Spesso,
parlando di divulgazione scientifica, se ne identifica il destinatario nel
lettore medio. Ma chi è il lettore medio? Nella stessa definizione di
divulgazione scientifica sembra annidarsi una contraddizione tra la
finalità indicata dal sostantivo e la sua caratterizzazione nell’aggettivo,
a meno di considerarlo una semplice indicazione di campo; questa
contraddizione trova talvolta negli autori una soluzione sterile in più o
meno volute ambiguità di fondo: una semplificazione eccessiva che riduce
la scienza a fantascienza o una manipolazione di fatto del lettore a cui
si offre fantascienza per scienza.
L’apparente inconciliabilità tra accessibilità e
rigore diventa, invece, una risorsa in una prospettiva di deontologia
della comunicazione: onestà con il lettore, ovvero l’accessibilità
come strumento più che come fine e sincerità con la scienza ovvero il
rigore come fine più che come strumento. Questi nodi problematici per la
divulgazione scientifica sono evidenziati dall’edizione italiana di Prima
del Big Bang. L’origine dell’universo di Igor e Grichka
Bogdanov (Longanesi, pagg. 296, euro 17,60).
Quando
il libro uscì in Francia (nel 2004) fu subito polemica tra gran parte del
mondo dei fisici e gli autori. I Bogdanov erano noti al grande pubblico
per essere stati dal 1979 al 1989 conduttori su TF1 di Temps X e in
tempi più recenti su France 2 di Rayons; entrambe le trasmissioni
televisive – tra Voyager e Superquark, per riferirci ad
analoghi italiani – sono state trasmissioni di successo e il libro ha
ottenuto un riscontro editoriale (80.000 copie vendute) anche in funzione
di un’ipotesi cosmologica di immediata presa sul lettore. Ma l’attacco
al contenuto del libro, in particolare ad opera di alcune riviste, è
stato violento e non ha risparmiato neppure la storia personale dei due
autori. Sono stati espressi dubbi sui loro crediti dottorali (un dottorato
in matematica per Grichka nel 1999 e uno in fisica teorica per Igor nel
2002), ma soprattutto un colpo durissimo è stato inferto da questi
critici alla credibilità scientifica del libro con l’accusa rivolta ai
Bogdanov di essere dei mistificatori e dei ciarlatani per le inesattezze
contenute nel testo e per l’uso disinvolto di teorie complesse.
Dato conto dell’"affaire Bogdanov" – che
ha avuto risvolti giudiziari con una denuncia per diffamazione alla
rivista Ciel & Espace da parte dei due autori – viene da
chiedersi se una querelle come quella che ha riguardato l’uscita
francese del libro, accompagnerà la pubblicazione della sua traduzione
italiana. Probabilmente no, perché se le tesi del libro e la questione
che ne è scaturita hanno avuto una certa attenzione nel resto dell’Europa,
in Italia non se ne è avuta eco; del resto la polemica anche in Francia
si è via via spenta dopo che i Bogdanov hanno lasciato cadere nel 2006 l’azione
legale in prescrizione; condannati a versare 2.500 euro alla rivista a
indennizzo delle spese giudiziarie, hanno affermato di aver ritirato la
denuncia per non coinvolgere il proprio direttore di tesi e non per una
ritirata strategica, come è stato sostenuto dai loro detrattori. La
pubblicazione dell’edizione italiana ripropone però una situazione
paradossale per chi voglia affrontare il discorso sul valore del testo a
livello di divulgazione scientifica da un punto di vista critico, ma non
specialistico: presentare una sintesi delle tesi del testo si impone come
un percorso obbligato, sapendo però che ogni sintesi rischia di risultare
impropria in quanto riduttiva rispetto ai molteplici riferimenti a
specifiche teorie fisiche e matematiche e nel contempo acritica rispetto
alla loro presentazione e utilizzazione nel libro.
Premesso ciò, si può dire che i Bogdanov propongono
una modellizzazione matematica dell’Istante Zero, quello in cui si situa
l’origine del cosmo e la contestuale nascita del tempo e dello spazio
(si cita al riguardo sant’Agostino): un inizio "non fisico"
prima del Big Bang. L’Istante Zero non è riportabile in un tempo reale,
bensì in un tempo immaginario (l’esempio fatto è quello classico della
clessidra posta in orizzontale), e riconduce all’esistenza di una
Singolarità Iniziale ovvero un punto in cui il volume dello spazio-tempo
è ridotto a zero. Questa Singolarità Iniziale ha un’essenza
topologica: costituisce, per gli autori, un invariante matematico, non è
soggetta quindi alla variabilità delle grandezze fisiche legate all’energia.
Ci si troverebbe, così, a ipotizzare una quinta dimensione, che unifica
da un lato la metrica (la misurazione, usando un termine
improprio ma chiarificatore) in tempo reale e il suo contenuto in energia
e dall’altro la metrica in tempo immaginario e il suo contenuto
in informazione: una sorta di dvd, secondo l’immagine più volte
riproposta dai Bogdanov, che contiene l’origine e l’evoluzione futura
dell’universo che, in quanto finito, ha un suo termine.
Il modello topologico, pura astrazione geometrica, è
leggibile e visibile solo attraverso la matematica ed è ambiziosamente
condotto dagli autori del testo a porsi come immagine della mente e dell’azione
creatrice di Dio. L’Istante Zero diventa allora lo Zero, che non è solo
l’inizio del tempo ma anche la realtà possibile prima del Big Bang: la
cifra che contiene e genera tutti i numeri ovvero la bolla che prefigura e
dà vita a tutti gli spazi.
Per tornare alla nostra questione iniziale, anche per
questo testo il problema vero sta nella sua collocazione editoriale ovvero
nella scelta di finalità chiare e modalità comunicative coerenti. Gli
autori hanno ribadito più volte, soprattutto di fronte alle critiche, il
carattere divulgativo dell’opera; da una parte questo intento è
testimoniato dall’approccio e dallo stile comunicativo, dall’altra
parte il linguaggio occhieggia ad altri scenari e man mano conduce il
lettore in territori sempre più oscuri, tanto che non è azzardata l’impressione
di un effetto pozzo: una progressiva indeterminatezza e
inaccessibilità delle argomentazioni per avvalorare la fondatezza delle
tesi sostenute. È la sensazione che offrono i documenti dell’appendice
da cui il lettore non specialista è praticamente escluso.
Il testo sembra piuttosto ricalcare le modalità di una
comunicazione televisiva e non è detto che ricondurre il libro a questo
livello comunicativo porti solo a giudizi negativi. Su questo piano si
può cogliere una sua funzione divulgativa: i Bogdanov aprono una finestra
sugli studi cosmologici; si rapportano a un bisogno di conoscenza dei
nostri tempi e propongono ambiti di discussione interessanti, sed non
ultra perché la stessa divulgazione in senso stretto richiede una
dimostrabilità delle tesi che è autenticità e non solo ricerca di
autenticazione popolare.
Franco Bellingeri