Madre di Dio

 

N. 1 gennaio 2007

  Maria nell'arte miniata - 1

  2007: 75° della rivista "Madre di Dio"

Maria, l'attesa di un popolo
  
Stefano De Fiores

Maria insegna a vivere cristianamente
   Giuseppe Daminelli

Il "dogma originario" della verginità e della divina maternità di Maria
  
Bruno Simonetto

La devozione mariana della chiesa Copta
  
George Gharib

Angela Merici, una "scala" per il Paradiso
    
Bianca Maria Veneziani

Storia dell’"Angelus" - 23
    
Simone Moreno

Fatti e persone
    
a cura di Piero Roma

Invito alla gioia messianica 
  
Alberto Rum

Il Matrimonio di Maria e Giuseppe - 1
    Simone Moreno

 "Dio ci benedica - e la Vergine ci protegga"
    
Maria Di Lorenzo

In Libreria

Nella Famiglia Paolina
  
Bruno Simonetto

Santuari mariani d'Europa

 

Madre di Dio n. 1 gennaio 2007 - Copertina

 

 

 

 

 Grecia, Cipro e Turchia - I più importanti santuari mariani delle Nazioni

  

Grecia, Cipro e Turchia: 
unico grande amore per la Theotokos
  

Trattiamo brevemente di tre Paesi dell’area geografica del Sud-Est europeo che dà sul Mar Jonio e sull’Egeo: Grecia, Cipro e Turchia, che hanno in comune una affinità storico-geografica in riferimento alla cultura cristiano-mariana.

Suggestivo e misterioso squarcio della "Santa Montagna" ["Monte Athos"],sulle cui pendici inviolate sorgono i Monasteri, veri e propri Santuari mariani.
Suggestivo e misterioso squarcio della "Santa Montagna" ["Monte Athos"],
sulle cui pendici inviolate sorgono i Monasteri, veri e propri Santuari mariani.

Grecia

La nascita della Grecia cristiana può essere fatta risalire alla perfetta fusione del Cristianesimo con la componente politica romana e quella culturale ellenistica operata da Costantino [307-337]. Fu lui a convocare il primo Concilio ecumenico - quello di Nicea del 325, che sancì la condanna dell'Arianesimo - e a trasferire la capitale dell’Impero a Costantinopoli, nel 330. Un grande e immediato sviluppo del culto della Vergine nell'Oriente greco e poi anche in Occidente fece seguito al Concilio di Efeso [431], che si celebrò in una chiesa mariana e che ebbe come suo motto emblematico Maria Theotókos [= Maria genitrice di Dio]: conseguentemente, tutte le feste mariane e i tipi iconografici fino al Medioevo avanzato provennero dall'Oriente e da Bisanzio in particolare.

Molti templi pagani dell'antica Grecia vennero trasformati in chiese cristiane e spesso dedicate alla Vergine. Ad Atene, centro culturale prestigioso e ancora animato da pensiero pagano, il celebre Partenone, tempio di Atena, dea della sapienza, nel 432 venne dedicato alla "Santa Sapienza" [Aghia Sofía, Cristo Sapienza Incarnata], apportandovi solo delle lievi modifiche all'interno. Il culto mariano vi divenne prevalente e nel 662 si ebbe una nuova "dedicazione": la Vergine era invocata nel tempio come Panaghía Atheniotissa [la "Tuttasanta di Atene"]: in pratica, il culto a Maria venne a rimpiazzare quello ad Atena.

Il termine "Tuttasanta" ["Panaghía"], è quello corrente in Grecia per indicare e invocare Maria e corrisponde in pratica al nostro termine comune "Madonna".

Forse in nessun'altra Nazione del mondo la Madonna, come Madre di Dio, è onorata, amata e lodata quanto nella Grecia.

A questa Nazione appartiene il Monte Athos, ribattezzato "Santa montagna", cuore spirituale, culturale e artistico di tutto l'Oriente ortodosso, a partire dall’Anno Mille fino ad oggi.

Dochiariou, il primo Monastero dell'Athos che il visitatore scorge arrivando dal mare.
Dochiariou, il primo Monastero dell’Athos che il visitatore scorge arrivando dal mare.

