentano e abbiamo un po’ di tempo in più, quando il
caldo invita a stare fermi, quando le giornate si fanno più lunghe e
sembra che possiamo "vivere di più", vorremmo proporvi
qualche libro che una volta sarebbe stato definito
"spirituale" o "di meditazione", libri in cui il
piacere della lettura non sta tanto nell’arrivare in fondo alla storia
o alla tesi esposta (il che è pure un piacere!), quanto piuttosto
quello di darci il tempo di fermarci, su una riga o un pensiero,
lasciarci vagare ad ascoltare risonanze interiori e associazioni non
necessarie.
Ma,
a differenza di un tempo, non ci bastano più libri devoti o pii, a
questo scopo: per essere interpellati nella nostra interiorità abbiamo
tutti bisogno di libri che nutrano anche la nostra intelligenza, che
siano densi e insieme profondi, siamo diventati più esigenti; proviamo
dunque a seguire questa difficile strada.
Cominciamo perciò con un testo che ci pone
immediatamente davanti a una questione davvero radicale, quella del
male: Il male antico. L’uomo, Dio e il peccato (Massimo
Baldacci, San Paolo, 2008, pagg. 288, euro 16,00) e lo fa conducendoci
in un mondo apparentemente lontano, quello degli scritti mesopotamici di
quattromila anni fa. Scopriamo testi di straordinaria fragranza poetica
e spirituale, molti dei quali tradotti per la prima volta in italiano
dalle lingue originali, e letti nel quadro degli studi sul vicino
Oriente antico; ma scopriamo anche che la lotta spirituale con le
esperienze negative si trova al centro della vita dell’uomo di ogni
tempo, che comunque dobbiamo fare i conti con il male, forza negativa
che ci minaccia e ci coinvolge, dentro e fuori di noi, che rischia di
travolgere a ogni istante il nostro destino. Cosa e come possiamo
sperare, rimane una domanda antichissima e sempre attuale.
Sempre
intorno alla stessa questione, in un certo senso, si svolge Le
tenebre e la luce. Il dramma della fede di fronte a Gesù (Carlo
Maria Martini, Piemme, 2007, pagg. 176, euro 12,00). L’autore non ha
certo bisogno di presentazione, né lo "stile" dei libri che
da molti anni vengono tratti dai corsi di esercizi spirituali che
Martini tiene nella più propria tradizione gesuitica. Questo testo, che
ha come base il Vangelo di Giovanni nei suoi capitoli finali, quelli del
dramma della passione e morte del Signore, si interroga sull’ambivalenza
di luce e tenebre che ci abita quotidianamente. Senza scandalizzarsene,
occorre però cercare la possibilità di discernere tra movimenti
positivi e negativi per poter davvero metterci dalla parte del luminoso
che ci abita come segno della presenza di Dio. L’autore ci conduce a
due frasi finali che ci propone di leggere (e di vivere) insieme: «solo
l’eccesso salva» e «c’è più gioia nel sacrificio»; siamo fatti
per andare oltre, per essere di più e in questo anche le tenebre hanno
un ruolo. Lo stile denso e asciutto, senza sdolcinature, ma carezzevole,
che tutti ben conosciamo come proprio dell’autore, è un vero riposo
della mente e del cuore, consolazione sapiente e senza sconti, che ci fa
compagnia e ci invita aprendo davvero orizzonti infiniti.
Verso la felicità e l’amore
Sempre in larga parte appoggiato a testi del Vangelo
di Giovanni ci si presenta Via mystica. All’Uomo, in quanto
essere amato (Giuseppe Pollano, Effatà, 2007, pagg. 160, euro
10,00), testo che
si interroga su, potremmo dire, la qualità del nostro desiderio più
profondo: che cosa andiamo cercando? La tesi dell’autore è che siamo
cercatori di reciprocità, di volti che ci consentano una soglia di
felicità non a portata di mano, nascosta, che a volte pensiamo assente,
eppure necessarissima, indispensabile. Pollano ci invita a imboccare
come nostra, senza tradimenti e paure, la via mystica, aiutandoci a
riconoscere in essa non un percorso strano o esaltato, ma piuttosto la
via di una reciprocità amorosa con Dio che ha il volto di Gesù.
Ancora nell’atmosfera di Giovanni, ma questa volta
delle tre Lettere, si colloca L’amore vince la morte. Commento
esegetico-spirituale alle lettere di Giovanni, di Enzo Bianchi
(San Paolo, 2008, pagg. 206, euro 14,00). Anche
in questo caso l’autore è ben conosciuto, fondatore e priore della
Comunità monastica di Bose, comunità che da quarant’anni vive la sua
vita comune; in questo testo veniamo condotti, con intelligenza e
ampiezza di ricerca esegetica, a rileggere le Lettere di Giovanni che,
al seguito del Vangelo, vogliono ricordarci che Dio è amore, che l’amore
vissuto dal Figlio diventato uomo in mezzo a noi ha vinto la morte e che
anche noi, come cristiani, siamo posti di fronte al duello titanico tra
amore e morte. La morte che tutto divora, che vince la vita, trova nell’amore
l’unico nemico capace di resisterle: è questa la buona notizia della
Scrittura. E, in fondo, il cristianesimo è semplice: alla sequela di
Gesù, fidarsi di questo amore.
Il semplice e il sapiente
Per finire, non più idee, ma la storia di una
persona: il delizioso libretto che Jean Follain (avvocato, giudice, uno
dei più importanti poeti francesi del ’900, insignito del Grand Prix
de Poésie de l’Académie Française 1970) ha voluto dedicare alla
vita di Jean-Marie
Vianney, il Curato d’Ars. Quando un uomo semplice confonde i
sapienti (traduzione di Gabriella Fiori, San Paolo, 2008, pagg.
84, euro 11,00). Che cosa fa incontrare due persone così diverse come
un colto poeta del ’900 e un curato di campagna di inizio ’800 che
ha rischiato di non essere ordinato a causa delle sue difficoltà con il
latino? Gabriella Fiori, nell’introduzione, ci dice che secondo lei «dipese
anche da altri due elementi della storia di Jean Follain […]: il suo
sguardo equanime sulle vicende umane […] e l’esperienza dei recessi
bui dell’animo umano che gli derivava dalla sua professione di
avvocato prima e di magistrato di Corte d’appello poi. Due pellegrini
entrambi: questo furono. E lettori della realtà». Il risultato di
questo incontro è un prezioso piccolo testo, pieno di meraviglia e di
leggerezza che ci lascia in bocca il sapore buono del pane e in cuore il
desiderio di diventare, così come ciascuno di noi è, secondo se
stesso, donne e uomini un po’ migliori.
Stella Morra |