Il
cinema si è occupato innumerevoli volte della figura di Gesù: è il
soggetto a cui sono stati dedicati più film in assoluto, ma
inevitabilmente, nelle produzioni che affrontano i quattro Vangeli, Saulo
di Tarso non compare mai. Vi sono alcuni titoli dedicati espressamente all’apostolo,
eppure reperire una filmografia completa non è impresa facile.
Innanzitutto va differenziato ciò che è un prodotto di
fiction dai documentari. Questi ultimi sono innumerevoli: i più
brevi, con intento immediatamente catechistico; i sussidi audiovisivi che
integrano la biografia di Paolo con un’introduzione alle sue lettere; e
infine le realizzazioni di notevole impegno produttivo, con contenuti ampi
e strutturati, destinate a uno studio e una riflessione approfondita.
Tutto ciò che riguarda l’ambito strettamente documentario e i
cortometraggi in genere, non saranno oggetto del nostro discorso.
Restringendo il campo alla sola fiction, la
maggior parte delle produzioni che si riferiscono a Saulo di Tarso, sono
film Tv e spesso sono rimasti nei confini del Paese che li ha realizzati.
Il grande schermo non ha dedicato un’attenzione speciale all’Apostolo
delle genti, malgrado la convinzione di Roberto Rossellini, che affermava:
«Se Cristo tornasse oggi si servirebbe del cinema e san Paolo sarebbe il
suo Ejzenstejn».
In queste righe prenderemo in esame solo quei titoli che
hanno avuto una rilevanza internazionale, ricevendo dei riconoscimenti o
dei premi, e che sono stati tradotti e diffusi con un’audience di
rispetto.
Un’ultima puntualizzazione: restano fuori da questa
sintetica analisi i film di genere peplum, come ad esempio Quo
vadis? (1951, Mervyn LeRoy) o La tunica (1953, regia di Henry
Koster), pellicole di grande successo, ma in cui i protagonisti sono di
pura fantasia e le figure degli apostoli e di san Paolo sono semplici
comprimari.
Atti degli Apostoli
di Roberto Rossellini
Il più antico dei film che prendiamo in considerazione
vanta un regista di primo piano, Roberto Rossellini, che desidera
trasportare sullo schermo, con fedeltà, il testo degli Atti, limitando al
minimo la costruzione filmica e lasciando «parlare la parola». Con
notevole sforzo produttivo, agli inizi degli anni Sessanta, questo disegno
prende forma nelle oltre 5 ore che costituiscono Atti degli Apostoli (1969,
Germania, Italia, Francia. Paolo = Edoardo Torricella).

Un fotogramma dal film di
Rossellini.
Rossellini si preoccupa di non scavalcare mai a livello
cinematografico quanto è fissato nella pagina biblica: teme che il
"recitato" non si adatti al sacro, lo laceri. Ecco allora la
scelta di gesti "teatrali", ma non prettamente filmici, e di una
narrazione lenta e meditativa che risulta assai faticosa per il gusto del
pubblico contemporaneo.
Il Paolo di Rossellini è un camminatore: il suo andare
per portare la "bella notizia" viene sottolineato ogni volta che
compare in scena. È un Paolo che predica con passione, ma al tempo stesso
è una figura quasi sommessa. Un protagonista che riesce a essere poco
appariscente.
...E di Shaul e dei sicari sulla via di Damasco
di Gianni Toti
Gianni Toti ha definito il suo ...E di Shaul e dei
sicari sulla via di Damasco (1973, Italia. Paolo = George Wilson) un
"non-film", perché questa produzione dei primi anni Settanta, l’unica
tra quelle che presentiamo a essere concepita esclusivamente per il
cinema, mescola approcci assai diversi.
Parte come un film biografico su
Paolo e ce lo mostra a Roma, presso il domicilio coatto cui è stato
condannato. Anche in catene, non smette di annunciare Cristo e, a un
gruppo di giovani che si è riunito intorno a lui, comincia a raccontare
la sua vicenda, spiegando come si sia trasformato da persecutore dei
cristiani in apostolo di Gesù.
Presto, però, la narrazione filmica apre una
digressione politica riguardo agli Zeloti, che rappresentano per il
regista il paradigma di tutti i fanatismi estremisti. Infine, la pellicola
prova a spiegare, con un ulteriore cambio di registro, come Saulo di Tarso
sia passato dalla visione farisaica che accetta l’idea di una vita dopo
la morte, alla fede cristiana nella risurrezione della carne.
Probabilmente l’autore ha voluto affrontare troppi
aspetti in un unico lavoro, che risulta a volte farraginoso e poco
coinvolgente.