Il Monte Athos ha tutta una serie di Santuari, per cui è chiamato "Giardino di Maria". Situato su una piccola e suggestiva penisola delle Cicladi, tutta foreste e scogliere a picco sul mare, è popolato a partire dai secoli VI-VII esclusivamente da Monaci, i quali raggiunsero, nel 1400, il numero di 40mila. Oggi sono circa 1200 e vivono in venti Monasteri, in eremi e celle, seguendo speciali leggi e tradizioni. La loro devozione è molto viva e viene espressa nella preghiera liturgica con lunghe ufficiature, con la recita dell'inno Akatistos, con processioni dietro icone mariane e con pellegrinaggi da una Comunità all'altra, in date stabilite, per venerare particolari immagini della Vergine. Inoltre essi fanno a gara per dipingere icone mariane dai titoli più diversi: Kyriotissa [la Sovrana], Nicopéia [la Vittoriosa], Odigítria [Colei che indica la via verso Cristo), Eleùsa [la Tenerezza], Basilissa [la Regina], Platìtera [ "più ampia dei cieli], ecc., per diffonderli poi nel mondo e soprattutto tra i loro ospiti.

In ogni Monastero vi è quindi abbondanza di icone mariane, che sono considerate dai Monaci segno visibile del mondo spirituale.

Anche in tempi più recenti la devozione popolare alla Madre di Dio conserva il grande vigore delle sue antiche tradizioni. Nelle famiglie il nome di Maria, sotto le sue diverse forme, era il nome più diffuso per le donne e spesso veniva portato nella stessa famiglia dalla madre e da una delle figlie. A sera era normale pregare insieme davanti all'icona e baciarla con grande devozione. Attualmente la pietà popolare mariana è attestata sui livelli del passato e ne è una prova eccellente l'affluenza nelle chiese di ingenti folle durante le feste dell'Annunciazione e della Dormizione o Assunzione.

Non vi è mese dell'anno, in cui non vi sia un giorno consacrato a Maria; non vi è un giorno della settimana, in cui nella liturgia non si trovi una preghiera speciale a lei; il mese di Agosto è come il mese di Maggio di noi Cattolici. Del resto, la Grecia è uno dei Paesi del mondo che possiede più chiese dedicate alla Madre di Dio.

Ingresso del Monastero della Panaghía di Kykkos, nell’isola di Cipro.
Ingresso del Monastero della Panaghía di Kykkos, nell’isola di Cipro.

Cipro

L’Isola di Cipro, è pure luogo di antica cultura cristiano-mariana, costellata com’è di Chiese e di Santuari dedicati alla Madre di Dio. Fra questi, occupa un posto di privilegio quello detto di Kykkos, rinomato per la presenza di una icona mariana attribuita al pennello di San Luca. Il Santuario costituisce l’istituzione religiosa più ricca, più venerata, più celebre e frequentata del Paese.

L'Isola di Cipro ha accolto il Cristianesimo ai tempi di San Paolo e di San Barnaba, ai quali si attribuisce la fondazione della locale Chiesa. Questa, dipendente inizialmente dal vicino Patriarcato di Antiochia, riuscì ad ottenere la sua ‘autocefalia’, o indipendenza ecclesiastica, proprio nel III Concilio Ecumenico tenutosi ad Efeso nel 431.

Fra i Padri più celebri della Chiesa di Cipro spicca la figura di Sant'Epifanio, Vescovo di Salamina [l’attuale Salamis] dal 365 al 403, autore di opere teologiche rimaste celebri, fra le quali spicca il suo "Panarion", il cui insegnamento segna un progresso rilevante nella dottrina mariana del secolo IV.

Antiche fonti apocrife sostengono che Maria SS. si sia recata a Cipro per fare visita ai Cristiani dell'Isola. Di fatto, Cipro costituisce come un unico, vasto Santuario mariano per il numero di Monasteri, Chiese e Santuari dedicati alla Madonna sotto i nomi più vari e più suggestivi, una raccolta dei quali forma una vera litania. Il titolo di Panaghía [Tuttasanta] è uno dei più cari che la pietà orientale riserva alla Madre di Dio, insieme naturalmente al titolo Theotókos [Madre di Dio]. Gli altri titoli, particolari dell’Isola e difficilmente traducibili, si riferiscono a nomi di luoghi, di personaggi celebri o meno e di prodigi operati dalla Madonna.

