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Io, Paolo

  
UOMO INQUIETO
APOSTOLO INSUPERABILE

  


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Note di ogni epoca e stile

DAL GREGORIANO
AL MUSICAL

di Marina Verzoletto

  
La più vasta e impegnata composizione musicale dedicata alla figura di Paolo si deve, e forse non è una coincidenza, a un ebreo convertito al cristianesimo, Felix Mendelssohn. Vero è che il nipote del "filosofo popolare" Moses passò alla nuova fede nel 1816, a sette anni, senza traumi e senza folgorazioni sulla via di Damasco: il padre Abraham, banchiere, si convertì e fece battezzare anche i suoi bambini. Ricco, prussiano e battezzato: il modello dell’ebreo integrato, uno degli esiti possibili della convergenza tra cultura ebraica e cultura tedesca. Scriveva Abraham a Fanny, la figlia maggiore: «La religione è frutto della storia e come tutte le istituzioni umane è soggetta a evolvere, a cambiare. Migliaia di anni fa dominava la religione ebraica, poi fu la volta dei pagani e ora dei cristiani. Tua madre e io siamo stati allevati nella religione ebraica, ma abbiamo seguito la nostra coscienza religiosa, il nostro istinto del divino: così abbiamo educato te e tuo fratello nella religione cristiana, perché è la religione della gente più civile. In essa comunque non c’è nulla che possa allontanarti dal retto cammino: essa ti guiderà verso l’amore, l’obbedienza, la tolleranza, l’accettazione degli altri. Anche se bisogna seguire solo l’esempio del suo fondatore, che così pochi hanno compreso e pochissimi hanno seguito».

Raffaello, San Paolo predica ad Atene.
Raffaello, San Paolo predica ad Atene.

In questa semplificata visione storicistica c’è poco o nulla del dramma biografico di Saulo-Paolo e della sua complessa teologia sul rapporto tra legge mosaica e fede in Gesù. Alla sensibilità religiosa di Felix occorreva una riflessione più profonda ed egli stesso la condusse elaborando per il suo primo oratorio non solo la musica, ma anche il testo, una compilazione di frammenti biblici con inserzione di corali luterani, alla maniera di Bach. Iniziato nel 1832, il Paulus fu completato solo nel 1836. Fra i tanti possibili, Mendelssohn scelse proprio il personaggio di Paolo per un lavoro che intendeva far rinascere il genere oratoriale e più in generale affrontare la questione della musica sacra, che dalla metà del Settecento era diventata marginale nello sviluppo delle forme e del linguaggio. Una scelta impegnativa che sortì esiti problematici quanto a unità drammaturgica, ma affascinanti nei dettagli, a cominciare dall’effetto luministico, quasi pittorico, ottenuto nella scena della conversione sovrapponendo i timbri organistici dei fiati e le voci acute (soprano e contralto) del coro.

Molto diversi, ma ugualmente impressionanti nei risultati, erano stati i mezzi impiegati da Heinrich Schütz per delineare la medesima scena nel suo mottetto Saul, Saul, was verfolgst du mich? («Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?»), compreso nelle Symphoniae Sacrae del 1650. Qui è la tinta scura e severa delle due voci di basso solo che per prima ci investe salendo per i gradi dell’accordo di re minore e stridendo, su «verfolgst», in aspre dissonanze di seconda. Il motivo è poi sviluppato in vasta e potente polifonia dalle sei voci soliste e dai due cori raddoppiati da strumenti, con un secondo soggetto, contorto e tormentato da melismi, sulle parole «es wird dir schwer werden, wider den Stachel zu löcken» («Ti è duro recalcitrare contro i pungoli», citazione dal terzo racconto della conversione, Atti, 26,14). La "sinfonia" tedesca di Schütz corona una lunga tradizione di intonazione polifonica del testo latino Saule, Saule, quid me persequeris, che aveva avuto il suo capolavoro cinquecentesco nel mottetto a otto voci di Giaches de Wert: qui non troviamo il drammatico impeto barocco del Sagittarius, ma la ferma, radiosa epifania della volontà divina che elegge l’apostolo alla missione.

Nell’oratorio di Mendelssohn la prevalenza di un doppio registro, narrativo da un lato, meditativo dall’altro, non lascia molto spazio a un tentativo di delineare musicalmente la psicologia del personaggio. Ci ha provato, invece, un compositore tedesco vissuto tra Otto e Novecento, Max Gulbins (1862-1932), che dedicò la sua opera all’organo e per questo strumento scrisse nel 1904 una Sonata n. 4 in do maggiore, intitolata Paulus. Ein Characterbild. La sonata è in tre movimenti: il primo, indicato «Molto pesante», narra, ancora una volta, l’episodio della conversione, con prevedibile dovizia di effetti drammatici. L’Adagio ritrae il santo in preghiera, mentre il Finale è un’esultante doppia fuga, che nel moltiplicarsi di voci del contrappunto traduce l’attuarsi della missione fra le genti. La Sonata di Gulbins, autore non certo popolare, è il pezzo forte di un doppio cd dell’etichetta tedesca Aktivraum che l’organista Aya Yoshida ha dedicato alla figura di Paolo (Streiflichter aus St. Paul): include elaborazioni organistiche dal Paulus di Mendelssohn e pagine contemporanee, come la Sequenza per oboe e organo "L’amore non avrà mai fine" di Thomas Meyer-Fiebig ispirata all’inno alla carità della Prima lettera ai Corinzi.

