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Recensioni.Narrativa italiana.

   
Uomo, città e società realtà disorientate

di Paolo Perazzolo


   Letture n.657 maggio 2009 - Home Page Antonio Scurati,
Il bambino che sognava la fine del mondo,
Bompiani, 2009, pagg. 296, euro 18,00.
  

Il confronto con Antonio Scurati – i suoi libri e saggi, i suoi interventi in Tv e sui giornali, le iniziative che organizza – si rivela sempre stimolante, per la semplice ragione che ci troviamo di fronte a uno scrittore, peraltro giovane, capace di pensare e di far pensare. Opinione del tutto corroborata dalla lettura del suo ultimo romanzo, Il bambino che sognava la fine del mondo.

In una sorta di autofiction, l’autore è anche protagonista della storia che racconta. Professore all’Università di Bergamo, dapprima assiste e poi viene coinvolto in prima persona in un episodio di pedofilia che investe una scuola cittadina. Copertina del volume.Le accuse cadono su un sacerdote molto in vista, per poi allargarsi ad alcune maestre e, infine, agli immigrati. A questa vicenda pubblica si intreccia quella privata e personale dello scrittore-protagonista, il cui smarrimento esistenziale (la crisi nel rapporto con la fidanzata, la mancanza di una progettualità simboleggiata dalla "certezza" che non avrebbe avuto figli, i dubbi sul senso dell’insegnamento) lo rende vulnerabile a ciò che sta accadendo attorno a lui. In realtà, a essere vulnerabile è l’intera città, e a seguire l’intero Paese, che cade preda di un vero e proprio caso di psicosi collettiva. La copertura morbosa e gridata dei media amplifica una paura sempre più contagiosa, che si salda via via con altre paure (dalla pedofilia agli immigrati), fino a far precipitare l’intera comunità al cospetto del Male stesso.

L’autore restituisce con notevole efficacia il senso di sgomento che si propaga per la città e riesce a descrivere una regressione individuale e collettiva a uno stato infantile, nel quale diventa impossibile discernere il reale dall’immaginario. L’intreccio fra esperienza personale e pubblica non solo non risulta innaturale, ma al contrario rafforza il senso di disorientamento generale e inquadra la storia in un più generale contesto di assenza di moralità e crollo dei valori.

Paolo Perazzolo

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