Mosaico della Madre di Dio con il Bambino Gesù, tra l'Imperatore Giovanni II Comeno e l'Imperatrice Irene [sec. XII] - Chiesa di Santa Sofia, Istanbul.
Mosaico della Madre di Dio con il Bambino Gesù, tra l’Imperatore Giovanni II Comeno
e l’Imperatrice Irene [sec. XII] – Chiesa di Santa Sofia, Istanbul.

Turchia

Durante gli oltre mille anni di vita dell'Impero Romano d’Oriente, la Grecia propriamente detta perse quasi del tutto la sua importanza politica e culturale; il centro dell'Impero divenne Bisanzio, l'odierna Istanbul, fonte inesauribile di cultura e fondamentale Centro di diffusione del culto mariano. Costantinopoli nel corso della sua lunga storia subì ben trenta assedi, ma cadde solo due volte. Resistette tante volte ai nemici, grazie alla saldezza delle mura e al famoso "fuoco greco", una miscela incendiaria rimasta a lungo segreta; ma, secondo gli abitanti della città, grazie soprattutto alla costante protezione della Vergine.

Costantinopoli, che stando all’ammirata testimonianza dei viaggiatori e mercanti medioevali "aveva più chiese che i giorni dell'anno", ne contava almeno settanta dedicate alla Vergine. Di queste chiese, quattro, e tutte risalenti al V secolo, ebbero un'importanza eccezionale, non solo dal punto di vista della devozione, ma anche dell'arte, della liturgia e della stessa storia: Blakernes, la Kalkopratia, l'Odigítria e la "Zoodochos Pege" [= Fonte di Vita].

A questo inizio così trionfale del culto mariano seguì la violenta bufera dell'iconoclastia, divampata tra il 726 e l'843, anno in cui l'Imperatrice Teodora, convocò un Concilio a Costantinopoli e ristabilì ufficialmente il culto delle immagini.

La maggior parte di queste [icone portatili, affreschi e mosaici] furono distrutte inesorabilmente, con un danno enorme non solo per la devozione, ma anche per la cultura; e con la perdita di moltissime opere del periodo più fiorente dell'arte bizantina.

La Turchia moderna, Stato geograficamente asiatico ma che sta per entrare a far parte dell’Europa allargata, possiede già al di là dei Dardanelli un territorio appartenente alla vecchia Europa e comprendente la città di Istanbul: la Costantinopoli che è stata per dieci secoli Capitale dell’Impero bizantino. Il cambiamento del nome avvenne con la conquista turca della Città nel 1453 e la sua trasformazione in Capitale dell’Impero ottomano, fino al cambiamento di questo, nel 1924, in uno Stato laico che porta il nome di Repubblica di Turchia, con relativo trasferimento della sua Capitale nella città asiatica di Ankara.

In questa rassegna ricordiamo l’unico Santuario mariano rimasto a Istanbul, quello che porta il nome greco di Madonna della "Zoodochos Pege", ossia della "Fonte viva" [o "Sorgente di Vita"].
  

Riproduzione grafica del Santuario della "Panaghia Evanghelístria" ["Tuttasanta dell'Annunciazione"].

I più noti Santuari di Grecia, Cipro e Turchia

Segnaliamo, fra i tanti di quest’area storico-geografica, alcuni dei Santuari più illustri di storia e più frequentati dai Pellegrini: la Panaghía Evanghelístria di Tínos, la Panaghía Spiliani di Nisiros, la Portaitissa di Iviron sul Monte Athos, la Panaghía di Kykkos, a Cipro, e la Zoodochos Pege a Istanbul, in Turchia.

1 – "Nostra Signora dell’Annunciazione" Panaghía Evanghelístria – Tínos

A Tinos, una piccola isola dell’arcipelago delle Cicladi, sorge il Santuario nazionale dedicato alla Panaghia Evanghelístria ["Tuttasanta dell'Annunciazione"].

Situata nei pressi della celebre Delos, Tínos ebbe vari nomi nell’antichità greco-romana e fu governata da Venezia per molti secoli a partire dal 1207, fino a quando passò sotto la dominazione turca nel 1714. Dopo il Risorgimento greco, Tínos ebbe come ultimo appellativo: "l’isola della Madonna" per i suoi 1500 Monasteri e Chiese, e soprattutto per il suo Santuario della Panaghia Evaghelístria, realizzato in seguito ad eventi prodigiosi. Infatti nel 1822, una santa religiosa, di nome Pelagia, del Monastero ortodosso di Kechrovunio, fu favorita da parecchie visioni della Santa Vergine che le avrebbe chiesto di parlare col Vescovo Gabriele e con le Autorità dell'Isola perché vi facessero degli scavi in una chiesa in rovina allo scopo di trovarvi una sua icona.

