Periodici San Paolo - Home Page

Quattro chiacchiere con...

  
Sabina Guzzanti non solo satira
ma tutte le arti

di Guido Michelone
  


   Letture n.649 agosto-settembre 2008 - Home Page

Scomoda artista di satira politica, dalla trasmissione Avanzi su Rai Tre, negli anni Novanta, Sabina Guzzanti, rilegge se stessa per riflettere sul presente, con l’arma del umorismo, fra cinema, teatro, scrittura.
   

Dall’autunno scorso al centro delle polemiche con il lungometraggio Le ragioni dell’aragosta appena uscito in dvd con libro annesso – polemiche rinfocolate dal suo recente intervento "esplosivo" da una piazza romana, durante il quale ha offeso pure Benedetto XVI – Sabina Guzzanti è un personaggio che frequenta diversi linguaggi espressivi (teatro, cinema, televisione), coltivando anche un rapporto singolarissimo con il libro stampato: pur rifiutando l’etichetta di scrittrice, la regista, interprete, cabarettista o più semplicemente "buffona", per usare sempre un’espressione dai lei fagocitata, vanta, con quest’ultimo, ben cinque diversi libri al proprio attivo: il primo Mi consenta una riflessione (anche se non è il mio ramo) edito da Baldini e Castoldi è la trascrizione di un recital di successo; il secondo Diario di Sabna Guzz pubblicato nella collana Stile Libero di Einaudi (nella nuova edizione con il video Una ragazza terra e sapone) è forse l’unica vera prova narrativa, dove il racconto, al contempo, innocente e sarcastico è affidato a un alter ego, appunto il personaggio Sabna Guzz.

E poi – come racconta in un’intervista che di proposito ruota attorno ai temi della letteratura, della scrittura, della lettura – arrivano i cofanetti (libro + dvd) che raccolgono parole e immagini audiovisive, spaziando tra spettacoli da rivedere e testi di approfondimento.

  • È appena uscito in libreria il suo ultimo film in dvd assieme al libro che ne racconta gli antefatti. Non è nuova a questo tipo di imprese editoriali...

«Si tratta infatti del terzo cofanetto, Le ragioni dell’aragosta (BURsenzafiltro, Rizzoli, 2007) mentre, dal punto di vista delle pubblicazioni, si tratta in effetti del mio quinto volume. Dal primo ho preso da tempo le distanze, mentre il secondo è una sorta di scrittura diaristica un po’ particolare che mi convince ancora».

  • I primi due cofanetti, sempre di BURsenzafiltro, possono ritenersi un tentativo (riuscito) di far dialogare parola scritta e immagine audiovisiva?

«Sì, Repertorio RaiOt aveva appunto da un lato il video tratto dall’omonimo spettacolo, dall’altro il libro con il testo di uno show politico fondato su informazioni vere, non manipolate dai media, con una parte dedicata all’approfondimento delle mie battute politiche su argomenti di cui si sapeva poco, temi riguardanti ad esempio Andreotti, Mentana o Dell’Utri. Viva Zapatero contiene, oltre il film, un volume in due parti: una lunga intervista con Luca Brandirali, dove parlo del lungometraggio quale oggetto cinematografico: costruzione, montaggio, regia. E poi una critica della critica, in cui faccio un’operazione satirica su come i giornali avevano commentato il film, per mostrare il tipo di censura sia prima sia dopo l’uscita in sala: quasi tutti hanno cercato di scriverne male o in termini riduttivi per sminuire il fenomeno».

  • E Le ragioni dell’aragosta?

«Il cofanetto contiene sia il film sia un libro, simile, come struttura, al precedente, che ha però, in aggiunta, una scelta degli incontri con il pubblico, con le idee più interessanti emerse dal dibattito, che tra l’altro spesso inserisco nel mio blog».

  • Il film può essere letto come una metafora sull’impegno nell’arte?

