 |
«Quello
che lei dice della nostra infanzia artificiosamente prolungata – dell’immaturità
– mi disorienta un poco. Giacché mi sembra che il genere di arte che
mi sta a cuore, sia proprio una regressione, sia un’infanzia
reintegrata. Se fosse possibile portare indietro lo sviluppo,
raggiungere di nuovo l’infanzia attraverso una strada tortuosa –
possederla ancora una volta, piena e illimitata – sarebbe l’avveramento
dell’epoca geniale, dei tempi messianici, che ci sono stati promessi e
giurati da tutte le mitologie. Il mio ideale è maturare verso l’infanzia.
Questa sarebbe l’autentica maturità». B.
Schulz
Lettere perdute e frammenti
Ce lo
ricorda anche il Vangelo, bisogna "ritornare" bambini per
entrare nel Regno, ritornare appunto, non "rimanere". Davvero
questo significa spesso una strada tortuosa e grondante di adultità, l’attraversamento
del realismo, l’uscita dall’idealizzazione, il rischio del cinismo e
del disincanto, per poter ritrovare alla fine, forse, stupore e
gratitudine, per imparare l’affidamento, per riscoprire una
semplicità essenziale e densa.
Anche i libri sono così: raramente ne troviamo uno
semplice, immediato, profondo, vero: un miracolo di saggezza, esattezza,
profondità e comprensibilità. Spesso, per arrivare a scrivere (e per
il lettore a comprendere e apprezzare) libri così occorre passare prima
per altri testi, più duri e complessi, di minor soddisfazione, ma che
indicano strade nuove, che esplorano l’inconsueto.
Questa volta presentiamo libri, ognuno a modo suo, non
facili: libri esigenti, da scegliere quando in autunno si fanno i
"buoni propositi" di coltivare un po’ di più la propria
formazione anche culturale, libri solidi e di grandi orizzonti e che ci
offrono sguardi inconsueti.
Ingegneria teologica
Il
primo, Imago Dei. La teologia di Edoardo Benvenuto (a cura
di Andrea Grillo e Fabio Milana, Marietti 1820, 2008, pagg. 392, euro
25,00), ci fa conoscere, a dieci anni dalla morte, una figura davvero
singolare nel panorama italiano, quella di Edoardo Benvenuto
(1940-1998), ingegnere e teologo (un connubio di interessi piuttosto
raro), nella Genova di Siri e del postconcilio, figlio e cultore della
tradizione e nient’affatto tradizionalista, capace di mostrare le più
inattese conseguenze delle verità più antiche, con l’asciuttezza del
matematico e il rigore dei migliori teologi.
Questo libro sottopone all’esame di pensatori
diversi le intuizioni estreme da Benvenuto affidate al breve testo Imago
Dei: filosofi e teologi, pensatori politici e moralisti, si misurano
con questa provocazione. Completa il volume una sezione documentaria,
ricca di notizie e testimonianze sulla vita, l’opera, il retaggio
intellettuale e spirituale di quest’uomo straordinario.
Concetti basilari
Il
secondo libro, I concetti fondamentali della teologia, è
in realtà un’opera in 4 volumi di cui sono apparsi per ora i primi
due (I concetti fondamentali della teologia, Peter Eicher, vol. 1
A-D, edizione italiana a cura di Gianna Francesconi, Queriniana,
Biblioteca di Teologia Contemporanea 139, 2008, pagg. 592, euro 49,50; e
I concetti fondamentali della teologia, Peter Eicher, vol. 2 E-L,
edizione italiana a cura di Gianna Francesconi, Queriniana, Biblioteca
di Teologia Contemporanea 140, 2008, pagg. 720, euro 59,00). Non si
tratta propriamente di un dizionario teologico, anche se è organizzato
in ordine alfabetico, ma di un significativo esperimento che rivisita e
attualizza, con tutti i sussidi della scienza moderna, i concetti della
teologia cristiana. Ogni voce è affidata a uno specialista, che
presenta, in una monografia di sintesi, storia e teoresi del concetto,
contestualizzata in forma nuova, con ricca e aggiornata bibliografia
internazionale. L’opera rende disponibili le forme e le strutture
essenziali di una coscienza e di una scienza religiose responsabili e
aperte al futuro.
