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Un inedito di...

  
Novella Torre

a cura di Daniele Piccini
  


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Novella Torre
Novella Torre è nata nel 1974 a Firenze, dove tuttora vive, scrive e lavora. È docente di lettere in una scuola superiore. Sue poesie sono apparse sulla rivista Semicerchio e in alcune antologie. La sua raccolta La preda (Lietocolle, 2007) ha vinto il Premio Opera prima 2007. Di recente ha vinto, con inediti, il Premio Poesia di strada (Macerata) e la Biennale di poesia di Alessandria.

  
Chi avrebbe detto di vivere più a lungo
dell’avvicendarsi dei fiori di stagione
delle orme sul tappo di cemento
che non dicevano quello che ti voglio.
L’ombra violetta intorno a certe rose
che ti porto, le fa più rare, quasi
imbarazzanti. E io sui vialetti d’asfalto
diretta mi incammino come a un domicilio
d’ombra o di sole non è dato dirlo, ma
chi avrebbe detto che al cimitero di Soffiano
alle lapidi increspate di muschio,
ai lumini per cui non victoria est,
sed mors, e per lei soltanto
saremmo venuti, non per nonni o professori,
ma per dirigersi come ad un portone
si bussa in visita alle cinque col mazzo
in una mano di chiavi
per dove non si sa, e nell’altra i fiori
  

  
IL COMMENTO

Il passaggio di dimensione, l’incapacità di spiegarlo: un motivo centrale nella silloge, intitolata Di magnifico c’è che non fa male, che contiene questo testo. Il tempo che scorre e modifica le cose e le persone, le intacca o le travolge, affonda il tempo dell’esistenza. La morte, il trapasso, il cambiamento sono, in fondo, previsti e logici più che inaspettati. Ma è materia di poesia domandarsi l’essenza o l’inconsistenza di ciò che rimane, il senso del segno.

n.t.

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