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Quattro chiacchiere con...

  
Beic, ovvero la biblioteca nell’era digitale

di Luca Gallesi
  


   Letture n.648 giugno-luglio 2008 - Home Page

Sostenitore e promotore di quest’ambiziosa idea, Antonio Padoa Schioppa illustra il progetto della Beic, la Biblioteca Europea di Informazione e Cultura. Sorgerà a Milano e conterrà un’ampia selezione del sapere universale.
   

Pensavate che l’avvento dell’era digitale e la diffusione di Internet avrebbero diminuito l’importanza della carta stampata e delle biblioteche? Sbagliavate: autorevoli studi e fondate ricerche hanno dimostrato esattamente il contrario, ossia che l’alfabetizzazione informatica aumenta proporzionalmente l’alfabetizzazione tout court, incentivando alla lettura e, quindi, anche alla frequentazione delle biblioteche. Rientra allora perfettamente nello spirito dei tempi la realizzazione dell’ambizioso progetto, ormai in fase esecutiva, della Biblioteca Europea di Informazione e Cultura, (Beic) tenacemente avviato e difeso dal prof. Antonio Padoa Schioppa, che abbiamo intervistato.

  • Che cos’è la Beic?

«La Beic è un progetto che mira a creare in Italia una nuova struttura bibliotecaria, di grandi dimensioni, a scaffali aperti – quindi con i volumi accessibili liberamente ai lettori – contenente opere relative a tutti i rami del sapere, quindi scienze umane, arti, musica, letteratura. La Beic avrà un’estesa disponibilità di libri ma anche una forte componente informatica e digitale, nel senso che una gran parte delle postazioni di lavoro saranno attrezzate in modo da avere spazio per i libri, spazio per il terminale e spazio per il notebook personale».

  • Dove sorgerà?

«Nel centro di Milano, sull’area dell’ex scalo di Porta Vittoria, in connessione con la stazione del Passante ferroviario che renderà agevoli le comunicazioni con la città e di conseguenza con tutta Europa. Sarà realizzata dall’architetto Peter Wilson, che ha progettato efficacemente una superficie di ben ottantatremila metri quadrati solo per i libri custoditi "a scaffale aperto"».

  • Quante postazioni sono previste?

«Circa duemila posti, che è anche il numero di utenti previsti giornalmente, dato che la Beic vuole servire un bacino di utenza che non è metropolitano né regionale, ma nazionale. Dato che una struttura simile c’è in Francia o in Germania ma non ancora in Italia, è sicuro che avremo visitatori provenienti da lontano».

  • Quali sono i grandi modelli degli ultimi anni a cui si è ispirata la Beic?

«Sicuramente a Parigi ne abbiamo due: la Bibliothèque de France e il Centre Pompidou, che tutti conosciamo, che ha due piani interi e duemila posti destinati a biblioteca, mentre la Bibliothèque de France, quella nota per le sue quattro torri, è però anche una biblioteca che custodisce tutti i volumi pubblicati a stampa dalle origini a oggi, compito già egregiamente svolto dalla Biblioteca nazionale di Firenze e da quella di Roma. Quello che invece noi vogliamo è una biblioteca selettiva, che avrà circa un milione di volumi a vista e due milioni nel deposito, di cui però una buona parte sarà in lingua originale e in traduzione; sarà davvero una biblioteca europea e aperta sul mondo».

  • A che punto è la realizzazione?

«La politica che stiamo seguendo è questa: il progetto esecutivo (più di 1.000 mappe) è già stato consegnato, e abbiamo concluso la carta delle collezioni: più di un centinaio di dossier bibliografici, contenenti ciascuno l’elenco dei libri che vogliamo acquistare in una determinata materia: per esempio, i volumi relativi alla letteratura portoghese, geometria, zoologia, medicina, ecologia, religione e così via lungo un fitto percorso di materie e sottomaterie che costituiscono il futuro catalogo della biblioteca, redatto da una squadra di esperti. Mi preme sottolineare che un tale catalogo per materie, redatto con tale precisione, non mi risulta sia mai stato fatto in precedenza per nessuna biblioteca nuova, ed è quindi già di per sé un importantissimo strumento culturale».

