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Il covo dei blogger.

  
È ora di pensare per la Rete
a una "Legge 2.0"

di Arianna Cameli
  


   Letture n.657 maggio 2009 - Home Page Il tema dei reati d’opinione commessi attraverso Internet e i provvedimenti proposti dal Governo all’interno del "pacchetto sicurezza" fanno discutere il mondo della Rete e quello della giurisprudenza.
   

Aveva fatto un certo scalpore su Facebook la presenza on line di mafiosi o esponenti legati alla camorra. Una protesta ha poi iniziato a diffondersi attraverso la creazione di gruppi che chiedevano a gran voce la cancellazione di questi utenti. A cavalcare l’onda emotiva d’indignazione ci si è messa anche la politica e recentemente al Senato sono state proposti alcuni emendamenti sui reati d’opinione in Rete. Provvedimenti che fanno discutere l’opinione pubblica, dato che in ballo ci sono molti interessi. Il timore principale, infatti, è che la nuova regolamentazione possa essere utilizzata anche indirettamente come strumento per oscurare contenuti "scomodi" prima dell’accertamento processuale dei reati. Ne parliamo con la consulente legale Elvira Berlingieri, che nel suo libro, Legge 2.0. Il Web tra legislazione e giurisprudenza (Apogeo, 2008, pagg. 306, euro 29,00), ha trattato in modo approfondito i temi legati al diritto d’autore e le regole normative che riguardano blog e testate on line.

  • Di recente sono state proposte all’interno del "pacchetto sicurezza" alcune disposizioni in materia di reati d’opinione commessi attraverso Internet. Che cosa si prevede?

«Il pacchetto sicurezza in data attuale (l’intervista è del 20 marzo 2009) non è ancora stato approvato, pur tuttavia in attesa di approvazione ci sono attualmente due provvedimenti che si occupano di regolare la stessa materia per lo specifico dei reati di opinione commessi in Rete. Si tratta della proposta avanzata dal senatore D’Alia, alla quale è seguita quella dell’onorevole Cassinelli. Al momento non si sa ancora quale delle due proposte potrebbe essere inserita nella versione definitiva del pacchetto sicurezza, o se non sarà inserita nessuna delle due o se ci saranno ulteriori sviluppi. In ogni modo, allo stato dei fatti, la proposta D’Alia introduce l’intervento del ministero della Giustizia al fine di emettere un ordine verso i provider per oscurare i siti ove tali reati vengano commessi, in modo da inibire al pubblico l’accesso ai contenuti ritenuti illegittimi. La proposta Cassinelli, invece, prevede che sia l’utente a dover cancellare, dietro ordine del giudice, il contenuto, pena una multa. Se l’utente non provvede alla cancellazione del contenuto sarà il gestore della piattaforma telematica a dover provvedere. In entrambe le proposte, i provvedimenti possono essere emessi prima della sentenza del giudice».

  • Su cosa si è discusso in particolare?

«Le maggiori preoccupazioni riguardano le procedure adottate. Nella proposta D’Alia, infatti, si introduce l’intervento del Ministero nel procedimento penale, cosa assolutamente inedita nel nostro ordinamento. Inoltre, si impone un obbligo a un soggetto che è estraneo al reato, cioè il fornitore di connettività, consistente nell’isolare l’intero sito dove i contenuti sono apparsi. Con il filtraggio operato dai provider, i fornitori di servizio rischiano di rimanere isolati in tutta la nazione, con grave perdita di guadagno, mentre i contenuti illegali rimarrebbero, comunque, raggiungibili dall’estero e tecnicamente accessibili. Anche gli utenti che usufruiscono legalmente del sito si vedrebbero impossibilitati ad accedervi. Le problematiche, quindi, sono molte. La proposta Cassinelli, invece, vede protagonisti due soggetti diversi, il presunto autore del reato e il fornitore del servizio. Come dicevo prima, il presunto autore del reato deve cancellare i contenuti incriminati, pena una multa che può arrivare fino a 70 mila euro, entro 24 ore. Il problema è che anche tale soluzione potrebbe rivelarsi inefficace perché il contenuto in Rete è condiviso, ormai, in più piattaforme e spesso all’insaputa dell’utente che per primo le ha immesse in Rete. Sotto questo aspetto, anche il reperimento di tutti i diversi fornitori di servizi che possono venire in causa si rivela difficoltoso con la conseguenza che l’efficacia della norma potrebbe essere parziale».

  • Quali suggerimenti darebbe in materia di norme e diritti d’autore, a chi volesse aprire un blog?

«Di utilizzare soprattutto contenuti propri e di evitare di utilizzare materiali coperti da diritto d’autore e rientranti nel catalogo delle opere protette dalla Siae, a meno che ciò non sia necessario e, quindi, interpellare la Siae stessa per ottenere i relativi diritti. Sicuramente è possibile utilizzare opere protette da licenze di tipo Creative Commons che, a determinate condizioni, permettono l’utilizzazione del materiale senza pagamento di royalties. In ogni caso, sottolineo, bisogna ricordare sempre di citare la fonte e attribuire la paternità dei contenuti».

  • Nel suo libro si affrontano numerose problematiche che riguardano il Web, una per esempio è costituita dalla definizione di testata on line o di blog, che cosa dice la legge in merito?

«La testata telematica e il blog sono due cose differenti. La legge 7 marzo 2001 n. 62 parla di testate riferendosi a periodici i quali possono essere indifferentemente cartacei o telematici. I blog difficilmente rientrano nel concetto di testata telematica, poiché per rientrarvi si richiede un elemento identificativo e una periodicità nella pubblicazione, quest’ultima caratteristica in genere manca nei blog, i quali vengono aggiornati senza una regolarità stretta. Abbiamo, comunque, avuto un precedente in cui un blog è stato condannato per il reato di stampa clandestina: il titolare, secondo il giudice, avrebbe dovuto registrare il blog come testata telematica in quanto nella sentenza è stata data una interpretazione elastica del concetto di "periodicità" degli aggiornamenti. Il caso è, comunque, rimasto isolato e, quindi, sinora unico in Italia».

  • Come viene regolamentato il diritto d’autore in Internet?

«Come fuori dal Web, con alcune peculiarità dovute al mezzo. Il diritto d’autore tutela, in generale, tutte le forme di utilizzazione di un’opera, dalla sua esecuzione in pubblico alla sua riproduzione, alla sua modifica. È vietato dal diritto d’autore, ad esempio, tradurre in altra lingua un’opera senza autorizzazione, ma anche recitarla se, ad esempio, si tratta di opera letteraria. Si tratta di forme di tutela molto complesse che, in verità, sinora erano note solo all’industria della cultura. La diffusione del Web e la duttilità del mezzo digitale, invece, ci ha resi simili agli editori perché possiamo modificare, pubblicare e, quindi, diffondere a un numero indeterminato di soggetti opere protette che non abbiamo il permesso di usare. In modo particolare, per lo specifico di Internet, condividere in rete file protetti come musiche, audiovisivi e software – ma non solo – è sia illecito civile che reato penale».

  • Per Internet, secondo lei, bastano le leggi che ci sono?

«Quelle che ci sono bastano, sono più che sufficienti. L’utente ha il dovere di conoscerle e di informarsi in modo da conoscere sia quali sono i suoi diritti che i suoi doveri».

Per visitare il blog di Elvira Berlingieri e saperne di più sulla legislazione del Web: http://elvlog.wordpress.com/

Arianna Cameli

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