La
Cambogia è stata un grande amore di Tiziano e come ogni amore lo ha
fatto soffrire scrive Angela Terzani Staude nell’Introduzione di
questo libro che raccoglie le corrispondenze cambogiane del marito,
pubblicate su Spiegel, Il Giorno, L’Espresso, La
Repubblica, Il Corriere della Sera, dal 1973, data che segna
il nascere dell’armata rivoluzionaria dei khmer rossi, al 1994 anno
della morte del sanguinario Pol Pot, e un’intervista inedita del 1980
all’esiliato re Sihanouk, che sarebbe tornato al potere nel maggio del
1993.
Terzani,
come altri reporter europei e americani, all’inizio aveva creduto all’utopia
comunista, volta a combattere una monarchia corrotta, ma tornato più
volte nel martoriato Paese asiatico, devastato prima dalle bombe Usa,
poi letteralmente decimato da un pugno di fanatici criminali, aveva
constatato di persona i sistematici massacri compiuti in nome di una
concezione malata del marxismo. Non solo: aveva anche dovuto, con
sdegno, registrare il fatto che, grazie a cavilli diplomatici, gli
stessi assassini non solo non erano stati assicurati alla giustizia,
come era avvenuto per i capi nazisti, ma erano addirittura accolti, si
potrebbe dire con una sinistra metafora, "con i tappeti rossi"
nelle sedi dell’Onu.
Questi drammatici, inquietanti «dispacci dalla
Cambogia», come recita il sottotitolo, conservano, a distanza di
decenni, l’immediatezza di scritti in presa diretta. Lodevolmente i
curatori dell’antologia hanno pubblicato, quando lo hanno
rintracciato, il breve telex (allora non esistevano i computer…) con
cui Terzani presentava l’articolo al direttore o capo servizio
competente. Sono piccoli spiragli sulla vita professionale e privata del
grande inviato (spiega in che albergo alloggia o che la moglie ha un
problema familiare, o che fa un salto a Cambridge, per la laurea della
figlia...), spiragli che, insieme al diario del viaggio compiuto con i
figli Folco e Saskia, nell’amatissima città sacra di Angkor, emersa
dalla giungla ai primi del 900, rendono le sue corrispondenze più
autentiche e toccanti.
Alfredo Barberis