Peter and Paul
di Robert Day
Questo film per la Tv del 1981, vincitore di due Emmy
Awards, mai tradotto in italiano, ci regala un Paolo appassionato e
vibrante, che soffre per le fatiche dell’annuncio, ma non si arresta.
Con felice equilibrio, Peter and Paul riesce a coniugare un buon
ritmo narrativo con la fedeltà sostanziale ai riferimenti del Nuovo
Testamento, scegliendo spesso di utilizzare brani della Scrittura per far
esprimere i vari personaggi. Così ad esempio, dopo l’incontro
abbagliante sulla via di Damasco, Saulo, immerso nella totale oscurità,
prega con le parole dei Salmi, invocando l’aiuto del Signore Dio,
che gli giunge nella persona di Anania. O ancora Saulo, subito dopo aver
ricevuto il battesimo, si ritira nel deserto e si sofferma a meditare,
ripercorrendo i testi della Parola di Dio che riguardano il Messia. È l’unico
film che ci mostra questo tempo di silenzio e di preghiera, in
preparazione alla missione.
Alcune scene si discostano dai testi biblici, senza mai
travisarli, e aggiungendo dettagli e inferenze di fantasia riescono a
costruire un universo emotivo credibile, dove lo spettatore può entrare
in sintonia con la figura dell’Apostolo.
A.D. Anno Domini
di Stuart Cooper
Sceneggiato Tv in 12 episodi di 50 minuti ciascuno,
prodotto negli Stati Uniti nel 1985, ha ottenuto un incredibile successo
in tutto il mondo. Rientra di diritto nel genere peplum, ma è
doveroso menzionarlo almeno per lo spazio che ha saputo dedicare alle
figure degli apostoli e di Paolo.
Ricostruendo i principali avvenimenti storici sotto gli
imperatori Tiberio, Caligola, Claudio e Nerone, la narrazione prende il
via dalla crocifissione di Gesù e segue la vicenda di alcuni personaggi
di fantasia, la cui storia individuale s’intreccia con lo sviluppo della
Chiesa delle origini.
A noi interessa sottolineare il merito di questa
miniserie di portare sullo schermo, con sobrietà ed efficacia, alcune
pagine salienti della vita di Saulo di Tarso.
Frutto di fantasia, ma stimolante per il coinvolgimento
degli spettatori, la sequenza in cui Saulo, divenuto Paolo, torna a Tarso
dal padre. Questi è scandalizzato e deluso per le scelte del figlio:
mandato a Gerusalemme a studiare, ha invece tradito ogni sua aspettativa.
San Paolo
di Roger Young
Uscito sugli schermi nel 2000 (Italia. Paolo = Johannes
Brandrup), ha raccolto pareri contrastanti: i sostenitori hanno apprezzato
l’approccio coinvolgente del regista; i denigratori hanno osteggiato i
troppi cedimenti allo stile spettacolare hollywoodiano.
Di certo, troviamo in questa versione i toni più
drammaticamente esasperati: ampio utilizzo di effetti visivi, ralenti,
musica ad alto volume e recitazione sopra le righe. D’altro canto, molte
sono le intuizioni riuscite per restituire sullo schermo la vicenda dell’Apostolo
delle genti, come ad esempio l’accompagnare le immagini dei viaggi
missionari e della predicazione, con brani tratti dalle lettere di Paolo:
è la voce fuori campo dello stesso Paolo che fa da filo conduttore e
commento sonoro, in maniera davvero efficace.

Il Paolo "fotogenico" di Roger Young.
Sicuramente il Paolo che Young tratteggia mostra i segni
del gusto contemporaneo e rivela al contempo la perpetua attualità di
questo apostolo infaticabile che, a distanza di due millenni, risulta
affascinante per ogni generazione che lo accosta.
In sintesi possiamo provare a focalizzare alcuni
elementi costanti della figura di Paolo che emergono dai diversi ritratti
cinematografici:
- l’impegno apostolico senza misura e senza limiti
- il
tono vibrante nella predicazione
- la passionalità del suo temperamento
(prima e dopo Damasco)
- una profonda comunione con i Dodici unita a una
spiccata autonomia.
Lo schermo ci restituisce un uomo sensibile, dotato di
uno spirito di ricerca inesausto. Un uomo colto, capace di dialogare con i
semplici e con i dotti, in grado di parlare diverse lingue. Una persona
affascinante per le sue intuizioni coraggiose, per l’apertura al mondo e
alle diverse culture.
Indipendentemente dalle scelte di fede, infatti, non si
può restare indifferenti di fronte alla statura umana di Saulo di Tarso e
al suo slancio missionario, totale e universale.
Daniela De Simeis
Segue: I mille volti di Paolo nella storia dell'arte