Pensavate
che l’avvento dell’era digitale e la diffusione di Internet avrebbero
diminuito l’importanza della carta stampata e delle biblioteche?
Sbagliavate: autorevoli studi e fondate ricerche hanno dimostrato
esattamente il contrario, ossia che l’alfabetizzazione informatica
aumenta proporzionalmente l’alfabetizzazione tout court,
incentivando alla lettura e, quindi, anche alla frequentazione delle
biblioteche. Rientra allora perfettamente nello spirito dei tempi la
realizzazione dell’ambizioso progetto, ormai in fase esecutiva, della
Biblioteca Europea di Informazione e Cultura, (Beic) tenacemente avviato e
difeso dal prof. Antonio Padoa Schioppa, che abbiamo intervistato.
«La Beic è un progetto che mira a creare in Italia una
nuova struttura bibliotecaria, di grandi dimensioni, a scaffali aperti –
quindi con i volumi accessibili liberamente ai lettori – contenente
opere relative a tutti i rami del sapere, quindi scienze umane, arti,
musica, letteratura. La Beic avrà un’estesa disponibilità di libri ma
anche una forte componente informatica e digitale, nel senso che una gran
parte delle postazioni di lavoro saranno attrezzate in modo da avere
spazio per i libri, spazio per il terminale e spazio per il notebook
personale».
«Nel centro di Milano, sull’area dell’ex scalo di
Porta Vittoria, in connessione con la stazione del Passante ferroviario
che renderà agevoli le comunicazioni con la città e di conseguenza con
tutta Europa. Sarà realizzata dall’architetto Peter Wilson, che ha
progettato efficacemente una superficie di ben ottantatremila metri
quadrati solo per i libri custoditi "a scaffale aperto"».
- Quante postazioni sono previste?
«Circa duemila posti, che è anche il numero di utenti
previsti giornalmente, dato che la Beic vuole servire un bacino di utenza
che non è metropolitano né regionale, ma nazionale. Dato che una
struttura simile c’è in Francia o in Germania ma non ancora in Italia,
è sicuro che avremo visitatori provenienti da lontano».
- Quali sono i grandi modelli degli ultimi anni a cui
si è ispirata la Beic?
«Sicuramente a Parigi ne abbiamo due: la Bibliothèque
de France e il Centre Pompidou, che tutti conosciamo, che ha due piani
interi e duemila posti destinati a biblioteca, mentre la Bibliothèque de
France, quella nota per le sue quattro torri, è però anche una
biblioteca che custodisce tutti i volumi pubblicati a stampa dalle origini
a oggi, compito già egregiamente svolto dalla Biblioteca nazionale di
Firenze e da quella di Roma. Quello che invece noi vogliamo è una
biblioteca selettiva, che avrà circa un milione di volumi a vista e due
milioni nel deposito, di cui però una buona parte sarà in lingua
originale e in traduzione; sarà davvero una biblioteca europea e aperta
sul mondo».
- A che punto è la realizzazione?
«La politica che stiamo seguendo è questa: il progetto
esecutivo (più di 1.000 mappe) è già stato consegnato, e abbiamo
concluso la carta delle collezioni: più di un centinaio di dossier
bibliografici, contenenti ciascuno l’elenco dei libri che vogliamo
acquistare in una determinata materia: per esempio, i volumi relativi alla
letteratura portoghese, geometria, zoologia, medicina, ecologia, religione
e così via lungo un fitto percorso di materie e sottomaterie che
costituiscono il futuro catalogo della biblioteca, redatto da una squadra
di esperti. Mi preme sottolineare che un tale catalogo per materie,
redatto con tale precisione, non mi risulta sia mai stato fatto in
precedenza per nessuna biblioteca nuova, ed è quindi già di per sé un
importantissimo strumento culturale».
«Per il momento, di libri veri e propri non ne
acquistiamo, tranne qualche eccezione che vi dirò, perché non vogliamo
fare spese fino a quando non avremo la certezza dell’arrivo dei
finanziamenti per la biblioteca vera e propria. Sappiamo come partire, e
cosa fare non appena avremo i finanziamenti definitivi, ma sinora l’unica
eccezione è stata fatta per la Biblioteca Pontiggia, quarantamila volumi
che rischiavano di finire all’estero, motivo per cui ci siamo mossi e
abbiamo così salvato una vasta biblioteca di un grande scrittore, che per
adesso è depositata nel castello di Vigevano, in attesa di essere
catalogata. Nel frattempo abbiamo fatto un accordo con la Regione (che è
titolare del diritto di stampa) e con la Braidense per custodire in futuro
le copie dei libri stampati in Lombardia, la cui catalogazione sta
avvenendo in collaborazione proprio con la Braidense».
- Si parlava anche di una forte componente digitale
della biblioteca...
«Certo, e mi riferivo alla Beic digitale, ossia del
progetto già in corso per la digitalizzazione di alcune migliaia di
volumi classici del diritto, della matematica, della scienza, resoconti di
viaggi in Europa, documenti medievali italiani e altri ancora che andiamo
a recuperare in giro per gli archivi e istituzioni d’Italia, e ne
realizziamo la digitalizzazione, dandone gratuitamente una copia a chi ci
ha messo a disposizione il materiale. Metteremo in rete una parte di
questo lavoro prima che ci sia l’edificio, perché non c’è bisogno di
scaffali, ma solo di un server».
- Ci saranno delle raccolte fotografiche?
«Sì, abbiamo già acquistato l’archivio di Paolo
Monti, un fotografo che ha documentato la realtà di molte città
italiane, lasciando un archivio di 250.000 negativi che stiamo catalogando».
- Tornando alla Beic biblioteca, in che modo si
inserirà nel circuito bibliotecario milanese, già composto da
realtà di tutto rispetto come la Braidense, la Sormani e le
Biblioteche universitarie, solo per fare qualche esempio? Non c’è
il rischio di sovrapposizione nei compiti?
«La prima cosa da dire è che la Beic è complementare
alle Biblioteche civiche, universitarie e storiche, come la Trivulziana, l’Ambrosiana
e la Braidense, poiché assolve funzioni diverse: a scaffale aperto, non
di libri rari ma opere di cultura generale a libero accesso. Detto questo,
il collegamento con le biblioteche locali ci sarà e darà frutto a
sinergie. È possibile che la Sormani decida che certe opere, per le quali
non c’è abbastanza spazio, vengano ospitate dalla Beic, così come è
possibile che le Università si avvalgano della Beic per ricerche
interdisciplinari, e soprattutto possiamo dire che sarà una realtà
innervata non solo nel tessuto della città, ma anche nella realtà
nazionale ed anche europea alla pari delle altre grandi realtà simili che
abbiamo già citato, presenti all’estero».
- Per concludere, torniamo all’aspetto pratico, e
cioè alle possibilità concrete che il progetto della Beic non sia
più solo tale, ma diventi una realtà operativa e funzionante. Sembra
che la vittoria di Milano come città sede dell’Expo 2015 possa
portare effettivamente lo stimolo definitivo e quella disponibilità
finanziaria necessaria a partire con i lavori. Sarà davvero così?
«Lo spero, e penso che non si tratti soltanto di una
speranza ma anche una ragionevole fiducia, considerando l’energia che
tutte le istituzioni – Comune, Provincia e Regione – vorranno spendere
per sollecitare il Governo a realizzare un’opera che, ripeto, ha un
respiro e delle ambizioni che più locali e nazionali sono europee.
Luca Gallesi