La Bibbia
(dal greco "libri") suscita curiosità e interesse non soltanto
da parte dei credenti, ma anche di coloro che intendono comprendere più a
fondo la cultura occidentale, della quale il testo biblico può essere
considerato "il grande codice". La Bibbia cristiana è composta
di due grandi blocchi: l’Antico Testamento (AT), condiviso con l’ebraismo,
e il Nuovo Testamento (NT). Il termine latino testamentum significa
"alleanza, patto": è la testimonianza scritta dell’alleanza
stipulata da Dio con l’umanità tramite Israele. Si parla di Antico (o
Primo) Testamento non nel senso di libri sorpassati, ma per indicare l’articolata
tappa preliminare ed essenziale del cammino della Rivelazione di Dio, che
giunge a compimento in Cristo.
I libri biblici non sono scritti di getto; la loro
stesura si sviluppa infatti in varie fasi redazionali. I primi testi
scritti della Bibbia appaiono, verosimilmente, nell’VIII secolo a.C. La
nascita del testo sacro si colloca, sia geograficamente, sia
cronologicamente, all’interno del processo di elaborazione dell’alfabeto,
che diviene uno strumento accessibile di divulgazione di idee solamente a
partire dall’VIII secolo a.C.
Le enormi potenzialità dell’alfabeto subiscono un’accelerazione
a motivo dell’urbanizzazione e della globalizzazione introdotte dall’impero
assiro: i testi scritti non sono più esclusivi delle élites religiose.
Durante l’esilio (la deportazione delle élites giudaiche in
Babilonia, tra il 586 e il 531 a.C.) e nel primo postesilio è completata
la "storia deuteronomistica" (Gs; Gdc; 1-2Sam; 1-2Re) e inizia
la tradizione sacerdotale del Pentateuco (Gn; Es; Lv; Nm; Dt). Durante
questo periodo, Israele passa decisamente dal culto a un solo Dio, all’interno
di una moltitudine di dèi (monolatria), alla concezione di un Dio unico,
Creatore dell’universo (monoteismo). Dopo il ritorno dall’esilio
(periodo persiano), il Pentateuco è revisionato dai sacerdoti, che
assumono sempre di più la guida del popolo, e riceve la forma attuale tra
il 450 e il 400 a.C. Durante il periodo ellenistico (dal 333 a.C.)
rifiorisce la produzione letteraria (Est; Dn; Qo) e la Bibbia viene
tradotta in greco (LXX). L’ultimo libro è probabilmente quello della
Sapienza, scritto durante l’impero di Augusto (31 a.C.-14 d.C.), ad
Alessandria.

Un ebreo prega con il libro della
Bibbia.
Il primo testo del NT è la prima lettera ai
Tessalonicesi, composta da Paolo all’inizio degli anni 50. I Vangeli
Sinottici (Mt; Mc; Lc) compaiono tra il 70 e l’85, il vangelo di
Giovanni verso la fine del I secolo, e altri scritti sono attribuibili
alla fine del I secolo, o, per qualche caso, agli inizi del II.
I contenuti
I nuclei tematici centrali attorno ai quali ruotano i
libri della Bibbia sono l’esodo – liberazione dalla schiavitù,
dono della Legge, e conquista della terra – per l’AT, e l’evento
Cristo per il NT.
L’AT è formato da 46 libri, organizzati, secondo la
strutturazione cattolica, in quattro blocchi: Pentateuco, libri storici,
libri sapienziali e Profeti. Il Pentateuco è laTôrah, la
Legge. Dopo i racconti mitici della creazione del mondo e dell’umanità,
si colloca l’esodo. La liberazione dalla schiavitù in Egitto, l’esperienza
di Dio nel deserto, con il dono della Legge sul Sinai, e l’entrata nella
terra promessa sono eventi che costituiscono il centro generatore dell’universo
concettuale della Bibbia. La categoria di "alleanza" (berit) riassume
la relazione che Dio vuole instaurare con il suo popolo; una relazione che
i Profeti designeranno con i simboli parentale e nuziale: Dio è Padre e
Sposo di Israele. La Legge, declinata nei due ambiti inscindibili del
rapporto con Dio (culto) e con l’uomo, permette di instaurare relazioni
armoniose con Dio, tra gli uomini e con il creato. La futura storia del
popolo viene letta con la chiave della fedeltà o meno all’alleanza. I
libri storici esprimono la necessità della fedeltà alla Legge, come
risposta all’elezione divina. I libri sapienziali adottano un
metodo induttivo, che parte dalla riflessione sulla realtà, e lo
coniugano con l’esperienza del Dio di Israele: il saggio penetra a fondo
nel significato della relazione di Dio con Israele e ne trae riflessioni
di carattere esistenziale. I Profeti annunciano la Parola di Dio
nella situazione storica in cui vivono. Essi non temono di contrastare l’autorità
politica e i potenti, pur di denunciare l’infedeltà alla Legge, che si
traduce nella violazione dei diritti umani. Il tempo attuale è letto
negativamente, ma l’esperienza fondante dell’esodo permette di
prospettare un futuro carico di speranza; si innesta qui l’attesa
messianica: comparirà un re, discendente di Davide, che condurrà il
popolo al destino glorioso riservatogli da Dio in seno alle nazioni e al
creato.