I lavori di ricerca iniziarono immediatamente fra l'entusiasmo di tutta la popolazione; nel Settembre 1822 e il 1° Gennaio 1823 fu posta la prima pietra di una chiesa consacrata alla Zoodocho-Pighi, cioè alla Sorgente che dona la vita. Finalmente il 30 Gennaio 1823 fu scoperta in due pezzi l'icona dell'Annunciazione.

Il Santuario fu terminato nel 1830 e, dopo averlo arricchito nel suo interno d'oro e di pietre preziose, vi si pose la santa icona. Nel 1835, un Decreto reale lo dichiarò: Pellegrinaggio di tutti gli Ortodossi, mentre i Cattolici l'hanno chiamato la "Lourdes dell'Egeo" per la sua ideale somiglianza alla spiritualità caratteristica del Santuario dei Pirenei: penitenza, conversione, riconciliazione, fiducia e speranza nell'intercessione della Vergine Maria per tanti afflitti e malati.

Nel 1972, un altro Decreto reale ha definito "sacra" l'Isola di Tínos in onore della sua icona miracolosa. Nell'interno del Santuario, verso il centro, si erge il trono dell’Evanghelístria, un ricco tabernacolo marmoreo, che contiene l'icona della Vergine Annunziata quasi completamente coperta di gioielli tanto che appena se ne può distinguere il sacro volto.

Riproduzione grafica del Monastero della "Panaghia Spiliani" ["Tuttasanta della Grotta"] a Nisiros.

2 – "Tuttasanta della Grotta" "Panaghia Spiliani" - Nisiros

Nel paese più importante dell'isola, Mandrachio, su una roccia scoscesa, a trentacinque metri sul livello del mare, sorge il Monastero della "Panaghia Spiliani" [Tuttasanta della Grotta], celebre soprattutto fra i naviganti che la chiamano "Stella del Dodecanneso".

La Chiesa e il Monastero si trovano all'interno di un antico Castello veneziano e per raggiungerli occorre salire centotrenta gradini. Il culto praticato dentro la Grotta è antichissimo; la leggenda vuole che esso sia nato in seguito alla comparsa miracolosa dell'icona.

Attorno alla Grotta si costruirono una Chiesa di notevoli dimensioni, delle celle per i Monaci e una grande terrazza panoramica sul mare.

La festa principale è nei giorni 14 e 15 Agosto, quando l'icona viene trasportata processionalmente in paese. I Pellegrinaggi però si compiono in tutto il mese di Agosto e vi partecipano soprattutto gli emigrati che tornano in patria per sposarsi o per far battezzare i loro figli nel Santuario, desiderio che ogni nisiriota porta nel cuore, ovunque egli si trovi.

La piccola Cappella della Vergine "Portaitissa" ["Custode della porta"] nel Monastero di Iviron.
La piccola Cappella della Vergine "Portaitissa" ["Custode della porta"] nel Monastero di Iviron.

3 – "Portaitissa" - Iviron [Monte Athos]

L’icona della Portaitissa è del genere dell'Odigítria ed è una della più venerate del Monte Athos. Secondo la tradizione apparteneva a una vedova di Nicea, nell’Asia Minore.

Si era al tempo della lotta contro le immagini e la donna la teneva nascosta; ma, nell'anno 829, un soldato la scoprì e nell'intento di distruggerla, inferse all'icona un colpo di spada. L'immagine fu colpita al volto e dalla ferita sgorgò del sangue. Il soldato, impressionato dal prodigio, si convertì. La buona vedova, per salvare l'icona da ulteriori pericoli, risolse di affidarla al mare. Dopo qualche tempo l'immagine approdò sulla spiaggia nei pressi dei Monastero georgiano di Iviron, uno dei venti grandi Monasteri dell’Athos.

