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Io, Paolo

  
UOMO INQUIETO
APOSTOLO INSUPERABILE

  


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Saulo sul grande schermo

UN SOGGETTO ADATTO
PER ROSSELLINI

di Daniela De Simeis

  
Il cinema si è occupato innumerevoli volte della figura di Gesù: è il soggetto a cui sono stati dedicati più film in assoluto, ma inevitabilmente, nelle produzioni che affrontano i quattro Vangeli, Saulo di Tarso non compare mai. Vi sono alcuni titoli dedicati espressamente all’apostolo, eppure reperire una filmografia completa non è impresa facile.

Innanzitutto va differenziato ciò che è un prodotto di fiction dai documentari. Questi ultimi sono innumerevoli: i più brevi, con intento immediatamente catechistico; i sussidi audiovisivi che integrano la biografia di Paolo con un’introduzione alle sue lettere; e infine le realizzazioni di notevole impegno produttivo, con contenuti ampi e strutturati, destinate a uno studio e una riflessione approfondita. Tutto ciò che riguarda l’ambito strettamente documentario e i cortometraggi in genere, non saranno oggetto del nostro discorso.

Restringendo il campo alla sola fiction, la maggior parte delle produzioni che si riferiscono a Saulo di Tarso, sono film Tv e spesso sono rimasti nei confini del Paese che li ha realizzati. Il grande schermo non ha dedicato un’attenzione speciale all’Apostolo delle genti, malgrado la convinzione di Roberto Rossellini, che affermava: «Se Cristo tornasse oggi si servirebbe del cinema e san Paolo sarebbe il suo Ejzenstejn».

In queste righe prenderemo in esame solo quei titoli che hanno avuto una rilevanza internazionale, ricevendo dei riconoscimenti o dei premi, e che sono stati tradotti e diffusi con un’audience di rispetto.

Un’ultima puntualizzazione: restano fuori da questa sintetica analisi i film di genere peplum, come ad esempio Quo vadis? (1951, Mervyn LeRoy) o La tunica (1953, regia di Henry Koster), pellicole di grande successo, ma in cui i protagonisti sono di pura fantasia e le figure degli apostoli e di san Paolo sono semplici comprimari.

Atti degli Apostoli 
di Roberto Rossellini

Il più antico dei film che prendiamo in considerazione vanta un regista di primo piano, Roberto Rossellini, che desidera trasportare sullo schermo, con fedeltà, il testo degli Atti, limitando al minimo la costruzione filmica e lasciando «parlare la parola». Con notevole sforzo produttivo, agli inizi degli anni Sessanta, questo disegno prende forma nelle oltre 5 ore che costituiscono Atti degli Apostoli (1969, Germania, Italia, Francia. Paolo = Edoardo Torricella).

Un fotogramma dal film di Rossellini.
Un fotogramma dal film di Rossellini.

Rossellini si preoccupa di non scavalcare mai a livello cinematografico quanto è fissato nella pagina biblica: teme che il "recitato" non si adatti al sacro, lo laceri. Ecco allora la scelta di gesti "teatrali", ma non prettamente filmici, e di una narrazione lenta e meditativa che risulta assai faticosa per il gusto del pubblico contemporaneo.

Il Paolo di Rossellini è un camminatore: il suo andare per portare la "bella notizia" viene sottolineato ogni volta che compare in scena. È un Paolo che predica con passione, ma al tempo stesso è una figura quasi sommessa. Un protagonista che riesce a essere poco appariscente.

...E di Shaul e dei sicari sulla via di Damasco 
di Gianni Toti 

Gianni Toti ha definito il suo ...E di Shaul e dei sicari sulla via di Damasco (1973, Italia. Paolo = George Wilson) un "non-film", perché questa produzione dei primi anni Settanta, l’unica tra quelle che presentiamo a essere concepita esclusivamente per il cinema, mescola approcci assai diversi. 

Parte come un film biografico su Paolo e ce lo mostra a Roma, presso il domicilio coatto cui è stato condannato. Anche in catene, non smette di annunciare Cristo e, a un gruppo di giovani che si è riunito intorno a lui, comincia a raccontare la sua vicenda, spiegando come si sia trasformato da persecutore dei cristiani in apostolo di Gesù.

Presto, però, la narrazione filmica apre una digressione politica riguardo agli Zeloti, che rappresentano per il regista il paradigma di tutti i fanatismi estremisti. Infine, la pellicola prova a spiegare, con un ulteriore cambio di registro, come Saulo di Tarso sia passato dalla visione farisaica che accetta l’idea di una vita dopo la morte, alla fede cristiana nella risurrezione della carne.

Probabilmente l’autore ha voluto affrontare troppi aspetti in un unico lavoro, che risulta a volte farraginoso e poco coinvolgente.

