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N. 4 aprile 2007
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Cronache
apocrife di Maria di Nazareth
di SIMONE MORENO L’Annunciazione
a Maria –
2 Gli apocrifi hanno svolto un ruolo culturale e insieme devozionale, ispirando la pietà popolare mariana. Di grande interesse l’Annunciazione nella ricostruzione "pittorica" della mistica Katharina Emmerick. Proseguendo la narrazione della vita della Madre del Signore negli scritti apocrifi e gnostici, analizziamo ancora il "quadro" dell’Annunciazione dell’angelo Gabriele alla Vergine Maria, cercando di approfondire l’insegnamento mariologico che sta all’origine degli scritti che compongono i sette "quadri" che andiamo rivisitando:
Apocrifi scritti per fini culturali e devozionali Ricordavamo nella puntata del numero di marzo (cf pagg. 20-22) che nel Vangelo di Bartolomeo (secolo VI) la scena dell’Annunciazione è ricostruita interamente nel Tempio, in un contesto cultuale, con forte accentuazione delle finalità soteriologiche (relative alla redenzione) dell’incarnazione. Ebbene, commentiamo ora brevemente questo originale racconto che cerca di spiegare com’è avvenuto il mistero dell’incarnazione. Osserviamo così quanto sia interessante rilevare, a proposito di questo evento che sta all’origine della storia della nostra salvezza, riflessioni o "spigolature" riconducibili ai testi apocrifi per la pietà popolare mariana nei primi secoli cristiani. «L’apocrifo Vangelo di Bartolomeo», scrive Elio Peretto, «si distingue dagli altri testi apocrifi in quanto pone l’Annunciazione nel tempio di Gerusalemme. Il Protovangelo di Giacomo, seguendo più da vicino le piste canoniche, pur non accolte in tutto, divide il fatto in due tempi, molto ravvicinati, e pone un primo incontro con l’angelo alla fontana, dove Maria si è recata ad attingere acqua, e il secondo in casa. Dal contesto si evince comunque che la scena dell’Annunciazione avviene a Gerusalemme. Ciò pone i due autori in contrasto con Luca, secondo il quale l’Annunciazione è avvenuta a Nazareth. Essi sono in sintonia nel ricordare la presenza e la crescita di Maria nel tempio di Gerusalemme; pur seguendo piste diverse nel tratteggiare la sua "giornata" si sovrappongono alla fine, quando lasciano intendere che il tempo passato nel tempio era di preparazione alla sua missione.
«La domanda degli apostoli alla Vergine (intesa a conoscere da Maria stessa come abbia potuto "concepire l’Inafferrabile, portare l’Importabile e generare una tale Grandezza" come era il Figlio di Dio) introduce intanto in quel contesto culturale e religioso nel quale i cristiani si interrogavano sulla compatibilità tra la loro fede nel Signore risorto e la sua origine umana da Maria. Non è infatti irragionevole pensare che nel II-III secolo Maria, singolarmente presa, ossia in quanto giovane donna ebrea la cui vita si svolgeva a Nazareth, non suscitasse molti e assillanti interrogativi; ma in quanto madre di Gesù, maternità che ebbe luogo quando era ancora fanciulla e con modalità inattese, indubbiamente doveva essere al centro di non poche domande e i tentativi di dare risposte soddisfacenti, in particolare tra gli gnostici, si moltiplicassero. «[…] Il Protovangelo di Giacomo e il Vangelo di Bartolomeo danno la loro soluzione facendo vivere Maria bambina nel tempio e scrivendo che venne irrorata dalla rugiada celeste in vista del suo divenire Madre del Signore» (cf Elio Peretto, Percorsi mariologici nell’antica letteratura cristiana, Lev 2001, pp. 155-156). Ad ogni modo, vale la pena ricordare che scopo principale degli autori apocrifi non fosse quello di completare e arricchire le informazioni date a volte in maniera sommaria dalla Scrittura canonica, ma che probabilmente esso fu collegato a motivi dottrinali; ed è da credere che, nel contesto della produzione letteraria religiosa, abbiano svolto un ruolo culturale e devozionale insieme.
L’Annunciazione a Maria "secondo Katharina Emmerick" E vediamo come sia di non minore interesse la ricostruzione tardoapocrifa, molto circostanziata "pittorica", che dell’Annunciazione fa la mistica Anna Katharina Emmerick. Ne riproduciamo le parti essenziali. «Ho visto la Vergine Maria poco le nozze nella di Giuseppe a mi ha condotto qui la mia guida Fui accompagnata stanza dove abitava Vergine] dal splendente che mi sempre e voglio raccontare ciò che ho visto come può farlo una povera persona quale io sono. «La santa Vergine entrò [nella sua stanza], indossò un lungo abito da preghiera di lana bianca con una larga cintura e si coprì la testa con un velo bianco e giallo. Intanto entrò la serva [della madre Anna] con una piccola lampada, accese con questa una lampada a molte braccia che pendeva dal soffitto della stanza e si allontanò. «La santa Vergine prese ora un piccolo tavolo basso a tre piedi che si trovava accanto alla parete e lo pose al centro della stanza. Il tavolino era coperto da un telo blu e rosso ornato di frange. Sopra era posato un rotolo di coperto di scritture. «Quando la santa Vergine collocato questo tavolino il suo giaciglio e la al centro della stanza, un po’ sulla sinistra dove sul pavimento c’era un tappeto, e vi ebbe posto davanti un piccolo sgabello rotondo per inginocchiarsi, si appoggiò con entrambe le mani al tavolo e scivolò in ginocchio sullo sgabello. [...] Maria si fece scendere il velo sul viso e incrociò le mani sul petto. lungo in quella posizione, col volto rivolto al cielo, intenta a pregare [...]. «Dal soffitto della stanza scese una tale quantità di luce che io mi sentii indotta a rifugiarmi contro la parete dove era la porta, e in quella luce vidi un giovane splendente dai lunghi capelli biondi librarsi davanti a lei. Era l’arcangelo Gabriele.