I Monaci invano tentarono di collocare l'icona nella loro chiesa, perché essa fu sempre ritrovata sulla porta d'ingresso. Una notte la Vergine apparve all’igùmeno, dicendogli che era venuta per proteggere la Comunità e non per essere protetta, chiedendogli che le fosse perciò costruita una Cappella all'ingresso del Monastero.

Ecco il perché del nome di Portaitissa [= Portinaia]. La Cappella in cui l'icona è ancora venerata, fu così costruita proprio all'ingresso del Monastero.

Nel giorno della festa i Monaci, con una solenne processione fino al mare, commemorano il ritrovamento dell'icona. La "Portaitissa" è una delle icone più venerate in Oriente, specialmente in Russia e in Serbia.

San Luca è ritenuto dalla tradizione autore di icone mariane, compresa quella detta "Panaghía Kykkiotissa" - Tempera su legno del sec. XVI, Museodi Pskov.
San Luca è ritenuto dalla tradizione autore di icone mariane, compresa quella detta "Panaghía Kykkiotissa"  
Tempera su legno del sec. XVI, Museodi Pskov.

4 Panaghía di Kykkos - Cipro

Il Monastero della Panaghía di Kykkos trae il suo nome dal monte omonimo, nel massiccio montagnoso detto Troodos, sul quale è costruito. La sua fondazione si fa risalire alla fine del secolo XI, ad opera di un monaco di nome Isaia, che ne fu anche il primo igúmeno [abate]. Il Monastero conobbe durante la sua lunga storia una grande prosperità e fu Centro di intensa vita spirituale e liturgica. Al cuore della celebrità del Monastero sta l'icona mariana, detta "Panaghía Kykkiotissa", che vi si venera. L'icona ha fama di essere un ritratto originale della Madonna fatto da San Luca. Da Cipro il tipo della Panaghía Kykkiotissa si è diffuso in tutto il mondo ortodosso: Sinai, Monte Athos, Bulgaria, i Balcani, Russia, ecc.

La Miracolosa fontana " Zoodochos Pege" ["Sorgente di Vita"] nella Cripta del Santuario di Balilkli, Istanbul.
La Miracolosa fontana " Zoodochos Pege" ["Sorgente di Vita"] nella Cripta del Santuario di Balilkli, Istanbul.

5 – La Vergine "Sorgente di Vita" Istanbul – Turchia

L’origine del Santuario è legata alla presenza a Costantinopoli di una fonte di acqua miracolosa. Secondo la tradizione, il futuro Imperatore Leone I (457-474), ancora semplice soldato, nelle vicinanze della Capitale si era imbattuto in un cieco che aveva smarrito la strada e gemeva per la gran sete; volendo aiutarlo, ma non trovando acqua nei dintorni, udì una voce che gli indicò lì vicino una polla d'acqua seminascosta. Il cieco poté così dissetarsi e, lavandosi il volto, riacquistò miracolosamente la vista. Divenuto Imperatore, Leone I fece costruire qui una Chiesetta in onore della Madonna, dandole il nome di "Zoodochos Pege" [ossia "Sorgente di Vita"]. Nel secolo VI l’Imperatore Giustiniano (527-565) la trasformò in una grande Basilica, dotandola di annesso Monastero. Da allora il Santuario-Basilica divenne meta di Pellegrinaggi per gli Imperatori, che vi si recavano con solenne pompa più volte l’anno, e luogo di molti miracoli di guarigione, che non sarebbero mai cessati: nel secolo XIV, Niceforo Callisto, autore dell'Ufficio della festa, ne elenca sessantatre, quindici dei quali avvenuti mentre egli era in vita.

La Miracolosa fontana "Zoodochos Pege [Sorgente di Vita]" nella Cripta del Santuario di Balilkli è il ‘segno’ più visibile della devozione mariana della Turchia, come lo sono per noi le ‘piscine’ di Lourdes. Tanto è vero che la singolare storia di quest’unico Santuario mariano rimasto di Costantinopoli, gloriosa sede del Patriarcato ecumenico, gli ha meritato il nome di "Lourdes dei Bizantini", anche per il continuo grande afflusso di malati. Frequentatori del Santuario sono in maggioranza Pellegrini greci, non solo di Costantinopoli, ma anche delle vicine terre del Mar della Marmora e delle Isole Cicladi.
  

   Cartina topo-geografica dei Santuari della Grecia, cipro e Turchia
cfr. pag. 82, "Santuari mariani d'Europa".