Peter and Paul
di Robert Day

Questo film per la Tv del 1981, vincitore di due Emmy Awards, mai tradotto in italiano, ci regala un Paolo appassionato e vibrante, che soffre per le fatiche dell’annuncio, ma non si arresta. Con felice equilibrio, Peter and Paul riesce a coniugare un buon ritmo narrativo con la fedeltà sostanziale ai riferimenti del Nuovo Testamento, scegliendo spesso di utilizzare brani della Scrittura per far esprimere i vari personaggi. Così ad esempio, dopo l’incontro abbagliante sulla via di Damasco, Saulo, immerso nella totale oscurità, prega con le parole dei Salmi, invocando l’aiuto del Signore Dio, che gli giunge nella persona di Anania. O ancora Saulo, subito dopo aver ricevuto il battesimo, si ritira nel deserto e si sofferma a meditare, ripercorrendo i testi della Parola di Dio che riguardano il Messia. È l’unico film che ci mostra questo tempo di silenzio e di preghiera, in preparazione alla missione.

Alcune scene si discostano dai testi biblici, senza mai travisarli, e aggiungendo dettagli e inferenze di fantasia riescono a costruire un universo emotivo credibile, dove lo spettatore può entrare in sintonia con la figura dell’Apostolo.

A.D. Anno Domini
di Stuart Cooper

Sceneggiato Tv in 12 episodi di 50 minuti ciascuno, prodotto negli Stati Uniti nel 1985, ha ottenuto un incredibile successo in tutto il mondo. Rientra di diritto nel genere peplum, ma è doveroso menzionarlo almeno per lo spazio che ha saputo dedicare alle figure degli apostoli e di Paolo.

Ricostruendo i principali avvenimenti storici sotto gli imperatori Tiberio, Caligola, Claudio e Nerone, la narrazione prende il via dalla crocifissione di Gesù e segue la vicenda di alcuni personaggi di fantasia, la cui storia individuale s’intreccia con lo sviluppo della Chiesa delle origini.

A noi interessa sottolineare il merito di questa miniserie di portare sullo schermo, con sobrietà ed efficacia, alcune pagine salienti della vita di Saulo di Tarso.

Frutto di fantasia, ma stimolante per il coinvolgimento degli spettatori, la sequenza in cui Saulo, divenuto Paolo, torna a Tarso dal padre. Questi è scandalizzato e deluso per le scelte del figlio: mandato a Gerusalemme a studiare, ha invece tradito ogni sua aspettativa.

San Paolo
di Roger Young

Uscito sugli schermi nel 2000 (Italia. Paolo = Johannes Brandrup), ha raccolto pareri contrastanti: i sostenitori hanno apprezzato l’approccio coinvolgente del regista; i denigratori hanno osteggiato i troppi cedimenti allo stile spettacolare hollywoodiano.

Di certo, troviamo in questa versione i toni più drammaticamente esasperati: ampio utilizzo di effetti visivi, ralenti, musica ad alto volume e recitazione sopra le righe. D’altro canto, molte sono le intuizioni riuscite per restituire sullo schermo la vicenda dell’Apostolo delle genti, come ad esempio l’accompagnare le immagini dei viaggi missionari e della predicazione, con brani tratti dalle lettere di Paolo: è la voce fuori campo dello stesso Paolo che fa da filo conduttore e commento sonoro, in maniera davvero efficace.

Il Paolo "fotogenico" di Roger Young.
Il Paolo "fotogenico" di Roger Young.

Sicuramente il Paolo che Young tratteggia mostra i segni del gusto contemporaneo e rivela al contempo la perpetua attualità di questo apostolo infaticabile che, a distanza di due millenni, risulta affascinante per ogni generazione che lo accosta.

In sintesi possiamo provare a focalizzare alcuni elementi costanti della figura di Paolo che emergono dai diversi ritratti cinematografici: 

  • l’impegno apostolico senza misura e senza limiti 
  • il tono vibrante nella predicazione 
  • la passionalità del suo temperamento (prima e dopo Damasco) 
  • una profonda comunione con i Dodici unita a una spiccata autonomia.

Lo schermo ci restituisce un uomo sensibile, dotato di uno spirito di ricerca inesausto. Un uomo colto, capace di dialogare con i semplici e con i dotti, in grado di parlare diverse lingue. Una persona affascinante per le sue intuizioni coraggiose, per l’apertura al mondo e alle diverse culture.

Indipendentemente dalle scelte di fede, infatti, non si può restare indifferenti di fronte alla statura umana di Saulo di Tarso e al suo slancio missionario, totale e universale.

Daniela De Simeis

Segue: I mille volti di Paolo nella storia dell'arte

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