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Recensioni.Narrativa straniera

   
Guerra in Vietnam: finalmente la verità

di Paolo Perazzolo


   Letture n.656 aprile 2009 - Home Page Denis Johnson,
Albero di fumo
(traduzione di Silvia Pareschi),
Mondadori, 2009, pagg. 726, euro 22,00.

   

Finalmente la guerra del Vietnam ha il suo romanzo. Lo ha scritto l’americano Denis Johnson (50 anni, conosciuto in Italia per i racconti Jesus’ Son) con Albero di fumo, un libro complesso, sconvolgente e straordinario che lascia nel lettore l’impressione (esatta) di aver letto un capolavoro e, al tempo stesso, una sensazione quasi fisica di dolore.

Copertina del libro.In un arco di tempo che va dal 1963 (morte di Kennedy) al 1983, si descrivono le vicende di due coppie di personaggi. Da una parte Francis Xavier Sands, meglio noto come "il colonnello", un pazzo o un genio della Cia che come un solista impazzito sembra combattere la sua personale guerra contro il comunismo. Accanto a lui il nipote William Skip Sands, anima bella giunta al conflitto pieno di ideali, presto affidato proprio al colonnello.

L’altra coppia di protagonisti è formata dai fratelli Bill e James Houston: entrambi, dopo esperienze ben diverse in Vietnam, verranno rispediti negli Usa. E come erano entrati in guerra per puro caso, o per sfuggire a una vita insensata, così continueranno a passare di rissa in rissa una volta tornati in patria. Non potendo citare tutti gli altri personaggi, dobbiamo fare un cenno almeno a Kathy Jones, vedova di un missionario protestante, amante del giovane Sands, unica figura positiva in un affresco tragico e sconsolante.

Con un montaggio che sposta continuamente la scena da un personaggio all’altro, sempre padroneggiando la materia con maestria, Johnson costruisce uno dei ritratti più veri e profondi della guerra in Vietnam (in realtà di ogni conflitto, compresi quelli in Irak e in Afghanistan). Il fallimento e la desolazione a cui andranno inesorabilmente incontro i personaggi – sospesi fra l’istinto all’autodistruzione e l’ansia per un’irraggiungibile redenzione – sono lo specchio di un Paese alla deriva, di una società che ha perso ogni punto di riferimento e che cerca di mettere a tacere la coscienza con la violenza.

Paolo Perazzolo

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