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Recensioni.Saggistica.

   
Queste si chiamano sofferenze letterarie

di Luigi Azzariti-Fumaroli


   Letture n.657 maggio 2009 - Home Page Milan Kundera,
Un incontro
(traduzione di Massimo Rizzante),
Adelphi, 2009, pagg. 186, euro 17,00.
 

L'urgenza di professare un’assoluta venerazione per la capacità della letteratura di installarsi a cavaliere fra i drammi della Storia e la banalità della vita quotidiana pervade con rinnovata intensità anche le pagine dell’ultimo tassello di una quadrilogia (L’arte del romanzo; I testamenti traditi; Il sipario; Un incontro) che Kundera ha composto nel corso di più di vent’anni e che sembra destinata a non esaurirsi, in ossequio all’idea stessa che la ispira e che a ogni nuova occasione si arricchisce di nuove sfumature pur mantenendosi fedele a un originario principio unitario.

Copertina del volume.Nella nozione di "arci-romanzo" lo scrittore ceco concentra il significato del sinolo di sogno e realtà che a suo avviso rappresenta l’elemento garante della identità nella differenza dell’intero spettro di possibilità, sovente trascurate e dimenticate, che l’arte del romanzo ha accumulato in quattro secoli di vita. A conforto della sua tesi Kundera presenta un nutrito fatras d’esempi non soltanto letterari, considerando anche la pittura di Bacon e la musica di Janácek, di Schönberg, di Xenakis. In particolare, trattando di quest’ultimo, Kundera esprime un giudizio che sembra avere, nell’economia delle sue riflessioni, una portata più generale, se è vero che la vocazione di Xenakis di schierarsi dalla parte della sonorità oggettiva del mondo contro quella della soggettività di un’anima trova il proprio corrispettivo nell’assenza di pathos, di condanna e di forzatura comica che si rende apprezzabile in ogni grande romanzo e che principalmente si fonda sulla "disinvoltura del narratore", sul suo rendersi in ogni momento artefice di una crudeltà libera, di un estenuato estetismo, di un volontario esilio.

Il romanzo è, agli occhi di Kundera, il luogo nel quale trova espressione la condizione dell’uomo moderno che accetta sino in fondo la crisi della sua coscienza e delle sue speranze e che non si lascia sedurre da alcuna promessa provenga da una immanenza ormai troppo intrisa di scialbo materialismo per poter riuscire ancora a illudere.

Luigi Azzariti-Fumaroli

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