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I libri, le fedi.

  
DIO PARLA L’UOMO ASCOLTA

a cura di Sandra Mazzolini
  


   Letture n.656 aprile 2009 - Home Page
Rivelata, dettata, ispirata: la parola divina ha instaurato nel tempo e nello spazio diversi rapporti con l’elemento umano della scrittura. Si va dalla semplice trascrizione a una vera e propria interpretazione da parte dell’uomo. In ogni caso alla base delle religioni e delle confessioni c’è un testo, un libro: esplicito legame con Dio, elemento fondante di ogni fede.


    
   
   

La Bibbia dei cristiani
e quella degli ebrei

IL TESTO CHE SIGILLA L’ALLEANZA DIO-UOMO

di Mauro Meruzzi

  
L
a Bibbia (dal greco "libri") suscita curiosità e interesse non soltanto da parte dei credenti, ma anche di coloro che intendono comprendere più a fondo la cultura occidentale, della quale il testo biblico può essere considerato "il grande codice". La Bibbia cristiana è composta di due grandi blocchi: l’Antico Testamento (AT), condiviso con l’ebraismo, e il Nuovo Testamento (NT). Il termine latino testamentum significa "alleanza, patto": è la testimonianza scritta dell’alleanza stipulata da Dio con l’umanità tramite Israele. Si parla di Antico (o Primo) Testamento non nel senso di libri sorpassati, ma per indicare l’articolata tappa preliminare ed essenziale del cammino della Rivelazione di Dio, che giunge a compimento in Cristo.

I libri biblici non sono scritti di getto; la loro stesura si sviluppa infatti in varie fasi redazionali. I primi testi scritti della Bibbia appaiono, verosimilmente, nell’VIII secolo a.C. La nascita del testo sacro si colloca, sia geograficamente, sia cronologicamente, all’interno del processo di elaborazione dell’alfabeto, che diviene uno strumento accessibile di divulgazione di idee solamente a partire dall’VIII secolo a.C.

Le enormi potenzialità dell’alfabeto subiscono un’accelerazione a motivo dell’urbanizzazione e della globalizzazione introdotte dall’impero assiro: i testi scritti non sono più esclusivi delle élites religiose. Durante l’esilio (la deportazione delle élites giudaiche in Babilonia, tra il 586 e il 531 a.C.) e nel primo postesilio è completata la "storia deuteronomistica" (Gs; Gdc; 1-2Sam; 1-2Re) e inizia la tradizione sacerdotale del Pentateuco (Gn; Es; Lv; Nm; Dt). Durante questo periodo, Israele passa decisamente dal culto a un solo Dio, all’interno di una moltitudine di dèi (monolatria), alla concezione di un Dio unico, Creatore dell’universo (monoteismo). Dopo il ritorno dall’esilio (periodo persiano), il Pentateuco è revisionato dai sacerdoti, che assumono sempre di più la guida del popolo, e riceve la forma attuale tra il 450 e il 400 a.C. Durante il periodo ellenistico (dal 333 a.C.) rifiorisce la produzione letteraria (Est; Dn; Qo) e la Bibbia viene tradotta in greco (LXX). L’ultimo libro è probabilmente quello della Sapienza, scritto durante l’impero di Augusto (31 a.C.-14 d.C.), ad Alessandria.

Un ebreo prega con il libro della Bibbia.
Un ebreo prega con il libro della Bibbia.

Il primo testo del NT è la prima lettera ai Tessalonicesi, composta da Paolo all’inizio degli anni 50. I Vangeli Sinottici (Mt; Mc; Lc) compaiono tra il 70 e l’85, il vangelo di Giovanni verso la fine del I secolo, e altri scritti sono attribuibili alla fine del I secolo, o, per qualche caso, agli inizi del II.

I contenuti

I nuclei tematici centrali attorno ai quali ruotano i libri della Bibbia sono l’esodo – liberazione dalla schiavitù, dono della Legge, e conquista della terra – per l’AT, e l’evento Cristo per il NT.

L’AT è formato da 46 libri, organizzati, secondo la strutturazione cattolica, in quattro blocchi: Pentateuco, libri storici, libri sapienziali e Profeti. Il Pentateuco è laTôrah, la Legge. Dopo i racconti mitici della creazione del mondo e dell’umanità, si colloca l’esodo. La liberazione dalla schiavitù in Egitto, l’esperienza di Dio nel deserto, con il dono della Legge sul Sinai, e l’entrata nella terra promessa sono eventi che costituiscono il centro generatore dell’universo concettuale della Bibbia. La categoria di "alleanza" (berit) riassume la relazione che Dio vuole instaurare con il suo popolo; una relazione che i Profeti designeranno con i simboli parentale e nuziale: Dio è Padre e Sposo di Israele. La Legge, declinata nei due ambiti inscindibili del rapporto con Dio (culto) e con l’uomo, permette di instaurare relazioni armoniose con Dio, tra gli uomini e con il creato. La futura storia del popolo viene letta con la chiave della fedeltà o meno all’alleanza. I libri storici esprimono la necessità della fedeltà alla Legge, come risposta all’elezione divina. I libri sapienziali adottano un metodo induttivo, che parte dalla riflessione sulla realtà, e lo coniugano con l’esperienza del Dio di Israele: il saggio penetra a fondo nel significato della relazione di Dio con Israele e ne trae riflessioni di carattere esistenziale. I Profeti annunciano la Parola di Dio nella situazione storica in cui vivono. Essi non temono di contrastare l’autorità politica e i potenti, pur di denunciare l’infedeltà alla Legge, che si traduce nella violazione dei diritti umani. Il tempo attuale è letto negativamente, ma l’esperienza fondante dell’esodo permette di prospettare un futuro carico di speranza; si innesta qui l’attesa messianica: comparirà un re, discendente di Davide, che condurrà il popolo al destino glorioso riservatogli da Dio in seno alle nazioni e al creato.