«Egli le parlò, muovendo leggermente le braccia davanti a sé. Vidi le parole sotto forma di lettere luminose uscire dalla sua bocca, le lessi e le udii. Maria volse il capo piegato un po’ verso destra, però non la vidi intimidita. L’angelo continuò a parlare e Maria, come per suo ordine, sollevò il viso, alzò un po’ il velo e rispose. L’angelo parlò ancora e Maria sollevò completamente il velo, guardò l’angelo e rispose le sacre parole: "Ecco l’ancella del Signore, avvenga di me secondo la tua parola". «La santa Vergine era in profonda estasi. La stanza era piena di splendore; io non vedevo più la luce della lampada e nemmeno il soffitto. Il cielo sembrava aperto, un raggio di luce mi consentiva di vedere l’angelo, e nel punto da cui questa luce si dipartiva vidi la figura della Santa Trinità sotto forma di luce triangolare luminosissima, e riconobbi ciò che si può soltanto implorare nella preghiera ma non interpellare: Dio onnipotente, il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo e tuttavia soltanto Dio onnipotente. «Quando però la santa Vergine ebbe detto: "Avvenga di me secondo la tua parola", vidi una manifestazione alata dello Spirito Santo, non però così come viene in genere rappresentata sotto forma di una colomba. La testa era di uomo, e la luce che si dipartiva dalla figura aveva forma di ali; dalle sue mani e dal suo petto furono emanate tre sorgenti di luce che raggiunsero la santa Vergine sul fianco destro, formando con lei un tutto unico. «La santa Vergine ne fu tutta illuminata e divenne come trasparente: in lei non vi era più nulla di oscuro, di nascosto, ella risplendeva e tutta la sua figura era compenetrata di luce. «Subito dopo vidi l’angelo scomparire, il raggio di luce da cui era emerso si ritirò, come se fosse stato aspirato dal cielo, e da questo raggio di luce vidi cadere sulla Vergine tanti boccioli bianchi di rosa, ognuno con una fogliolina verde.
«Dopo che l’angelo fu scomparso, vidi la santa Vergine in profonda estasi, tutta raccolta in se stessa; e vidi che essa riconosceva l’incarnazione del Messia promesso dentro di sé come una piccola figura luminosa perfettamente formata con tutte le membra, le minuscole dita comprese. «Era circa mezzanotte quando vidi questo mistero. Dopo qualche tempo Anna accompagnata dalle altre donne [le ancelle che abitavano con lei], entrò nella stanza di Maria. Un movimento meraviglioso nella natura le aveva destate dal sonno: sulla casa era apparsa una nuvola di luce. Quando videro la santa Vergine in ginocchio sotto la lampada, immersa in profonda ed estatica preghiera, si allontanarono subito piene di rispetto. «Dopo qualche tempo, vidi la santa Vergine alzarsi in piedi e dirigersi verso il piccolo altare collocato contro la parete. Accese la lampada appesa alla parete e pregò. La vidi andare a letto solo verso mattina» (A. Katharina Emmerick, Vita della santa Vergine Maria, Edizioni San Paolo 2004, pp. 90-93). Fin qui la descrizione della visione. Ma la mistica tedesca stimmatizzata ci dice anche altro, come a voler dare lei stessa ragione del mistero che le fu mostrato. Riprende, dunque, a raccontare: «Contemplando quella notte il mistero dell’incarnazione, ho saputo anche molte altre cose. Anna ebbe la grazia della conoscenza interiore di quanto era avvenuto. La santa Vergine sapeva di aver accolto in sé il Messia, il Figlio dell’Altissimo. A quel tempo però non sapeva ancora che il trono di Davide, suo padre, che il Signore gli avrebbe dato sarebbe stato un trono soprannaturale; non sapeva ancora, a quel tempo, che la casa di Giacobbe, sulla quale secondo le parole di Gabriele avrebbe regnato per tutta l’eternità, era la Chiesa, la comunità dell’umanità rinata. Ella credeva che il Redentore sarebbe stato un re santo che avrebbe purificato il suo popolo e l’avrebbe reso vittorioso sull’inferno. A quel tempo non sapeva ancora che per redimere gli uomini questo re sarebbe morto di una morte terribile.
«Mi fu spiegato anche», continua Katharina Emmerick, «come mai il Redentore volle stare per nove mesi nel grembo materno e volle nascere come bambino, invece di manifestarsi già perfetto come Adamo, bello come un Adamo creato di nuovo. Non sono però capace di esprimere tutto ciò con chiarezza. Questo però mi è rimasto impresso: egli voleva santificare di nuovo il concepimento e la nascita dell’uomo mortificati dal peccato originale. «Maria fu sua madre, e lui non era venuto prima tra gli uomini perché soltanto lei, e mai un’altra creatura prima o dopo di lei, era il puro recipiente di grazia che Dio aveva promesso agli uomini per divenire lui stesso uomo e liberare l’umanità dalla loro colpa attraverso la sua benefica sofferenza [...]. [Maria] era prevista da tutta l’eternità come madre dell’Eterno» (ivi, p. 93). Anche di questo racconto (che consideriamo tardoapocrifo, perché dettato all’inizio dell’Ottocento), si può dire che, ampliando le scarne notizie della Sacra Scrittura sulla vita della Vergine, aiuta i suoi devoti a sentire più vicina la madre del Signore nella sua umanità e quotidianità, oltre che a vederla "misticamente" immersa nel mistero della Santa Trinità. Simone Moreno |
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