Periodici San Paolo - Home Page

Quattro chiacchiere con...

  
«
Cara, vado in biblioteca a bere un caffè»

di Roberto Carnero
  


   Letture n.657 maggio 2009 - Home Page

Dall’Inghilterra viene una idea più moderna e attraente di biblioteca. Animatore di questo progetto è un italiano, Sergio Dogliani. Il quale ritiene che il modello potrebbe essere importato anche nel nostro Paese.
   

A Londra, da qualche anno a questa parte, esistono delle biblioteche molto particolari. Il progetto a cui fanno capo si chiama Idea Store (www.ideastore.co.uk), una struttura di centri polivalenti con servizi bibliotecari, corsi di formazione e per il tempo libero per adulti e famiglie, servizio informazione e caffè, gestiti dal Comune di Tower Hamlets, uno dei 32 Comuni di Londra (235.000 abitanti, in un’area di altissima densità tra la City e il Tamigi, nel tradizionale East End della capitale inglese). Animatore un manager italiano, Sergio Dogliani, che ci spiega: «Il concetto di Idea Store, radicale sia nella progettazione sia nella gestione, è il frutto di una strategia mirata a incrementare l’uso delle biblioteche, usate solo dal 20% della popolazione locale (rispetto a un 55% a livello nazionale)».

  • Dogliani, in cosa differiscono questi poli bibliotecari da quelli tradizionali?

«La strategia di Idea Store ha come obbiettivo principale quello di raggiungere nuove utenze, non abituate all’austerità e formalità di molte biblioteche tradizionali; il che spiega, per esempio, il nome stesso Idea Store, che stimola curiosità. Gli edifici sono trasparenti e invitanti, e la politica di gestione più permissiva: c’è ad esempio l’assenza totale di segnaletica di divieto, per cui sono permessi sia il consumo di cibo e bevande oltre che l’uso (discreto) del cellulare. Questo crea un’atmosfera accogliente per tutti. Allo stesso tempo, iniziative quali gruppi di lettura per adulti e adolescenti, cineclub con proiezioni di film sia popolari che d’impegno, incontri con scrittori e forum di discussione politica, sono rivolte a un’utenza forse più abituata a un’offerta di tipo tradizionale».

  • Avete ricevuto più critiche o incoraggiamenti?

«Abbiamo ricevuto critiche da alcuni bibliotecari, scontate devo dire, che ci hanno accusato di tradire lo spirito della biblioteca pubblica perché ci rifacciamo a modelli commerciali. Io penso che queste critiche siano infondate, prima di tutto perché vengono da chi è responsabile dell’inesorabile declino delle biblioteche pubbliche in Gran Bretagna (una perdita di utenza del 25% negli ultimi 12 anni, mentre noi l’abbiamo aumentata dell’85%, raggiungendo fino a 2.000 visite giornaliere per centro). E poi perché se si guarda alla nostra offerta, si vede che i libri e la lettura sono ancora alla base di tutto quello che facciamo. Continuiamo con molto piacere a ricevere incoraggiamenti dalle migliaia di nuovi utenti, ma anche dalle numerose delegazioni che vengono da tutto il mondo, che vogliono scoprire il segreto del nostro successo».

  • Secondo lei, questa è un’esperienza trasportabile in una realtà come quella italiana?

«Forse sì, ma con delle modifiche, innanzitutto perché in Italia non esiste una tradizione di corsi di formazione come in Gran Bretagna, fattore fondamentale per il modello Idea Store. Poi gli indici di lettura in Italia non sono quelli dei Paesi del Nord, ma forse si potrebbe approfittare proprio di questo: visto che la maggior parte degli italiani non ha l’abitudine della biblioteca, il lancio di un servizio nuovo, pieno di sorprese, ben orchestrato, come abbiamo fatto noi, attrarrebbe alla lettura quelli che non ci erano abituati, comprese le nuove comunità».

Roberto Carnero

   Letture n.657 maggio 2009 - Home Page