  • E i libri veri e propri?

«Per il momento, di libri veri e propri non ne acquistiamo, tranne qualche eccezione che vi dirò, perché non vogliamo fare spese fino a quando non avremo la certezza dell’arrivo dei finanziamenti per la biblioteca vera e propria. Sappiamo come partire, e cosa fare non appena avremo i finanziamenti definitivi, ma sinora l’unica eccezione è stata fatta per la Biblioteca Pontiggia, quarantamila volumi che rischiavano di finire all’estero, motivo per cui ci siamo mossi e abbiamo così salvato una vasta biblioteca di un grande scrittore, che per adesso è depositata nel castello di Vigevano, in attesa di essere catalogata. Nel frattempo abbiamo fatto un accordo con la Regione (che è titolare del diritto di stampa) e con la Braidense per custodire in futuro le copie dei libri stampati in Lombardia, la cui catalogazione sta avvenendo in collaborazione proprio con la Braidense».

  • Si parlava anche di una forte componente digitale della biblioteca...

«Certo, e mi riferivo alla Beic digitale, ossia del progetto già in corso per la digitalizzazione di alcune migliaia di volumi classici del diritto, della matematica, della scienza, resoconti di viaggi in Europa, documenti medievali italiani e altri ancora che andiamo a recuperare in giro per gli archivi e istituzioni d’Italia, e ne realizziamo la digitalizzazione, dandone gratuitamente una copia a chi ci ha messo a disposizione il materiale. Metteremo in rete una parte di questo lavoro prima che ci sia l’edificio, perché non c’è bisogno di scaffali, ma solo di un server».

  • Ci saranno delle raccolte fotografiche?

«Sì, abbiamo già acquistato l’archivio di Paolo Monti, un fotografo che ha documentato la realtà di molte città italiane, lasciando un archivio di 250.000 negativi che stiamo catalogando».

  • Tornando alla Beic biblioteca, in che modo si inserirà nel circuito bibliotecario milanese, già composto da realtà di tutto rispetto come la Braidense, la Sormani e le Biblioteche universitarie, solo per fare qualche esempio? Non c’è il rischio di sovrapposizione nei compiti?

«La prima cosa da dire è che la Beic è complementare alle Biblioteche civiche, universitarie e storiche, come la Trivulziana, l’Ambrosiana e la Braidense, poiché assolve funzioni diverse: a scaffale aperto, non di libri rari ma opere di cultura generale a libero accesso. Detto questo, il collegamento con le biblioteche locali ci sarà e darà frutto a sinergie. È possibile che la Sormani decida che certe opere, per le quali non c’è abbastanza spazio, vengano ospitate dalla Beic, così come è possibile che le Università si avvalgano della Beic per ricerche interdisciplinari, e soprattutto possiamo dire che sarà una realtà innervata non solo nel tessuto della città, ma anche nella realtà nazionale ed anche europea alla pari delle altre grandi realtà simili che abbiamo già citato, presenti all’estero».

  • Per concludere, torniamo all’aspetto pratico, e cioè alle possibilità concrete che il progetto della Beic non sia più solo tale, ma diventi una realtà operativa e funzionante. Sembra che la vittoria di Milano come città sede dell’Expo 2015 possa portare effettivamente lo stimolo definitivo e quella disponibilità finanziaria necessaria a partire con i lavori. Sarà davvero così?

«Lo spero, e penso che non si tratti soltanto di una speranza ma anche una ragionevole fiducia, considerando l’energia che tutte le istituzioni – Comune, Provincia e Regione – vorranno spendere per sollecitare il Governo a realizzare un’opera che, ripeto, ha un respiro e delle ambizioni che più locali e nazionali sono europee.

Luca Gallesi

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