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Un inedito di...

  
Andrés Sánchez Robayna

a cura di Daniele Piccini
  


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Andrés Sánchez Robayna
Andrés Sánchez Robayna (Las Palmas, 1952), poeta, critico e traduttore è attualmente docente di Letteratura spagnola dell’Universidad de la Laguna di Tenerife, dove è anche direttore del Taller de Traducción Literaria.
Fra le moltissime iniziative che rientrano nella sua attività di artista e studioso, ha fondato e diretto la rivista Syntaxis (1983-1993) ed è il curatore delle opere complete di José Ángel Valente.

  
L’ALLEANZA

Museo Morandi, Bologna

I
Una bottiglia, un bicchiere,
gli occhiali, come in un
abbandono alla polvere, in una sera ormai morente,
il bordo silenzioso dell’ombra reclinata,
l’opera del segreto
che affluisce, il lapis che si leva
sul foglio cancellato, e che la mano liscia con dolcezza,
adesso entrano, alleati,
nell’imminente. Il bordo
nel suo fremere
è un inizio. Ma ciò che inizia,
l’oggetto nei suoi limiti, nell’esserci,
è un riflesso, vitale,
di ciò che si apre.

Pittore, una celebrazione,
una fiamma sul tuo oggetto
illumina, nella polvere,
l’indivisibile.

II
È quasi estate, guarda, c’è nel cielo
un chiaro d’acquaforte, ed il rame, fedele,
ha toccato la pagina, ha annullato i rovi e gli alberi.

Oh volume di luce, quasi lo stesso che l’ombra invitante,
però già massa pura,
oh arte di interstizi,
di alleanza e fermezza,
corpo di somiglianze stagliato sul cielo nudo,
la mano che ha potuto toccare l’indivisibile
per un momento si è quietata, più non indaga
la tinta del bicchiere, va, in silenzio,
all’esterno del mondo, nella consumazione.

Oh corpo di un’alleanza,
materia che ricrea la materia del mondo,
celebra il tuo pigmento ciò che s’apre.
E tra due muri, lo spazio vacante
scambia riflessi, bagliori,
e il lampo palpita nell’intimo del cielo.

Oh volume di luce,
mi è parso di vedere un fremere sui muri
come un rabbrividire, quasi che,
vorace, il vibrare del visibile
arrivasse alla tela, per ardere con lei.

III
Pittore,
che fondi ciò che s’apre nella prossimità,
che nel fulgore di un bicchiere vedi
il riflesso del cielo che arde, l’eco d’un’alleanza,
la somiglianza che inaugura la forma
dentro la luce della sua espansione
ora è nella tua mano,
che quella pace del tuo tratto,
tremante,
scivoli nelle cavità dei nostri desideri,
ed un bicchiere, una bottiglia, sotto la polvere,
massa pura degli interstizi
contro i muri della sera,
illuminino, come il rame il disegno, la speranza
sopra l’asse di luce di un oggetto del mondo.

Che queste parole portino al tempo una clemenza,
che il sole della materia si sparga senza fine.

(traduzione di Valerio Nardoni)
  

  
IL COMMENTO

Nella primavera del 2004, mia moglie e io visitammo, a Bologna, il Museo Morandi. Fu – posso dire così? – una peregrinazione: tale era, ed è, la mia ormai antica passione per la sua opera. Il luogo non mi impressionò tanto per i quadri in sé, che avevo già visto in numerose occasioni, quanto per la minuziosa ricostruzione dello studio dell’artista. I barattoli di pittura, le bottiglie, gli occhiali, gli stracci, le carte erano, a loro modo, una presenza. C’erano lì un fremito, un palpito unici. Il ricordo di quegli istanti è confluito, più tardi, nei versi de L’alleanza.

a.s.r.

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