Il NT comprende 27 libri: quattro Vangeli, che narrano
la vicenda terrena di Gesù di Nazaret, con un’attenzione particolare
alla sua passione, morte e risurrezione; gli Atti degli Apostoli, che
raccontano la storia delle prime comunità cristiane e l’attività
evangelizzatrice di Paolo; varie lettere, tra cui sette autentiche di
Paolo, che espongono una riflessione teologica su Cristo e sulla Chiesa;
e, infine, l’Apocalisse, che fornisce una chiave di lettura della storia
dalla prospettiva del compimento finale delle nozze del Cristo glorioso.
Il NT si basa sulla rivelazione che Gesù è l’Inviato escatologico di
Dio, colui che manifesta in pienezza la Verità di Dio e la verità dell’uomo;
è il Figlio di Dio, Dio egli stesso (cf Gv 1,1), ma è anche uomo. Con
lui inizia il tempo escatologico, l’irruzione della signoria definitiva
di Dio sull’umanità.
Ispirazione e interpretazione
Il vincolo redazionale della Bibbia con Dio è definito "ispirazione"
(cf 2Tm 3,16; 2Pt 1,21). La Bibbia è considerata dai credenti Parola
di Dio, scritta in parole umane. Il Concilio Vaticano II spiega che
per
«la
composizione dei Libri Sacri, Dio scelse e si servì di uomini nel
possesso delle loro facoltà e capacità, affinché, agendo Egli in essi e
per loro mezzo, scrivessero come veri autori tutte e soltanto quelle cose
che Egli voleva fossero scritte» (Dei Verbum 11). Questa formula
riconosce l’azione di Dio assieme alla libertà e ai condizionamenti
umani. Dio è l’Autore delle Scritture perché ha agito in uomini nel
pieno possesso delle loro facoltà. Come spiegare allora alcune
contraddizioni tra conoscenze storiche, scientifiche... e affermazioni
bibliche? In che senso, per i credenti, la Bibbia dice la verità?
DV11 spiega che «i libri della Scrittura insegnano [...] la verità che
Dio, a causa della nostra salvezza, volle fosse consegnata nelle Sacre
Lettere». La Verità contenuta nella Bibbia è esclusivamente di ordine
salvifico: è la Verità di Dio, dell’uomo, del creato, del significato
della storia; non è la verità scientifica.
Il messaggio del Sinodo sulla Parola di Dio (2008)
afferma che la Chiesa «continua a essere custode, annunciatrice e
interprete della Parola» (6). «Casa della Parola», edificata sull’insegnamento
degli apostoli, sulla comunione fraterna, sullo spezzare il pane e sulle
preghiere (cf At 2,42), la Chiesa attualizza la Parola, si nutre di essa
nell’Eucaristia, vi attinge come sorgente della relazione con Dio e,
soprattutto, la incarna nella comunione: giustizia, amore, dono di sé,
impegno sociale. La Bibbia è frutto della tradizione ecclesiale che,
sotto l’influsso dello Spirito, ha accolto le Scritture di Israele e ha
selezionato, elaborato, custodito, trasmesso e interpretato i testi sacri.
L’interpretazione della Bibbia si basa sul duplice presupposto che è
possibile e doveroso interpretare i testi facendo ricorso a tutto ciò che
può aiutarne la comprensione (conoscenze storiche, tecniche esegetiche,
ecc.), e che il fine è la ricerca di significati esistenziali. La lettura
credente della Bibbia cerca, pertanto, di rispettare la verità del testo
unitamente alla verità della vita del lettore.
Conclusione
La Bibbia insegna che non è possibile disgiungere Dio
dall’uomo, e viceversa. Dio crea l’uomo a sua immagine in quanto
comunione di maschile e femminile, chiamata a dominare la terra (cf Gn
1,26-28). L’uomo conosce se stesso nella misura in cui conosce Dio; e
conosce Dio solo conoscendo l’uomo. Se l’uomo è immagine di Dio in
quanto maschio e femmina, ciò significa che Dio si rivela come pluralità
relazionale ordinata alla comunione. L’umano è l’unica via di
comunicazione del divino, fino ad arrivare all’incarnazione di Cristo: «il
Verbo/Parola si fece carne» (Gv 1,14). La Bibbia propone un mondo
alternativo, fondato sulle due colonne portanti dell’esodo (alleanza) e
dell’evento Cristo, nel quale i credenti possono progettare un’esistenza
nuova, improntata ai valori dell’amore per Dio e per l’uomo. La Bibbia
assicura che il male è già vinto da Dio in Cristo, il quale «nella sua
solidarietà d’amore e col sacrificio di sé, depone nel limite e nel
male dell’umanità un seme di divinità, ossia un principio di
liberazione e di salvezza» (Sinodo sulla Parola di Dio, 13).
Mauro Meruzzi
Professore invitato ISCSM Pontificia
Università Urbaniana