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N. 4 aprile 2007
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Miniature per il
75° di "Madre di Dio" di BRUNO SIMONETTO Maria nell’arte
miniata – 4
La Crocifissione
di Gesù e la sua Deposizione dalla Croce, i soggetti delle due
miniature, esprimono (nel mese di aprile che si apre con la settimana di
passione) il mistero del sacrificio di Cristo e dei dolori di Maria. La Crocifissione di Gesù «Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Cleofa e Maria di Magdala» (Gv 19, 25). La miniatura della copertina (foto sotto) «presenta una delle più comuni varianti introdotte ad arricchire lo schema più semplice solitamente riprodotto nelle crocifissioni degli artisti di ogni epoca (che rappresentano, oltre al Crocifisso naturalmente, la Vergine a sinistra e Giovanni evangelista sulla destra). Qui la composizione risulta più mossa; il carattere drammatico più accentuato, anche se forse più esteriore che intimo e sofferto, trova il suo apice nella rappresentazione dello svenimento della Vergine sopraffatta dal dolore: motivo umanissimo che forse ha la sua origine nelle sacre rappresentazioni che si realizzavano nell’Italia centrale, probabilmente a partire dal XIII secolo, per commemorare la morte di Cristo.
«Elemento frequente è anche la presenza dei soldati, di solito rappresentati mentre si giocano ai dadi la veste di Cristo: qui compaiono a destra mentre assistono indifferenti al dramma che si sta svolgendo e, con il loro atteggiamento, contribuiscono ad accentuare il dolore del gruppo in primo piano. Solo uno di loro, il soldato pentito, si trova isolato alla sinistra della Croce in atto di pregare» (Angelo Ottolini, Maria ieri e oggi, Edizioni Paoline 19914, pag. 114). La miniatura ci illustra il quinto mistero del dolore, che qui commentiamo brevemente con le parole della Lettera apostolica Rosarium Virginis Mariae di Giovanni Paolo II: «Ai misteri del dolore di Cristo i Vangeli danno grande rilievo. Da sempre la pietà cristiana, specialmente nella Quaresima, attraverso la pratica della Via Crucis, si è soffermata sui singoli momenti dalla Passione, intuendo che è qui il culmine della rivelazione dell’amore ed è qui la sorgente della nostra salvezza. Il Rosario sceglie alcuni momenti della Passione, inducendo l’orante a fissarvi lo sguardo del cuore e a riviverli. «[...] I misteri del dolore portano i credenti a rivivere la morte di Gesù ponendosi sotto la Croce accanto a Maria, per penetrare con Lei nell’abisso dell’amore di Dio per l’uomo e sentirne tutta la forza rigeneratrice» (RVM, n. 22). Dal volumetto I Misteri del Rosario illustrati di Bruno Simonetto (San Paolo 2005, pp. 96-97) riprendiamo alcuni brevi spunti di riflessione: 1 Dopo tre ore di straziante agonia, Gesù muore sulla croce. Ha compiuto la sua missione: per questo è il vero Agnello di Dio immolato per l’umanità, vittima pura del nostro riscatto. Dall’albero della croce rifiorisce la vita, il mondo è salvato. 2 Il credente rivive la morte di Gesù ponendosi sotto la croce accanto a Maria, per penetrare con lei nell’abisso dell’amore di Dio per l’uomo e sentirne tutta la forza rigeneratrice. 3 Sotto la croce di Gesù siamo diventati i figli della sofferenza di Maria, Corredentrice del genere umano, Regina dei Martiri. Perciò la invochiamo: «O Maria, insegnaci ad essere saldi nella fede e forti nella speranza, perché le nostre prove unite al dolore di Cristo tuo Figlio, si trasformino in strumento di redenzione!».
La Deposizione di Gesù dalla Croce «Piange la madre pietosa contemplando le piaghe del divino suo Figlio» (sequenza Stabat mater). La miniatura della 4ª di copertina (riprodotta sopra)«è una delle raffigurazioni del pianto sul Cristo morto che appare in scene con molte figure che rievocano il momento successivo alla deposizione dalla croce e precedente la sepoltura [...]. «L’autore vuol conferire forza drammatica all’evento, dando libero sfogo al dolore dei personaggi assiepati intorno al corpo di Cristo. I gesti, talora enfatici, di cordoglio si moltiplicano: la Vergine accosta il capo a quello del Figlio con un moto di umana tenerezza, due delle pie donne prendono le braccia del Redentore e baciano piangenti le sue mani martoriate dai chiodi, Maria Maddalena, riconoscibile dalla fluente chioma bionda, abbraccia con commozione i piedi piagati. «Alle spalle del gruppo un uomo piange e un altro leva le braccia al cielo in segno di disperazione. Alle due estremità alcune figure femminili, sulla sinistra, e maschili, sulla destra, indicano le spoglie di Cristo e conversano fra loro. All’estrema destra si può riconoscere Giuseppe d’Arimatea, che chiese a Pilato il permesso di deporre Cristo dalla croce, e vicino a lui Nicodemo che ha forse in mano il vasetto con la mirra da usare per imbalsamare il corpo, prima di tumularlo. Davanti al gruppo degli uomini si vede il Sepolcro, la cui lastra di copertura è stata parzialmente spostata, pronto ad accogliere Gesù. «L’autore, oltre a comporre efficacemente la tavolozza cromatica, cura particolarmente l’espressione dei personaggi e insiste nella definizione grafica dei panneggi: soprattutto il manto della Vergine rivela una cadenza mossa e franta nel bordo, sottolineata dall’accenno di fodera rosso brillante che si intravede al di sotto del motivo in oro» (Angelo Ottolini, Maria ieri e oggi, pag. 116). Nella Vergine Addolorata ai piedi della Croce di Gesù e nella Madre dei dolori sul cui grembo è deposto il Figlio morto noi riconosceremo sempre l’icona della Chiesa che, per divina missione, è accanto all’uomo che soffre e accoglie nel suo seno il dolore e l’afflizione di tutta l’umanità. Certo, in tempi di globalità di tutto, viene spontaneo pensare alla forma più radicale e più vera di universalismo che è il dolore degli uomini. E ricordare ancora che il primo sguardo di Gesù non si rivolgeva al peccato degli altri, ma alla sofferenza degli altri; e il peccato stesso era, anzitutto, rifiuto della condivisione e della partecipazione al dolore altrui. Condivisione o com-passione non sono solo commiserazione: il termine com-passione può davvero essere preso come parola-chiave per il progetto di un mondo della religione biblica nell’èra della globalizzazione. Nel nome di Gesù, «l’uomo dei dolori che ben conosce il patire» (Is 53, 3); e nel nome della Vergine Addolorata, intimamente unita al Figlio suo Crocifisso, che è parimenti «colei che ben conosce il patire». Bruno Simonetto |
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