Al tema della caritas si riallaccia anche, con un repertorio molto lontano nel tempo e nello stile, un nuovo cd pubblicato dalle Edizioni Paoline. Sotto il titolo Mihi vivere Christus est i Cantori Gregoriani diretti da Fulvio Rampi hanno raccolto i contributi che il cantus planus liturgico ha dedicato alla meditazione sui testi paolini. Si ascolta qui l’intonazione monodica originale dell’antifona Saule, Saule e si percorre l’esperienza spirituale paolina fino alla conclusione della sua «buona battaglia», con il responsorio Bonum certamen: come scrive Rampi nelle note di accompagnamento, attraverso la forza espressiva del gregoriano e la sua capacità di farsi "esegesi" del testo sacro, il messaggio di Paolo si comunica a noi come «"sovraconoscenza" di Cristo, intesa non come puro esercizio intellettuale o filosofico, ma, al contrario, come sinonimo di "caritas"». Da questo punto di vista è difficile dire che tanti secoli di sviluppo tecnico abbiano saputo aggiungere qualcosa all’antica melopea. Questo non vuol dire che sapremmo rinunciare, per esempio, alla travolgente traduzione che Brahms ha dato, nel Requiem tedesco, delle visioni escatologiche della Prima lettera ai Corinzi: l’irresistibile vortice corale e orchestrale nel quale «la morte è ingoiata nella vittoria» e il grido di stupita esultanza che chiede «dove, dove» sia ormai il suo pungiglione. Né possiamo dimenticare che anche Stravinskij si lasciò felicemente ispirare dai testi della Lettera ai Romani sul primato della fede, nel «sermone» che apre la cantata A Sermon, a Narrative, and a Prayer.

La Gloria di san Paolo nel Tempio dedicato all'Apostolo ad Alba (Cuneo).
La Gloria di san Paolo nel Tempio dedicato all’Apostolo ad Alba (Cuneo).

Cantato in ogni epoca e in ogni stile musicale, Paolo trova voce anche nelle più diverse forme comunicative contemporanee. D’altra parte, coincidenza vuole che l’attuale Abate di San Paolo fuori le Mura, Johannes Paul Abrahamowicz, sia anche un musicista: si capisce quindi perché, tra le tante possibili forme di celebrazione del bimillenario, abbia trovato spazio una specifica via musicale. Abrahamowicz ha composto l’inno ufficiale dell’anno paolino, Se siete risorti con Cristo, parte di un musical, Il figlio di Dio, che reca come sottotitolo "Israele e i cristiani". Il genere del musical, o analoghe forme di spettacolo poetico-musicale, sembrano essere le preferite per proporre la vicenda e il messaggio di Paolo in una forma accattivante, soprattutto per il pubblico giovanile. Su cd delle Paoline si possono apprezzare il lavoro di Fabio Baggio Paulus, uno spettacolo adatto ai gruppi teatrali parrochiali, con dialoghi e canzoni che ripercorrono la vita dell’apostolo; e il più ambizioso Apostolo delle genti di Marco Frisina, oratorio per voce recitante, soli, coro e orchestra. Il 20 giugno scorso è andata in scena per la prima volta Destinazione del sangue. Il fuoco della carità di Paolo, frutto della cooperazione tra la musica di Cristian Carrara (per pianoforte, violoncello e orchestra) e la poesia di Davide Rondoni; l’opera è inserita nel percorso itinerante promosso dal Servizio nazionale per il progetto culturale della Cei. Da parte sua, l’Associazione nazionale San Paolo Italia (Anspi), che riunisce oltre trecentomila membri attivi in duemila oratori e circoli parrocchiali, ha presentato il 13 luglio nella Cattedrale di Civita Castellana il musical di Michele Paulicelli e Michele Casella Sulla via di Damasco, interpretato da giovani dai 14 ai 19 anni, che lo riproporranno ai loro coetanei nelle diocesi della penisola. Infine, ricordiamo che presso la Basilica San Paolo Fuori le Mura l’anno paolino è anche una prestigiosa serie di concerti, che si concluderà il 27 giugno 2009 con la prima di un Oratorio su san Paolo, appositamente commissionato al talento letterario di Roberto Mussapi e alla vena musicale "settecentesca" di Sergio Rendine.

Marina Verzoletto

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