Periodici San Paolo - Home Page

Recensioni.Saggistica.

   
Nuova epica italiana: ecco il "manifesto"

di Gian Paolo Parenti


   Letture n.656 aprile 2009 - Home Page Wu Ming,
New Italian Epic,
Einaudi, 2009, pagg. 208, euro 14,50.
 

La "nuova epica italiana" di cui il collettivo Wu Ming parla non è un filone letterario né un genere narrativo. Si tratta piuttosto, secondo gli autori, di un «campo di forze» che attrae e interconnette testi molto diversi sul piano formale, accomunati però da grande passione civile, dalla riscrittura in chiave "fictional" di importanti pagine della Storia d’Italia e da un intento dichiaratamente formativo: abituare i lettori a giocare con le memorie collettive, per immaginare l’indicibile. Non si tratta necessariamente di dar corpo a trame "cospirative": "indicibili" possono essere anche i sentimenti dei malvagi oppure un angolo d’osservazione inusitato, che rifugga dall’identificazione con i protagonisti.Copertina del libro.

A differenza di quanto accaduto nella "web-community", i critici si sono occupati poco e svogliatamente di questo libro. Per lo più, hanno obiettato cose del tipo: «I Wu Ming forzano le affinità tra opere inconfrontabili»; e ancora: «A ben vedere, analizzano quasi esclusivamente i loro libri, più Gomorra e Romanzo criminale».

In realtà, NIE ha il pregio di individuare una produzione che è «figlia della crisi» – visto che parte nei primi anni ’90 e s’intensifica dopo l’11 settembre – e rifiuta o minimizza il tipico autocompiacimento della scrittura postmoderna (la mescolanza di alto e basso, i giochi linguistici fini a se stessi), tornando a manifestare fiducia nel ruolo sociale degli intellettuali e nel potere salvifico e fondativo della parola.

La nuova epica italiana sfida le nostre identità deboli e smaschera la «libertà di cartone» dei cittadini-consumatori, puntando ad ambientazioni, trame e passioni non omologate dal marketing editoriale.

In questo senso, se pure NIE dovesse risultare inattendibile sul piano della critica o della storia della letteratura (e noi non lo pensiamo affatto), andrebbe comunque apprezzato e incoraggiato come "manifesto" e auspicio.

Gian Paolo Parenti

   Letture n.656 aprile 2009 - Home Page