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N. 4 aprile 2007
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Apostoli di Maria del Terzo Millennio
di MARIA DI LORENZO Seguimi:
una comunione di persone È una forma nuova, atipica, di stato di
perfezione quella nata dall’incontro di Paola Majocchi e padre
Gutiérrez nel 1964. Non è infatti una congregazione religiosa, non è
neppure un istituto secolare, pur professando come tutte le realtà
religiose presenti nella Chiesa la sequela di Cristo in modo totale. Quartiere Aurelio, via della Pineta Sacchetti. Dopo il semaforo, che segna quasi il confine tra il bosco dei pini e la strada che corre veloce più avanti fino al Policlinico Gemelli, c’è una via intitolata a Clemente III. Sono praticamente arrivata. Roma si accende nell’ultima luce del crepuscolo che mescola nell’aria i suoi granelli d’oro fuso. Camminando sul lato sinistro della strada cerco con gli occhi il civico 29. Vi trovo una graziosa villetta color cannella. È Villalda, la sede centrale del gruppo Seguimi. Una casa immersa nel verde come un piccolo polmone che vibra tra i rumori di latta della metropoli.
Suono al videocitofono. Una voce fresca e cordiale poco dopo mi apostrofa: «Benvenuta!». Aspetto. Aspetto di conoscere questa realtà che risponde al nome di Seguimi: dopo aver raccolto tutte le informazioni sul gruppo, che sta crescendo in modo significativo all’interno della Chiesa, ammetto di non avere le idee molto chiare. So che ama farsi chiamare gruppo, e non comunità o associazione o istituto; i suoi membri vivono in piccoli nuclei familiari e non portano alcun distintivo religioso, si mantengono con il proprio lavoro come fanno tutti i laici, professano la sequela di Cristo in una vita interamente donata. Sono religiosi oppure laici? Devo ancora scoprirlo, e lo farò in questi tre giorni che trascorrerò a contatto con loro, vivendo la loro stessa vita.
Uno stile di accoglienza La voce dal timbro fresco e cordiale si materializza dopo un po’ aprendo il portone. È una donna dal piglio svelto e vivace, che pare una ragazza, gli occhi allegri e volitivi. Si chiama Mara. Mi introduce subito in un salotto dai grandi divani a motivi floreali dove faccio conoscenza con gli altri membri della comunità, che sono Paola, Armanda, Filomena e Rita. Mi guardo intorno: quadri, tendaggi, poltrone. Tutto è molto accogliente e semplice al tempo stesso, proprio come in una casa qualsiasi, come in una normale famiglia italiana. È proprio quest’aria familiare che mi colpisce di più, la loro accoglienza fatta di gesti spontanei, decisamente molto lontana dal contegnoso riserbo che in genere si respira nelle comunità religiose. Dopo un quarto d’ora che sono lì chiacchieriamo già fitto fitto come vecchie amiche. Non mi è stato difficile incontrarle. Al telefono avevo parlato con Paola Majocchi, che è la presidente di Seguimi, dicendole la mia curiosità e il desiderio di conoscerle da vicino condividendo la loro vita per due-tre giorni. Subito disponibile, mi aveva invitata a Villalda, che è la casa madre del gruppo, sede della direzione centrale.
Un’antica palazzina su tre piani circondata da un bel giardino ricco di piante e di fiori. Una casa arredata sobriamente, confortevole e molto accogliente. Io sono alloggiata nella stanza degli ospiti, al terzo piano, dove ci sono pure le altre camere da letto. Al primo piano si svolge la vera vita della casa, con la sala da pranzo, la cucina, il tinello, la biblioteca e il salotto dai grandi e comodi divani. Scendendo alcuni gradini si accede alla piccola cappella. Al secondo piano invece ci sono gli uffici: stanze ingombre di archivi, computer, scrivanie, telefoni. Lì, come avrò presto modo di scoprire, c’è l’anima per così dire apostolica di Seguimi, il cuore delle varie attività e il suo centro di irradiazione nel mondo.
Un gruppo "tipicamente atipico" Il tempo vola e si avvicina l’ora della cena. Scendiamo in cappella per i Vespri. E qui trovo la prima sorpresa. È Armanda che guida la preghiera della sera e lo fa in modo molto libero e spontaneo. Si attinge dalla Liturgia delle Ore ma non si recitano i Vespri: si sceglie qua e là tra i salmi e le letture. Si portano a Gesù tutte le vicende del giorno che declina: gli incontri fatti, le persone, i progetti andati in porto e le seccature, i fallimenti e le piccole gioie. C’è posto per tutto. Pregano pure per me che starò lì con loro un paio di giorni per cercare di capire la loro realtà e l’ideale che muove le loro vite. Dopo aver cenato con prosciutto e formaggio, insalata di lattuga e carciofi – qui, mi spiegano, dopo il pranzo abbondante del giorno in cui ci si ritrova tutte a tavola, la sera si usa mangiare semifreddo preparandosi ognuna il proprio pasto –, seguo Rita e Armanda in salotto.