«Sì e più in generale andrebbe visto allargato all’impegno di tutte le persone comuni. L’impegno nella vita! E non a caso non è un film sui divi, alla Bono degli U2, che "si impegnano" a farsi belli con l’Onu o l’Unicef. L’esperienza dei sei attori di Avanzi che hanno recitato ne Le ragioni dell’aragosta è più vicina alla gente comune, perché loro non sono star».

  • Ma questi attori sono in parte paragonabili ai pirandelliani Sei personaggi in cerca d’autore?

«Più che pirandelliano il mio film è anche metafora politica, dove dico che "così è (se vi pare)", per me, una storia, una rappresentazione. Racconto insomma come sia la relazione fra rappresentazione e realtà, cosa sia la finzione, quali siano i confini in apparenza labili (ma molto ben tracciati) tra finzione e mondo reale, perché quando si rappresenta qualcosa, in fondo si presenta se stessi».

  • Ma questo è molto pirandelliano!

«Forse sì, ad esempio ne Le ragioni dell’aragosta l’uso che faccio di immagini di repertorio e di riprese dal vero fa sì che i due piani si confondano, ma fa prendere consapevolezza (a me e al pubblico) del fatto che non ci sia consapevolezza di cosa sia una rappresentazione».

  • Lei è considerata un’autrice-attrice satirica o burlesca; ma come cambia la sua comicità a seconda dei linguaggi artistici o mediali in cui si esprime?

«A teatro o al cinema non uso la maschera, passo dal tono di conversazione a un personaggio. In tivù invece è meglio essere mascherati, ad esempio quando faccio un’imitazione, perché non ci sono a disposizione le due ore del palcoscenico o della pellicola; in tre minuti, uno sketch televisivo ha maggior potenza e incisività con il travestimento».

  • Che peso dunque ha per lei la scrittura? Che mezzo è?

«Per me personalmente, a differenza della scrittura in letteratura e poesia, la scrittura nel teatro e nel cinema è uno strumento, non è l’oggetto o il fine. È proprio una cosa pratica che mi serve ad appuntare i pensieri. Scrivere però mi aiuta a organizzare il pensiero, ad avere una traccia solida che si solidifica sempre più col "taglia e incolla", qualcosa che man mano serve a formare una struttura che poi deve essere compattata; e poi, una volta che è compatta, mi permette di giocare, improvvisare, inventare. È il lavoro, la scrittura, sicuramente, benché io sia abituata a recitare e improvvisare di sana pianta, senza scrittura, ossia aprire bocca e non sapere quello che sto per dire. Per esempio la parte finale del film, in cui imito Berlusconi, l’ho inventata lì per lì; ma questa è solo un’altra modalità, perché, poi, quando devo fare un film o uno spettacolo intero a teatro, la scrittura ci vuole, "purtroppo", è faticosa, ma ci vuole!».

  • Sappiamo che tra i suoi libri preferiti ci sono quelli del filosofo Zygmunt Bauman...

«Ho letto molti suoi testi recenti, l’ho anche intervistato a Modena al Festival della Filosofia, è un autore che fa un’analisi molto illuminante della società contemporanea, a cominciare dall’analisi della continuità nella cosiddetta società liquida; il suo discorso sull’identità è un argomento su cui mi piacerebbe lavorare in futuro».

  • E i suoi autori teatrali preferiti? Qualcuno l’ha definita "brechtiana"...

«Semmai mi definirei proustiana, per il discorso sulla memoria, anche se ho letto tutta la Recerche nella traduzione di Natalia Ginzburg che lei stessa aveva rinnegato e che forse non dà l’idea esatta della bellezza e della complessità di questo scrittore. Tornando a Bertolt Brecht, mi piace molto, ma ne diffido. Trovo molto più attuale e interessante la drammaturgia di Samuel Beckett».

Guido Michelone

   Letture n.649 agosto-settembre 2008 - Home Page