Periodici San Paolo - Home Page

A spasso tra i generi.

  
UNIVERSI DI STORIE
A DISPOSIZIONE DEL LETTORE

  


   Letture n.649 agosto-settembre 2008 - Home Page        
   

8 - La Fantascienza

IL FUTURO NON È MAI STATO COSÌ PRESENTE

di Jacopo Guerriero

  
Promossa dalla critica e fuori dalla nicchia ristretta che ne aveva contraddistinte le origini, solo per comodità di ragionamento la "fantascienza" può meritare trattazione distinta.

E vuoi perché – da Pynchon a De Lillo a Houellebecq – i cosiddetti scrittori mainstream hanno ormai fatto propri moduli e stilemi del genere – i tre casi sono emblematici – vuoi perché il mercato editoriale ha detto l’ultima parola non relegando a spazi separati i classici fantascientifici ma, al contrario, inserendoli nelle più prestigiose collane di narrativa tout court. Del resto a chi verrebbe in mente oggi di segnare Philip Dick o Stanislaw Lem o James Graham Ballard come scrittori di genere? L’evasione dal recinto è realtà e non ha senso provare a negarla per attitudine purista, da una parte, o per spirito accademico dall’altra.

Questo non vuol dire che la fantascienza si sia liberata in via definitiva dal gran numero di pregiudizi che la circonda. Al contrario. Tra i luoghi comuni che continuano a persistere il peggiore è forse quello che lega il genere a un’attitudine esclusiva: la previsione – di solito catastrofica – degli accadimenti a venire. Come se della fantascienza fosse solo la frequentazione di un’apocalissi ultima. Si tratta, in tutta evidenza, di una limitazione inaccettabile che peraltro non tiene conto dell’evoluzione storica e dei mille meriti degli autori che si sono cimentati nel genere.

James Graham Ballard.Da sempre, infatti, sono della fantascienza la riflessione e l’impietosa messa all’indice delle storture del tempo presente, la denuncia della nefandezza del potere politico, senz’altro l’approfondimento e la messa in crisi delle imposizioni che regolano il consorzio civile. L’affermazione vale per l’ieri come per l’oggi. A testimonianza si potrebbe senz’altro citare la più nota delle opere dell’ultimo grande maestro della scrittura fantascientifica: La mostra delle atrocità di James Graham Ballard. Di cui pure non dovrebbe essere dimenticata una delle ultime uscite in libreria: Super-Cannes, romanzo che senz’altro potrebbe essere scambiato per una cronaca del nostro presente, vieppiù svilito dai nuovi demoni della borghesia capitalista...

Per fare un altro esempio – citando peraltro un titolo che in Italia ha giovane vita editoriale – si potrebbe senz’altro definire un classico della fantascienza novecentesca L’ospedale dei dannati di Stanislaw Lem. Libro che parla di medici e pazienti, di Dio e di nazisti, di agnosticismo e di follia, in cui insomma c’è tutto. Senz’altro l’impegno e la lotta politica, ma soprattutto una strepitosa intuizione del male peggiore del tempo presente (di allora e di oggi), l’equazione delle persone umane con "atomi di utilità", la superbia di voler esercitare sempre confronti razionali e compiere scelte parimenti razionali, abbandonando strutture e ordinamenti, le sostanzialità, le identità personali e sociali; insomma tutti i punti fermi che rendono le scelte sensate o meno.

Continuando in questa linea di discussione, ai nostri giorni, nell’età del mercato globale in cui il relativismo prima di essere un’attitudine filosofica è innanzitutto una pratica di vita (o meglio di sopravvivenza) imposta dal contesto storico, merita di essere segnalata come una bella prova l’allucinatissimo Free Karma Food di WuMing 5. Romanzo costruito assolutamente con un modus operandi fantascientifico, che l’autore aveva fatto procedere da altre due prove nel genere: Havana Glam e, prima ancora, Libera Baku ora. È un testo – Free Karma Food – anche questa volta solo in apparenza legato a un tempo futuro, ma che al contrario rivela come «la trama stessa del nostro mondo sia intrisa di incomprensibile violenza e di ingiustizia. C’è la sensazione – qui – che gli elementi stessi – l’aria, l’acqua, la terra... – siano diventati maligni, patogeni. Le persone attorno sono fonti di disturbo. Ogni contingenza tende a presentarsi come un nemico. Ovviamente non è proprio così, è una proiezione distorta, ma scrivere di Apocalisse è diventato facilissimo. In fondo la distopia "classica", quella alla 1984, è ormai impraticabile. In che senso il mondo di Free Karma Food è "più mostruoso" di quello attuale? Io stesso trovo difficoltà a dare una risposta». Così diceva l’autore in un’intervista fatta al tempo dell’uscita del libro, circa tre anni fa. D’altra parte, per ripercorrere invece le origini lontane di una via italiana alla fantascienza (siamo alla fine del XIX secolo), bisogna rilevare – anche in questo caso – che fin dagli esordi, anche quando il genere utilizzava la più classica forma distopica, lo faceva comunque con un’attitudine critica rivolta al circostante.

Segnatamente: L’anno 3000 di Paolo Mantegazza – che è sempre un piacere tornare a leggere in biblioteca – è senz’altro un’ucronia emblematica, un volume che, pur con molti difetti, è indicativo di un atteggiamento critico verso la società e il mondo dell’autore, tra polemiche sulla selezione della specie e rigetto per l’arte moderna.

Una disciplina mille volte data per morta e mille volte risorta idealmente si passa il testimone nei secoli: nell’età in cui l’avant pop è memoria, nel momento storico in cui la tecnologia guida l’impatto del razionalismo scientifico sulle masse, c’è ancora posto per un genere le cui possibilità restano infinite.

Jacopo Guerriero

Segue: Detective di carta ma dal volto umano

   Letture n.649 agosto-settembre 2008 - Home Page