Nella stanza vicina, è appena cominciata una riunione del gruppo di Mara, che insegna religione in una scuola di Primavalle. Giovani vivaci e rumorosi che poi si affacciano in sala fermandosi a scambiare quattro chiacchiere. Con Mara hanno intrapreso da qualche tempo un cammino di approfondimento umano e cristiano che li porta a incontrarsi ogni quindici giorni a Villalda. Si occupano di animazione, campi di lavoro, iniziative varie secondo lo spirito di Seguimi. Ma qual è lo spirito di Seguimi? Il suo fondatore, padre Anastasio Gutiérrez, lo definiva un gruppo "tipicamente atipico". Fuori dagli schemi, quindi. Come inquadrarlo? Dobbiamo allora risalire alla sua nascita, anch’essa anomala, a quel lontano autunno del 1964 in cui padre Anastasio, religioso clarettiano di origine argentina, stimato docente all’Istituto Utriusque Iuris della Pontificia università lateranense, incontrò il primo gruppetto di persone da cui poi sarebbe nato Seguimi.
Promozione umana e cristiana Padre Gutiérrez in realtà non voleva fondare proprio niente, fu il caso (ma il caso, diceva Anatole France, «è lo pseudonimo di Dio quando non si firma personalmente») a fargli trovare delle persone che volevano vivere insieme il cristianesimo in modo totalmente laicale, ma erano anche piuttosto disorientate al riguardo. Padre Anastasio allora cercò di aggregarle a degli istituti secolari, tentativi tutti frustrati, finché decise lui stesso di accompagnarli nella loro vocazione, nel loro ideale. Così nacque Seguimi. Un gruppo laico di promozione umano-cristiana approvato dalla Chiesa, di diritto pontificio, riconosciuto come ente civile dallo Stato italiano. Una forma nuova, atipica, di stato di perfezione. Non è infatti una società di vita apostolica né una congregazione religiosa, non è neppure un istituto secolare, pur professando come tutte le realtà religiose presenti nella Chiesa la sequela di Cristo in modo totale. Il mattino successivo ho l’occasione di fare una lunga chiacchierata con Paola Majocchi e di schiarirmi le idee su questa comunità che lei presiede. Bisogna sapere infatti che è stata proprio Paola a dare vita al gruppo insieme con padre Gutiérrez, anche se lei non ama sentirsi appellare col titolo di fondatrice: «Io non ho fatto niente», dice schermendosi, «sono stata solo uno strumento della volontà del Signore, è stato Lui l’artefice…».
Originaria di Reggio Emilia, con un passato di suora, Paola ha insegnato religione nelle scuole per molti anni. È una donna energica, giovanile, dall’aspetto scattante. I capelli imprigionati in una morbida coda di cavallo, attraversati da molti fili d’argento, gli occhi profondi dietro le grandi lenti degli occhiali che le mangiano il viso. Negli anni Cinquanta Paola era entrata in un istituto religioso a Modena, credendolo di tipo più laicale, ma poi i casi della vita le fecero maturare un percorso diverso che si concretizzò nell’incontro con padre Anastasio. Nella Modena degli anni Sessanta, infatti, Paola Majocchi, suora già da dieci anni, non era contenta, una sensazione di vaga inquietudine la divorava giorno dopo giorno. E non sapeva neppure darle un nome. La sola cosa di cui era certa però era la sua fedeltà al Signore: non voleva tradire quel Dio a cui un giorno aveva detto il suo sì senza riserve. «Insegnavo religione in un istituto tecnico», racconta, «e dallo scambio di esperienze con i miei studenti e altre persone ha iniziato pian piano a farsi strada dentro di noi l’idea di una forma di condivisione che ci facesse vivere l’adesione a Cristo in modo totale, rimanendo però nel mondo. Il nostro desiderio era quello di vivere insieme da cristiani, ma senza niente di particolare. Non si voleva fondare nulla. «Il primo momento di vita insieme fu consacrato nelle catacombe di San Callisto. Era il 19 marzo 1965. La prima casa ci fu donata dalla Provvidenza a Roma, dove siamo adesso: Villalda, per ricordare la nostra benefattrice. Era tutto molto provvisorio e indefinito. Con padre Gutiérrez il piccolo germoglio di Seguimi poté mettere radici, assumendo una fisionomia anche giuridica in seno alla Chiesa».
Ci volle infatti tutta l’abilità del religioso clarettiano, che era un profondo conoscitore del diritto e della vita consacrata (è stato docente all’Utriusque Iuris per quarant’anni), perché questo nuovo soggetto prendesse forma. Nel Codice di diritto canonico Seguimi è definita un’associazione laica e privata, di tipo universale, con personalità giuridica. Eretta in pia unione nel 1965 dall’allora vescovo di Sansepolcro, monsignor Abele Conigli, dal 1984 è una realtà riconosciuta dal Pontificio consiglio per i laici. I suoi membri sono religiosi in quanto alla sostanza, ma non nella forma, essendo persone consacrate teologicamente, ma non pubblicamente; «professare la totale consacrazione della vita senza diventare istituto di vita consacrata»: era il principio ispiratore del gruppo secondo le parole del fondatore. Maria Di Lorenzo
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