Dalla
Finlandia un’altra prova del grande maestro dell’ironia Paasilinna,
che questa volta presenta un animale a noi un po’ sconosciuto come
coprotagonista di una rocambolesca avventura, l’orso. Dopo L’anno
della lepre, un altro successo finlandese e mondiale.
L’autore ci conduce sapientemente in un paese
piccolo e senza tempo e ci presenta storie minime di persone grigie che
aspettano, quasi rassegnate, che succeda qualcosa. Quando questo
qualcosa succede, è un fatto tragico, terribile, eppure lo leggiamo
quasi come congelati dal clima di quel luogo.
Una
donna e un orso femmina restano fulminati sui tralicci dell’elettricità.
I cuccioli dell’orsa rimangono orfani. La femmina trova posto in uno
zoo, il maschio viene solennemente regalato al pastore
evangelico-luterano del paese per il suo cinquantesimo compleanno.
Da qui il pastore si accompagna all’animale e
reagisce alla sua vita piatta diventando un novello Don Chisciotte. Il
suo viaggio con l’orso, gli permetterà di esprimere pensieri,
interpretazioni poco ortodosse della sua religione, ma anche di
assaporare la vita nelle sue dimensioni più naturali e umane.
Un gioco di ruoli, caro a Paasilinna, che porta al
paradosso dell’orso che libera il suo migliore amico da catene che
egli stesso si è creato. Una storia assurda, ma profondamente vera e
permeata di ironia, che mette a nudo le nostre mediocrità e ipocrisie,
generando nuove possibilità di vita fuori da ogni schema. Incantevoli
anche certe trovate personalissime, come il lancio verticale del
giavellotto dal fondo di un pozzo, l’acquisto di un peluche enorme
per il primo letargo dell’orso, le performance sulle navi da
crociera. E il nome dell’orso, che accompagna il pastore in fuga, è
Satanasso, ma in realtà lo porta a comprendersi.
Lodovica Cima