Il NT comprende 27 libri: quattro Vangeli, che narrano la vicenda terrena di Gesù di Nazaret, con un’attenzione particolare alla sua passione, morte e risurrezione; gli Atti degli Apostoli, che raccontano la storia delle prime comunità cristiane e l’attività evangelizzatrice di Paolo; varie lettere, tra cui sette autentiche di Paolo, che espongono una riflessione teologica su Cristo e sulla Chiesa; e, infine, l’Apocalisse, che fornisce una chiave di lettura della storia dalla prospettiva del compimento finale delle nozze del Cristo glorioso. Il NT si basa sulla rivelazione che Gesù è l’Inviato escatologico di Dio, colui che manifesta in pienezza la Verità di Dio e la verità dell’uomo; è il Figlio di Dio, Dio egli stesso (cf Gv 1,1), ma è anche uomo. Con lui inizia il tempo escatologico, l’irruzione della signoria definitiva di Dio sull’umanità.

Ispirazione e interpretazione

Il vincolo redazionale della Bibbia con Dio è definito "ispirazione" (cf 2Tm 3,16; 2Pt 1,21). La Bibbia è considerata dai credenti Parola di Dio, scritta in parole umane. Il Concilio Vaticano II spiega che per Un monaco ortodosso medita sulla Bibbia.«la composizione dei Libri Sacri, Dio scelse e si servì di uomini nel possesso delle loro facoltà e capacità, affinché, agendo Egli in essi e per loro mezzo, scrivessero come veri autori tutte e soltanto quelle cose che Egli voleva fossero scritte» (Dei Verbum 11). Questa formula riconosce l’azione di Dio assieme alla libertà e ai condizionamenti umani. Dio è l’Autore delle Scritture perché ha agito in uomini nel pieno possesso delle loro facoltà. Come spiegare allora alcune contraddizioni tra conoscenze storiche, scientifiche... e affermazioni bibliche? In che senso, per i credenti, la Bibbia dice la verità? DV11 spiega che «i libri della Scrittura insegnano [...] la verità che Dio, a causa della nostra salvezza, volle fosse consegnata nelle Sacre Lettere». La Verità contenuta nella Bibbia è esclusivamente di ordine salvifico: è la Verità di Dio, dell’uomo, del creato, del significato della storia; non è la verità scientifica.

Il messaggio del Sinodo sulla Parola di Dio (2008) afferma che la Chiesa «continua a essere custode, annunciatrice e interprete della Parola» (6). «Casa della Parola», edificata sull’insegnamento degli apostoli, sulla comunione fraterna, sullo spezzare il pane e sulle preghiere (cf At 2,42), la Chiesa attualizza la Parola, si nutre di essa nell’Eucaristia, vi attinge come sorgente della relazione con Dio e, soprattutto, la incarna nella comunione: giustizia, amore, dono di sé, impegno sociale. La Bibbia è frutto della tradizione ecclesiale che, sotto l’influsso dello Spirito, ha accolto le Scritture di Israele e ha selezionato, elaborato, custodito, trasmesso e interpretato i testi sacri. L’interpretazione della Bibbia si basa sul duplice presupposto che è possibile e doveroso interpretare i testi facendo ricorso a tutto ciò che può aiutarne la comprensione (conoscenze storiche, tecniche esegetiche, ecc.), e che il fine è la ricerca di significati esistenziali. La lettura credente della Bibbia cerca, pertanto, di rispettare la verità del testo unitamente alla verità della vita del lettore.

Conclusione

La Bibbia insegna che non è possibile disgiungere Dio dall’uomo, e viceversa. Dio crea l’uomo a sua immagine in quanto comunione di maschile e femminile, chiamata a dominare la terra (cf Gn 1,26-28). L’uomo conosce se stesso nella misura in cui conosce Dio; e conosce Dio solo conoscendo l’uomo. Se l’uomo è immagine di Dio in quanto maschio e femmina, ciò significa che Dio si rivela come pluralità relazionale ordinata alla comunione. L’umano è l’unica via di comunicazione del divino, fino ad arrivare all’incarnazione di Cristo: «il Verbo/Parola si fece carne» (Gv 1,14). La Bibbia propone un mondo alternativo, fondato sulle due colonne portanti dell’esodo (alleanza) e dell’evento Cristo, nel quale i credenti possono progettare un’esistenza nuova, improntata ai valori dell’amore per Dio e per l’uomo. La Bibbia assicura che il male è già vinto da Dio in Cristo, il quale «nella sua solidarietà d’amore e col sacrificio di sé, depone nel limite e nel male dell’umanità un seme di divinità, ossia un principio di liberazione e di salvezza» (Sinodo sulla Parola di Dio, 13).

Mauro Meruzzi
Professore invitato ISCSM Pontificia Università Urbaniana

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