Note di merito
Il
terzo libro, La risonanza del sublime. L’idea spirituale della
musica in Occidente (Pierangelo Sequeri, Studium, 2008, pagg.
201, euro 23,00) ci viene presentato con queste parole: «L’idea
occidentale della musica abita il mutamento civile e non solo la
ripetizione rituale, perché in essa le risonanze affettive e spirituali
del Logos sono state intenzionalmente consegnate all’estro creativo
dell’uomo». È curioso (e raro!) trovare un libro che tratta di
storia della musica in una collana che si chiama "Spiritualità
cristiana contemporanea" dato che nel nostro Paese ben poco
consideriamo il "pensiero della musica" e lo lasciamo
(volentieri?) a esecutori, direttori d’orchestra e compositori. Ma qui
si accetta la sfida, in modo competente, ma fuori di tecnicismi, di
offrire percorsi di ricognizione spirituale con capitoli come "La
cognizione del dolore" o "Passione e trasfigurazione"; un
testo che risveglia davvero sensi e spirito oltre che intelligenza e che
fa nascere il desiderio di buone e belle musiche in buone e belle
liturgie.
L’aspirazione delle fedi
Un’altra
proposta, Raccontare Dio. La religione come comunicazione (Enzo
Pace, Il Mulino, 2008, pagg. 354, euro 27,00) ci offre invece uno
"sguardo da fuori", una prospettiva altra, quella della
sociologia, sulla esperienza della fede; la tesi dell’autore è che
ogni religione si ritiene pura e coerente, laddove le altre sarebbero
confuse, contraddittorie, primitive, ciascuna tende a considerarsi
superiore, più completa, più "vera". Ma il giudizio dell’autore
è che questa aspirazione alla verità è forse legittima, ma certamente
rischiosa: combinata con ragioni politiche, economiche e ideologiche,
infatti, essa può trasformare la religione in una macchina da guerra e
il confronto sulla fede in scontro di civiltà. Esistono, in realtà,
molti collegamenti che rendono le religioni meno lontane tra loro di
quanto si sia portati a credere. Le religioni sono accomunate da una
struttura profonda: il potere della parola, capace di fissare o spostare
i confini degli universi di senso individuali e sociali.
Questo libro traccia un percorso che – tra Oriente e
Occidente, tra arcaicità e postmoderno – inquieta profondamente (ma
insieme vivifica e stimola) ogni comprensione di sé e della propria
esperienza religiosa che sia tentata di diventare autoreferenziale.
Cristiani del XXI secolo
L’ultima
proposta è un’ulteriore sfida, già fin dal titolo: Presenza
infranta. Il disagio postmoderno del cristianesimo (Armando
Matteo, Cittadella, 2008, pagg. 282, euro 19,00). Si può essere
cristiani senza metafisica, senza sacrificio e soprattutto senza Chiesa?
È cioè ancora ragionevole credere al messaggio di Gesù senza
rinunciare a essere uomini e donne del proprio tempo? Sono questi gli
interrogativi al centro del volume; non vengono cercate facili soluzioni
né ingenue mediazioni. Il testo affronta il disagio attuale del
cristianesimo per trovare e offrire buone ragioni per (continuare a)
scommettere sul Vangelo. Si conclude che «quello che oggi serve è
proprio una Chiesa capace di propiziare un cristianesimo di spazi
invitanti, accogliente, aperto, che dona respiro e nuova lena, ma anche
in grado di opporre resistenza, contestando ogni umana pretesa di
proporsi come Dio e come divino, come assoluto e come assolventesi; un
cristianesimo dotato della carica profetica di chi sa e ricorda che
questo mondo non è il paradiso, ma il giardino della cura e della
crescita nell’attesa dei cieli nuovi e della terra nuova».
Un sogno di bambini? Forse. Ma forse, meglio, desideri
per tornare quei bambini che tutti dovremmo ritornare a essere.
Stella Morra |